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Collegamenti (link) interni ed esterni
ALAC GESTIONALE CONDOMINI

file/documenti
Codice deontologico
Identificazione della professione
Organi
Requisiti per l'iscrizione/partecipazione
Statuto trascritto e aggiornato dopo modifiche del 05.03.2013
Statuto
Statuto_modifica del 14.02.1990
Caratteristiche dell'attestazione
Graduazioni
Statuto_modifica del 05.03.2013
PGU - Regolamento di Gestione Uniforme
Locandina secondo corso amministratore
Brochure
Invito e programma
Pieghevole ALAC marzo 2015
Pieghevole ALAC maggio 2015
Brochure
Brochure seminario ALAC FOGGIA
Relazione dott. A.Tolomelli
Relazione avv. Dozza
Programma
Brochure
Scheda di partecipazione
Relazione Tolomelli
Relazione avv. Soggia
Foto Convegno 26 marzo 2015
Amministratori a confronto
Pieghevole corso di aggiornamento
ALAC BOLOGNA _ Pieghevole ALAC settembre 2015
ALAC BOLOGNA _ Scheda iscrizione_settembre 2015
Programma del corso
Brochure
Programma
Brochure
Scheda pre-iscrizione
Corso amministratori ALAC
Corso amministratori ALAC
Brochure
Scheda pre-iscrizione
Manifesto convegno
brochure corso
ALAC BOLOGNA_brochure convegno
ALAC BOLOGNA brochure convegno 10.11.2015
ALAC CATANZARO_corso amministratore
ALAC NAPOLI brochure
Brochure
Programma
ALAC NAPOLI brochure convegno
Scheda di adesione
Brochure
Brochure marzo 2016
Scheda iscrizione marzo 2016
Brochure maggio 2016
Scheda iscrizione maggio 2016
Brochure
Programma
Scheda partecipazione
Programma
Comunicato stampa
Foto
Brochure e scheda iscrizione
Invito convegno
Calendario
Modulo pre-iscrizione
Calendario
Calendario lezioni
Bruchure
Brochure 22.10.2016
Programma 22.10.2016
Scheda partecipazione 22.10.2016
Brochure 19.11.2016
Programma 19.11.2016
Scheda partecipazione 19.11.2016
Brochure del corso ALAC BOLOGNA
Brochure con scheda di adesione
181_Brochure Alac Napoli 17.12.2016.pdf
99_7 Seminario ALAC 07.02.2017.pdf
_Condominio nel Codice Civile (ed. 2013).pdf
_Amministratore e Procedure Giudiziarie.pdf
_Vivere è conoscere.pdf
104_PGU testo completo.pdf
105_PGU testo completo.pdf
Brochure marzo/aprile
Brochure maggio/giugno
Brochure Foggia
Brochure_convegno interprofessionale
Brochure ALAC CAMPANIA
Modulo preiscrizione
194_Convegno Bologna 18 novembre.pdf
ALAC CATANZARO Brochure corsi
Brochure seminario Alac Foggia
Modulo pre-iscrizione 60° corso
Modulo pre-iscrizione 60° corso
197_Convegno ALAC Bari.pdf
Scheda pre-iscrizione 61° corso
Locandina
Invito
invito

Video











 


 Manifesto di Genova Casa Nostra
 
La storia della casa, dal dopoguerra ad oggi, ha attraversato molte vicissitudini ma mai, come oggi, pare sia arrivata a livelli così bassi e, soprattutto, senza la possibilità di un cambiamento di tendenza; se è vero, infatti, che la casa è sempre stata il bersaglio del fisco, in quanto “non si possa nascondere”, e che è stata, in altri tempi, sacrificata a favore della grande industria, affinché gli operai comprassero le auto Fiat anziché pagare l'affitto,  si è sempre assistito ad un aumento di valore del bene immobile, a volte minimo, a volte più consistente ma, in ogni caso, fino al 2012, non si sono avvertite scosse in controtendenza, tanto che la casa ha sempre rappresentato il simbolo del risparmio. Oggi non è più così, specialmente in certi quartieri il valore degli immobili è crollato in maniera disastrosa; quali sono i motivi e quali potranno essere i rimedi?
 
            Le vicissitudini della casa iniziano nel dopoguerra, quando il blocco dei fitti non permetteva di liberare l'immobile se non per necessità; successivamente,  c'è stato l'equo canone, che non consentiva un'adeguata redditività ma, comunque, a quei tempi, si diceva “la casa non mangia” in quanto, anche se poco redditizio, l'immobile costituiva  il bene rifugio per eccellenza, a “capitale garantito” e privo di  costi.
 
            Fu dal 1992, con i patti in deroga e con l'I.S.I (imposta straordinaria sugli immobili) che la casa è diventata la gallina dalle uova d'oro per le finanze pubbliche; lo Stato Sociale che aveva introdotto l'equo canone, per consentire la casa a tutti a prezzo ragionevole, stava per essere sostituito dallo Stato Fiscale; così lo Stato si ritrova con una nuova consapevolezza: perché lasciare i soldi agli inquilini? Non è meglio liberalizzare gli affitti ed intascare più tasse in modo da gestire, così, i soldi che dovrebbero andare ai meno abbienti e, magari, inverstirli in attività clientelari? La casa, da bene rifugio, diventa bersaglio fiscale, ma la liberalizzazione degli affitti aveva determinato, almeno, un aumento dei valori venali dei beni che, rimaste quasi invariate le rendite catastali, poteva considerarsi, in ogni caso, un buon investimento, per lo meno fino al 2012.
 
            L'anno 2012 è stato l'epilogo drammatico dell'imperativo morale  che pareva, prima di allora, innocente del “ce lo chiede l'Europa”; ebbene, quella stessa Europa che, ancora, consente alle grandi multinazionali di vendere in Italia senza sborsare nulla o quasi di imposte, ci accusava di avere fatto le cicale e, pertanto, ci chiedeva di rendere il conto.
La casa viene tassata con l'IMU (anche la prima casa) ma la tragedia dei sub-prime ci porta a svegliarci dal sogno che ci ha portato a credere che gli immobili valessero così tanto; le banche non fanno più credito, falliscono le imprese, i proprietari non riescono a pagare le spese di amministrazione ed i lavori si bloccano, così va in crisi il settore edile, l'unica industria che a Genova aveva un qualche significato.
I quartieri si sono degradati, non più centri di incontro sociale e di sviluppo commerciale ma capitali del gioco d'azzardo, centri sociali dell'alcol libero e tutto nella più completa indifferenza delle istituzioni.
 
            Una cosa è stata chiara dal 2012 in poi;  il potere economico mondiale e la finanza internazionale ci hanno reso sudditi; i nostri governi sono dei vicerè dei poteri economici; il ceto medio sta diventando povero perché la ricchezza si concentra nei grandi “hub” della finanza.
 
            Se prima la proprietà della casa significava ricchezza, costituiva il massimo emblema del risparmio, oggi rappresenta un peso del quale disfarsi al più presto, senza rimetterci troppo; oggi la casa è un bene da rottamare prima che perda ancora valore; se prima la proprietà faceva del cittadino il  padrone del suo quartiere, della sua città e della sua nazione, ora, uno Stato senza governanti fa del proprietario un suddito della finanza mondiale e la sua casa è sottoposta alle stesse fluttuazioni perverse degli investimenti errati operati chissà dove.
 
Il bene immobile, oggi, presenta tutti i rischi del bene mobile e nessuno dei suoi pregi.
 
Questa associazione vuole fare tornare i proprietari di casa padroni dei loro quartieri, della loro città e della loro nazione.  
Questa è un'associazione che deve nascere dalla base, un'associazione apartitica che ha, come sua centralità, la proprietà della casa quale simbolo di risparmio, di realizzazione dell'uomo e della sua famiglia, per una migliore qualità della vita, per un futuro migliore per i figli.
 
Ogni condominio, ogni strada, ogni quartiere della nostra città, si deve unire per costituire  un'associazione di proprietari che riaccenda una nuova speranza; usciamo di casa e riprendiamoci quello che è nostro!
 
 
Siamo cittadini, non sudditi, siamo proprietari di casa e siamo proprietari della nazione, riprendiamoci l'Italia, riprendiamoci Genova!


Identificazione della professione


Organi




Requisiti per partecipazione


La Struttura della A.L.A.C.

Assemblea Nazionale del 07/06/2018

PRESIDENTE NAZIONALE
avv. Paolo Gatto (Genova)

Vice PRESIDENTE NAZIONALE

arch. Laura Coglitore (Roma)
dott. Mauro Simone (Bari) 

SEGRETARIO NAZIONALE
avv. Enzo Rocco (Napoli) 

REVISORE CONTI 
dott. Marco Spera

PROBIVIRI
dott. Virgilio Cimaschi
avv. Renzo Guerrini
Laura Licciardello
avv. Alfredo Nani

CONSIGLIO DISCIPLINARE E DI CONTROLLO NAZIONALE 
avv. Cesare Ghigo
Paolo Pisana
arch. Luca Spera 

CONSIGLIO NAZIONALE

 

APPIANO Mario
BARTIROMO Giuliana
BERTANI Stefano
BOITANO Giorgio
COGLITORE Laura
DE BRUYN Andrea
DE LUCA Massimiliano
GALANTI Vittorio
GATTO Paolo
GHIGO Cesare
LADISA Gian Paolo
LOCARNO Daniele Carlo
LORENZINI Giampiero
MORETTI Claudio
NATALE Davide
OLIVIERI Pio Giuseppe
ORLANDO Valerio
PERULLO Roberta
PIGA Luca
PISANA Paolo
ROCCO Enzo
SIMONE Dino
SIMONE Giuseppe
SPERA Luca
SPERA Marco
TETA Graziano
TURCO Edoardo
VARGIU Giovanni

 

 



Caratteristiche attestazione


Sedi Nazionali
Presidenza Nazionale: 16122 Genova, via Assarotti n.29/2A piano terra
  Tel. 010 561113   [mart. 15-18]
  info@alac.it







Segreteria Nazionale: 00187 Roma, Via Tripoli n.152
  Tel. 06 86201168
  Fax. 06 86201662












Software ALAC Gestionale Condomini
 L'associazione ALAC, nel suo costante rinnovamento, al fine di fornire ai propri associati sempre maggiori servizi utili alla professione, propone il suo nuovo software di gestioni immobiliari in cloud.
Il gestionale è rivolto ai neofiti o coloro a cui serve uno strumento semplice ma completo per la gestione della contabilità condominiale.
Per l'utilizzo del software basta una connessione ad internet. Non vi sarà più nessun problema - per sempre - di compatibilità con i diversi sitemi operativi (mac, windows, android, ...)
Il nostro compito sarà quello di ascoltare i suggerimenti dei suoi fruitori e di aggiornare il programma continuamente affinchè sia sempre aderente alle necessità di chi lavora in prima linea.
Buon lavoro!!!


Sedi periferiche A.L.A.C.

CITTA' e-mail INDIRIZZO C.A.P. N° TELEFONICO

ANCONA (Castelfidardo)

mail Via della Battaglia 29 60022 071 / 7135677 - 346 / 3585827
AOSTA
  Piazza Chanoux 25 11100 0165/31888
AVELLINO   Via Michele Pironti 1/b 83100 0825/21675
BAGNO DI ROMAGNA   Via Fossatone di Sotto 124   0547/360111
BARI   Via Napoli 17 70122 080/5241420
BENEVENTO Via Mellusi 82 bis 82100 0824/53275
BOLOGNA  mail Strada Maggiore 23   051/6487644
CAGLIARI   Piazza Giovanni XXIII 62 09132 070/492235
CASERTA   Via Massimi 56 81100 0823/442511
CASERTA (Casagiove)   Via Arcivescovo Pontillo  75 81022 0823/495139
CATANZARO Lido   Via Lorenzo Anania 34 88063 0961/32195
CHIAVARI   C.so Garibaldi 15/5 16043 Tel.0185/325486
Fax.0185/592319
CIVITANOVA MARCHE   Via Garibaldi 38 62012 0733/774068
CREMONA   Via dei Mille 1 26100 0372/22373
FIRENZE   Via Ponte alle Mosse 167 50132 055/3228417
FOGGIA   Via Piave 41 71100 0881/724188
GENOVA   Via Assarotti, 29/2 16122 010/561113
MASCALUSCIA - CATANIA   V.le S. Francesco 95030 095/7273463
MATERA   P.zza degli OLMI 16 75100 0835/381266
MILANO Via De Amicis 61 20122 tel: 0289404915
fax. 0289420395
MILANO 
( Pessano con Bornago)
Via Roma 53  
tel. 02 95745373 
fax. 02 95744992
NAPOLI   Traversa Via Nuova Marina 8 80143 081/8491927
NAPOLI S.Giorgio a Cremano   C.soUmberto 1/91 80046 081/275446
NAPOLI CASORIA   Via Cavour 24 80026 081/7386127
NAPOLI ERCOLANO   Via D'anunzio 29 80056 081/7774565
NAPOLI Torre Annunziata   C.so Umberto 1/75 80058 338/6361659
NAPOLI Torre del Greco   Via S.Noto 44 80059 081/8825095
ORISTANO   Via B.Angelico 40 09170 0783/775041
PALAZZOLO sull'OGLIO   Via XX Settembre 6 25036 030/732804
PALERMO   Via della Libertà 171 90143 091/349929
PARMA   Strade al conservatorio 2 43100 tel.0521/237680          fax.0521/389226
PERUGIA   Via Checchi 29 06100 075/5736441
ROMA   Via Tripoli 152 00199 06/86201168
S.GIORGIO DEL SANNIO   Via Enrico Nisco 6 82018 08/2440893
SASSARI   Via Porcellana12 07100 0793/762269
TARANTO   Via Molise 10 74100 099/7304552
TORINO  mail Via Barbaroux 25 10122 011/535386

 

 

 



Sportello del Cittadino
lo “Sportello per il Cittadino”, istituito dalla nostra Associazione presso ciascuna sede locale, rispecchia tutte le caratteristiche richieste dalla legge 14 gennaio 2013, n. 4, all’art. 2, comma 4, ed in particolare quelle relative all’applicazione dell’art. 27-ter del Codice del consumo (D. Lgs. 206/2005), che prevedono, oltre all’aspetto relativo alla segnalazione di irregolarità, anche un impegno dell’associazione professionale per la risoluzione concordata della controversia segnalata dal consumatore, nonché la possibilità per i committenti delle prestazioni professionali di ottenere informazioni relative all’attività professionale e agli standard richiesti agli iscritti.




 


Istituzionale


Corsi ALAC GENOVA per amministratori condominiali 61° CORSO A NUMERO CHIUSO
61° corso per "Amministratori di Condominio" - iscrizioni a numero chiuso

Il corso è conforme a quanto disposto dal decreto n.140/2014 del Ministero di Giustizia.
Responsabile Scientifico: Avv. Paolo Gatto
Responsabile Organizzativo: Paolo Pisana

PRENOTAZIONE NON VINCOLANTE
Per prenotare il posto, scarica il modulo compilabile pdf che trovi nel link a fondo pagina, compialo, firmalo e restituiscilo scansionato a info@alac.it.
Solo successivamente, quando sarai contattato da un nostro incaricato, potrai decidere se iscriverti fornendo la documentazione richiesta ed effettuando il bonifico oppure disdire.

DURATA 
Inizio lezion:        05 marzo 2019
Termine lezioni:  11 giugno 2019
Sospensione lezioni dal 19/04/2019 al 06/05/2019

ORARI
Martedì e Giovedì  h. 17:00-20:00  presso la sede (via Assarotti n. 29/2-A piano terra)

ESAMI FINALI 
Scritto:   18/06/2019  pomeriggio
Orale:    25/06/2019   pomeriggio

ATTESTATO FINALE
Al superamento del corso ti verrà rilasciato "Attestato di frequenza e profitto"

COSTO
€ 300 con iscrizione all'associazione per 2 anni.
Con l'iscrizione hai diritto di ricevere tutti i servizi erogati dall'associazione in modo totalmente GRATUITO (tutte le consulenze in materia fiscale, giuridica e tecnica, aggiornamenti, comunicazioni in mailinglist, ...)

BENEFIT AGGIUNTIVI GRATUITI
- Polizza assicurativa per 1 anno al termine del corso
- Utilizzo software gestione condomini online 
- Corsi di aggiornamento obbligatori (15 ore annue), anche online

STORIA DELL'ASSOCIAZIONE
ALAC è un'associazione a carattere nazionale, la cui presidenza è sempre rimasta a Genova fin dalla sua nascita, nel lontano 1987.
La sede si trova in via Assarotti n. 29/2-A piano terra.
Per cercare di contenere i costi, non aumentare le tariffe di iscrizione e offrire tutti servizi ai propri associati in modo totalmente gratuito, l'associazione ha deciso di non avere una segreteria dedicata ma ha puntato sull'informatizzazione. Molti servizi vengono erogati online così come i contatti con gli associati avvengono preminentemente tramite posta elettronica.

Il Direttivo dell'associazione, tuttavia, per mantenere un contatto personale con i propri associati e fornire le consulenze richieste, si riunisce in sede tutti i martedì pomeriggio dalle 15:00 alle 17:30/18:00.

I corsi di aggiornamento (obbligatori per legge) sono forniti gratuitamente agli associati e vengono organizzati in un ciclo di incontri per un totale di 15 ore annue. Vengono anche videoregistrati e messi a disposizione per gli assenti sulla nostra piattaforma FAD (Formazione A Distanza).
 

ALAC è la prima associazione ad essere stata inserita nell'elenco delle associazioni professionali che rilasciano attestato di qualità, previsto dall'art. 2 comma 7 della legge 4/2013, legge che ha riformato le professioni non regolamentate, tra cui quella dell'amministratore di condominio, come pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, consultabile al seguente link: 
SviluppoEconomico.gov.it


 
SE VUOI MAGGIORI INFORMAZIONI

INVIACI UN TUO RECAPITO TELEFONICO A 
 
INFO@ALAC.IT

E SARAI RICONTATTATO!!!



I consulenti restano a disposizione di tutti i Soci


 


 


 


Testo unico

Istituzione dell'«attestato di competenza» e delega al Governo
per la disciplina delle professioni non regolamentate
(Testo unificato C. 1048 Ruzzante, C. 2488 Mantini, C. 2552 Polledri, C. 2767 Pistone, C. 3685 CNEL)
 
TESTO UNIFICATO ADOTTATO COME TESTO BASE, COME RISULTANTE DAGLI EMENDAMENTI APPROVATI
Art. 1.
(Definizione).

1. Sono oggetto della presente legge tutte le attività professionali, intellettuali e non intellettuali, che non sono ricomprese nelle professioni di cui all'articolo 2229 del codice civile, con esclusione dell'esercizio delle attività commerciali e di pubblici esercizi previste dalle leggi vigenti, nonché delle attività per le quali le leggi vigenti prevedono l'esistenza di albi, ruoli, elenchi o registri tenuti da pubbliche amministrazioni.

Art. 2.
(Attestazione di Competenza).

1. Nell'ambito delle facoltà previste dalla direttiva 92/51/CEE, è istituito «l'attestato di competenza» con il quale si attestano l'esercizio abituale della professione, il costante aggiornamento del professionista ed un comportamento conforme alle norme del corretto svolgimento della professione.

2. L'attestato di cui al comma 1 non è requisito vincolante per l'esercizio delle attività professionali di cui alla presente legge ed è rilasciato a tutti i prestatori iscritti alle libere associazioni professionali, di cui all'articolo 3, che ne facciano richiesta e che dimostrino di essere in possesso dei requisiti di cui al comma 1.

L'attestato di cui al comma 1 può essere rilasciato a tutti i prestatori che ne facciano richiesta, anche da organismi di certificazione delle persone.

3. Le eventuali validazioni richieste dalle associazioni professionali, di cui all'articolo 3, per il rilascio di attestati di competenza hanno carattere oggettivo e contengono dichiarazioni di soggetti terzi, professionalmente qualificati. Tali validazioni possono essere altresì rilasciate dagli organismi di certificazione delle persone di cui al comma 2.

4. Il mancato rinnovo dell'adesione alla associazione professionale, di cui all'articolo 3, che ha rilasciato l'attestato di competenza comporta la perdita dell'attestazione, salvo il caso di adesione ad altra associazione professionale riconosciuta ai sensi della presente legge. In tale fattispecie la validità dell'attestato è prorogata di tre mesi, onde consentire il rinnovo dell'attestato da parte della associazione prescelta dall'interessato. Decorso tale termine l'attestato perde di validità.

 
Art. 3.
(Associazioni Professionali).

1. Presso la Presidenza del Consiglio, sempre nell'ambito delle facoltà previste dalla direttiva 92/51/CEE, può essere istituito un Dipartimento delle associazioni professionali che provvede a registrare, avvalendosi del ruolo consultivo del CNEL, in apposito elenco le associazioni professionali, di natura privatistica, costituite da esercenti una attività intellettuale, su base volontaria, senza vincolo di esclusiva e nel rispetto della libera concorrenza.

2. Le associazioni professionali sono titolari della definizione dei criteri qualificativi - definiti con le parti interessate, avvalendosi eventualmente degli organismi di certificazione delle persone di cui all'articolo 2, comma 2 - necessari ai fini del rilascio dell'attestato di competenza, tra i quali:

a) l'individuazione di eventuali livelli di preparazione didattica, dimostrabili tramite il conseguimento di titoli di studio o percorsi formativi;

b) la definizione dell'oggetto dell'attività professionale e dei relativi profili professionali;
c) la determinazione di standard qualitativi da rispettare nell'esercizio delle attività;
d) l'elaborazione di un codice deontologico e la definizione di eventuali interventi sanzionatori nei confronti degli associati;
e) le modalità di aggiornamento professionale.

3. I criteri qualificativi fissati sono oggetto di valutazione da parte del Dipartimento delle associazioni professionali ai fini dell'iscrizione delle medesime all'elenco di cui al comma 1.

4. All’istituzione e al funzionamento del Dipartimento di cui al comma 1, si fa fronte con le risorse strumentali, umane e finanziarie già disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato.

 
Art. 4.
(Delega legislativa).

1. Il Governo è delegato ad emanare, entro il termine massimo di sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi che fissano le caratteristiche che devono avere le associazioni professionali e gli organismi di certificazione per essere registrate nell'elenco di cui all'articolo 3, comma 1, ed essere autorizzate a rilasciare gli attestati di cui all'articolo 2, comma 1, sulla base dei seguenti princìpi:

a) gli statuti devono garantire la trasparenza delle attività e degli assetti associativi, la dialettica democratica tra gli associati, escludere ogni fine di lucro;

b) le associazioni e gli organismi di certificazione devono avere una struttura organizzativa e tecnico-scientifica consolidata e fissato procedure operative adeguate all'effettivo ed oggettivo raggiungimento delle finalità della associazione professionale, nonché un codice deontologico che possa garantire il corretto comportamento degli esercenti le attività professionali intellettuali nei confronti degli utenti;

c) gli attestati di competenza possono essere rilasciati dalle associazioni professionali e dagli organismi di certificazione solo dopo la verifica del possesso da parte dell'Associato di idonea polizza assicurativa a garanzia degli utenti, per la copertura dei rischi derivanti nel caso di esercizio della libera attività professionale, e dell'impegno, da parte dello stesso associato, ad aggiornarsi continuamente nel proprio settore di attività.

d) sia previsto un limite temporale per la validità dell'attestazione, non superiore a tre anni, e le modalità di rinnovo sulla base di elementi oggettivi che garantiscano la permanenza dei requisiti in capo all'esercente l'attività professionale.

Art. 5.
(Doveri del titolare dell'attestato di competenza).
1. Il titolare dell'attestato di competenza ha l'obbligo di informare l'utenza del proprio numero di iscrizione e degli estremi dell'organizzazione che lo ha rilasciato.
Art. 6.
(Vigilanza)

1. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e le Regioni, nell’ambito delle rispettive sfere di competenza, vigilano sull’operato delle associazioni professionali e degli organismi di certificazione.

2. La Presidenza del Consiglio, anche su segnalazione delle Regioni, provvede alla cancellazione dall’elenco di cui all’articolo 3, con conseguente perdita del diritto di rilascio degli attestati di cui all’articolo 2, delle associazioni professionali e degli organismi di certificazione nel caso di irregolarità, perdita dei requisiti o prolungata inattività dei medesimi.



Locazioni
PAOLO GATTO
Cenni in materia di locazioni
Le norme imperative

Ciò che ha sempre contraddistinto la materia locatizia è stata la sua imperatività. L’imperatività è costituita da due elementi:

1)-L’inderogabilità della legge quando la deroga operi a sfavore del conduttore;
2)-La sostituzione automatica della clausola nulla;

Il primo elemento deriva dal fatto che le norme sulle locazioni sono norme imperative di ordine pubblico economico di protezione; sono cioè norme inderogabili, contrattualmente, anche dalle parti stesse, che corrispondono ad una finalità economica della legge che è quella di tutelare il contraente più debole, ovvero il conduttore, dalla maggiore forza contrattuale del proprietario.
Il secondo elemento è il rimedio attraverso il quale la legge raggiunge il suo scopo di creare parità sostanziale tra le parti attraverso il privilegio di quella meno forte. La sostituzione automatica delle clausole nulle, infatti, configura un’eccezione in materia contrattuale, ove alla nullità di un elemento essenziale segue la nullità del rapporto; nelle normative di protezione, infatti, l’annullamento del contratto frustrerebbe la finalità della legge, per cui alla clausola nulla viene automaticamente sostituita quella legale, per cui il rapporto viene conservato.

L’equo canone

La prima legge organica in materia di locazioni è la L. 392/78, meglio conosciuta come equo canone; oggi è ancora in vigore sotto alcuni profili per quanto riguarda le locazioni abitative e, per intero, per quanto riguarda le locazioni non abitative.
L’imperatività dell’equo canone era sancita dall’art. 79, il quale sanzionava con la nullità ogni clausola contrattuale che potesse apportare un vantaggio al locatore che non fosse previsto dalla legge.
L’equo canone era diviso in due parti fondamentali:

1)-Gli usi abitativi
2)-Gli usi non abitativi o commerciali.
Gli usi abitativi
La disciplina relativa agli usi abitativi contemplava due grossi limiti alla libera contrattazione tra le parti:

a)-La durata, che era prevista nella misura minima di quattro anni, con rinnovo automatico salva la disdetta da comunicarsi almeno sei mesi prima della scadenza;
b)-Il canone, che era previsto nella misura massima, secondo calcoli che tenevano conto della superficie, della vetustà, dell’ubicazione ecc.; il canone base (calcolato al 1978) veniva aggiornato in ragione del 75% massimo dell’inflazione e, ai sensi dell’art. 23, veniva adeguato degli interessi sulle spese sostenute dal locatore per lavori straordinari.

Le spese di amministrazione ordinarie erano, ai sensi dell’art. 8, dovute dal conduttore solo per consumi e servizi (90% portineria) l’imposta di registro al 50%.
Secondo il disposto dell’art. 79, il conduttore poteva ripetere i canoni indebitamente versati oltre quanto stabilito dai parametri entro sei mesi dal rilascio.

Gli usi non abitativi.

Vengono ricompresi tra gli usi non abitativi tutti quelli che non sono abitativi (sottoposti alla specifica disciplina) o che corrispondano ad esigenze transitorie del conduttore ai sensi dell’art. 26; sono, pertanto, sottoposti alla disciplina dei non abitativi i locali destinati a impresa commerciale, artigianale, attività professionale, ma anche finalizzati ad attività non lucrativa quali circoli associativi, associazioni e partiti. Sono attratti, per uniforme orientamento della giurisprudenza, i contratti relativi a magazzini e depositi funzionalmente e spazialmente collegati ad attività economiche (ad esempio se si affitta un magazzino ad un privato non vi è vincolo, ma se il magazzino è collegato ad un’attività segue la normativa).
L’uso non abitativo non contempla un vincolo al canone, che è liberamente determinato dalle parti, ma il limite minimo della durata non solo è stabilito in sei anni (nove per gli alberghi), con obbligo di disdetta almeno un anno prima (diciotto mesi per gli alberghi) ma è altresì previsto un rinnovo obbligatorio fatti salve specifiche esigenze del locatore (abitative, professionali ecc.).
Alla scadenza il conduttore ha diritto di prelazione e ha diritto alla corresponsione di diciotto mensilità per la perdita di avviamento commerciale (le mensilità sono raddoppiate se viene intrapresa la stessa attività del conduttore da altro soggetto), ma detti oneri del locatore sono limitati al fatto che nei locali l’impresa operasse a contatto con il pubblico (e, comunque, solo per attività artigianali e commerciali, non professionali o altro).

I patti in deroga

I patti in deroga hanno rappresentato un importante momento per le locazioni abitative, anche se oggi la normativa è stata abrogata dalla nuova legge sulle locazioni abitative.

I patti in deroga hanno segnato, dal punto di vista sociale e politico, la liberalizzazione dei canoni.
In effetti, l’art. 11 L. 359/92, permetteva alle parti, con un sistema di rinnovo obbligato, salvo casi speciali, e quindi con un meccanismo molto simile agli usi diversi, di derogare l’equo canone per quanto riguardava l’importo dell’affitto, consentendo una vera e propria liberalizzazione.
Invero, dal punto di vista strettamente giuridico, i binari erano molto stretti, per cui bastava uscire dal raddoppio della durata (ad esempio prevedendo una durata minore del rapporto-due più due, uno più uno ecc.) che veniva applicato l’equo canone quadriennale e questo in quanto l’equo canone rimaneva la normativa principale e fondamentale.

La nuova legge sulle locazioni
L’equo canone sulle locazioni abitative viene definitivamente abbandonato con la legge 431/98.
La normativa prevede tre fattispecie contrattuali fondamentali:
1)-Rapporti completamente liberi;
2)-Rapporti con canone libero ma di durata vincolata;
3)-Rapporti a canone e durata vincolata, ma con durate più brevi e benefici fiscali.
Contratti completamente liberi

Sono sottratti ad ogni normativa vincolistica un’importante fetta degli immobili più signorili (ville, appartamenti signorili, immobili storici) e le destinazioni ad uso turistico; in questi contratti si applica esclusivamente il codice civile, senza alcun limite tra le parti che non sia dettato dal buon costume.

Contratti canale libero
Rispecchiano i patti in deroga, anche se non vi è il rischio di ricadere nell’equo canone che è stato definitivamente abrogato, per quanto riguarda il prezzo della locazione, nonostante permangano alcune norme quali, ad esempio, l’art. 9 relativo alle spese di amministrazione.
La durata è di quattro anni rinnovabile obbligatoriamente la prima volta, salvi casi particolari di necessità (tra i quali la vendita se si ha solo l’immobile ove si vive oltre a quello locato, ma è prevista la prelazione) ed è previsto il rinnovo automatico, salva disdetta sei mesi prima, anche se è prevista una procedura di rinnovo se le parti sono intenzionate a trattare.
Il canone è liberamente stabilito dalle parti; non è previsto aumento ISTAT, né in caso di lavori, per cui sussiste effettivo dubbio interpretativo sulla possibilità di aumenti in corso di rapporto e si, in quale misura.

Canoni concordati
I canoni concordati sono riferiti a:
a)-Rapporti abitativi;
b)-Rapporti transitori;
c)-Rapporti con studenti;
A

In contratti ad uso abitativo hanno la durata di tre anni, con proroga di due salvi motivi speciali; si rinnovano se non viene inviata disdetta tre mesi prima.
I modelli sono stabiliti a livello nazionale, mentre le associazioni di categoria, a livello comunale, stabiliscono le misure minime e massime.
Il locatore che accede a questi contratti può contare su un bonus fiscale del 30% per il registro e per l’IRPEF, mentre in relazione all’ICI decide il Comune.

Anche il conduttore ha diritto a benefici fiscali che vengono decisi di anno in anno, in relazione ai redditi.
B
Sono contratti di durata fino a diciotto mesi per esigenze documentate transitorie del conduttore o del locatore.
I modelli sono stabiliti a livello nazionale e i canoni a livello locale; non vi sono benefici fiscali.
C
Sono contratti di durata variabile per studenti universitari.
Imperatività
Anche la nuova legge sulle locazioni presenta un articolo che rende la normativa imperativa; è l’art. 13 che stabilisce:

1)-La durata dei contratti non può essere inferiore a quanto stabilito dalla legge (evidentemente per quelli per i quali è prevista una durata minima);
2)-Il locatore non può percepire somme maggiori di quello che è stato stabilito dalle associazioni (nei contratti concordati), né da quanto risulta dal contratto scritto e registrato (il conduttore ha tempo sei mesi dal rilascio per chiedere la restituzione di quanto pagato oltre il dovuto);
3)-Il contratto deve essere necessariamente scritto, ma se il locatore impone un rapporto di fatto per percepire un canone "in nero", il conduttore può ottenere che il Giudice dichiari la sussistenza di un contratto a "canone concordato".

I procedimenti speciali
L’art. 447 bis. C.p.c.

L’art. 447 bis c.p.c. dispone che alle locazioni sia applicato il rito del lavoro; il rito del lavoro è connotato da caratteristiche di oralità, e concentrazione, ciò significa che sono previste poche difese scritte e le tre fasi (introduzione, istruttoria e decisione) sono determinate da atti semplici e poco articolati; ad esempio la fase della decisione non contempla, di norma, scambio di difese e repliche scritte ma una discussione orale seguita da una sentenza il cui dispositivo viene letto in udienza dopo la discussione.
In realtà la finalità del legislatore è stata completamente disattesa; la carenza di organico, la effettiva complessità della materia che ha dato luogo ad una copiosa giurisprudenza a volte contrastante, ha fatto si da un lato, che le cause durassero ancora di più che quelle ordinarie, stante la necessità di fissare udienze di comparizioni parti, discussioni ecc., dall’altra che le varie questioni non potessero venire debitamente ponderate attraverso difese scritte e decisioni meditate, ma da discussioni orali e sentenze immediate.

I procedimenti di convalida
I procedimenti di convalida si dividono in morosità e finita locazione.

Nel primo caso, qualora il conduttore non corrisponda il canone nei venti giorni oltre il termine e le spese di amministrazione (che devono raggiungere per entità le due mensilità di canone oltre i due mesi dalla richiesta) il locatore può intimare al conduttore lo sfratto, citandolo a comparire nanti il tribunale.
A quel punto, qualora il conduttore non compaia, ritirando gli atti, il giudice convaliderà lo sfratto, qualora non abbia ritirato gli atti il giudice ordinerà una rinotifica e convaliderà in ogni caso alla seconda udienza; qualora il conduttore compaia e non si opponga, potrà chiedere termine di grazia fino a tre mesi per il pagamento (il termine non è ammesso per gli usi non abitativi), qualora paghi, il procedimento verrà estinto, qualora non paghi lo sfatto verrà convalidato; qualora il conduttore si opponga allo sfratto il giudice, se richiesto, potrà emettere ordinanza provvisoria di rilascio e, comunque, trasformerà il rito in procedura ex art. 447 bis c.p.c..
Anche lo sfratto per finita locazione segue la stessa procedura della morosità; in questo caso il conduttore, non opponendosi, può ottenere fino ad un anno di proroga ai sensi dell’art. 56 L.392/78.

L’esecuzione del rilascio

A seguito di emissione di ordinanza di rilascio (o di sentenza se vi è stata opposizione) il locatore notifica il titolo esecutivo munito di precetto, che è un intimazione di rilasciare l’immobile entro dieci giorni; qualora il rilascio non avvenga l’Ufficiale Giudiziario notificherà un avviso con la data dell’accesso forzato e procederà all’ingresso nei locali con un fabbro e con la forza pubblica.

Le proroghe

Mentre nello sfratto per morosità non sono ammesse proroghe (anche se di fatto l’Uff. Giud. non esegue mai al primo accesso, ma ne fissa solitamente un secondo e, se insorgono difficoltà, anche un terzo ed un quarto) nella finita locazione si sono succedute proroghe di vario genere.
Dapprima le proroghe vedevano l’interruzione della procedura esecutiva; quindi, a seguito di ammonizione della Corte Costituzionale, il governo inventò l’introduzione di una procedura amministrativa devoluta al Prefetto inserita nel procedimento esecutivo giudiziario volto a graduare l’intervento della Forza Pubblica negli sfratti (e bloccandoli per anni); oggi, nella legge 431/98, è previsto che il conduttore possa richiedere con ricorso, una sola volta, al giudice, una ulteriore proroga a quella di una anno di cui all’art. 56 L. 392/78; la proroga può essere, al massimo, di sei mesi, per i casi normali, da nove a diciotto mesi per casi particolari di disagio (anziani, malati, in attesa della propria casa ecc.); in questi ultimi casi gli sfratti sono stati bloccati con reiterate proroghe per legge.













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Codici Istat
Anno
Mese
Indice
Var. 100%
Var. 75%
2009
Marzo
134.5
1.0
0.75
2009
Febbraio
134.5
1.5
1.125
2008
Gennaio
134.2
1.5
1.125
2008
Dicembre
134.5
2.0
1.500
2008
Novembre
134.7
2.6
1.950
2008
Ottobre
137.0
3.4
2.550
2008
Settembre
135.2
3.7
2.775
2008
Agosto
135.5
3.9
2.925
2008
Luglio
135.4
4.0
3.000
2008
Giugno
134.8
3.8
2.850
2008
Maggio
134.2
3.5
2.625
2008
Aprile
133.5
3.3
2.475
2008
Marzo
133.2
3.3
2.475
2008
Febbraio
132.5
2.9
2.175
 
Gennaio
132.2
 


Tabelle millesimali
Articolo su tabelle millesimali

I più ricorrenti problemi legati alla conduzione del condominio riguardano le tabelle millesimali; in questo articolo si tenterà di chiarire l’argomento, si tenterà, in quanto due recenti sentenze, come vedremo nel corpo del testo, contraddicendosi, rischiano di creare notevoli difficoltà.

Cosa sono le tabelle millesimali: gli articoli 1118 e 1123 del codice civile, disciplinano la misura, rispettivamente, del diritto e dell’onere di contribuzione di ciascun condomino, stabilendo che questa sia proporzionale al valore del piano o della porzione di piano (unità immobiliare).

L’art. 1138 c.c. stabilisce che il regolamento di condominio debba contenere le norme di ripartizione delle spese secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino; il regolamento viene approvato dall’assemblea con maggioranza qualificata (maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la metà della proprietà). Le disposizioni di attuazione del codice civile (art. 68) contemplano che questo debba contenere il valore di ciascun piano o porzione di piano e che i valori stessi debbano essere espressi in apposita tabella allegata al regolamento.

La tabella millesimale è, pertanto, costituita da una tabella sintetica, nella quale sono riportati i valori proporzionali relativi alle singole unità immobiliari; i valori rilevano sia per quanto riguarda il voto in assemblea, sia per quanto riguarda il contributo alle spese.

Le tabelle non possono tenere conto del valore locativo dell’immobile, per legge, ma tengono conto, per lo più, delle superfici, ai quali valori vengono applicati i coefficienti riduttivi di cui al Decr. Min LL.PP. 12.480/66.Approvazione delle tabelle: Nonostante le tabelle siano contenute nel regolamento di condominio (da approvarsi a maggioranza) o ad esso allegate è indirizzo comune in giurisprudenza che, esprimendo le tabelle, una valutazione sul valore delle singole proprietà immobiliari, queste abbiano rilevanza negoziale e debbano, pertanto, essere sempre approvate all’unanimità; non solo, ma che la loro redazione o modifica, in sede giudiziaria, richieda l’intervento dei singoli condomini. (Cass. 3967/84, Cass. 1057/85, T. MI 21/12/92, Cass. 1602/95, T. Roma, 4/3/97).Ciò comporta che sia sempre necessaria l’unanimità dei condomini per l’approvazione o la modifica di tabelle e, in mancanza, ogni singolo condomino potrà adire l’Autorità Giudiziaria affinché provveda, citando ogni singolo condomino (e non l’amministratore) davanti al Giudice, con le prevedibili conseguenze in fatto di spese per anticipazioni.Presupposti per la revisione: L’art. 69 delle disposizioni di attuazione del Codice Civile, dispone che le tabelle possano venire modificate ricorrendo due condizioni: la prima, che siano conseguenza di un errore la seconda che, a seguito di modifiche delle condizioni di una parte dell’edificio, siano mutati, in maniera rilevante, anche i rapporti.Il problema che, come anticipato, da dato luogo a contrasti giurisprudenziali anche all’interno della Seconda Sezione della Corte di Cassazione, è quello relativo alla rilevanza dell’errore.In passato, infatti, si erano affermati due indirizzi; il primo, stabiliva che la semplice divergenza tra valore oggettivo e valore espresso integrasse sempre presupposto per la modifica della tabella; in questa ipotesi, qualora il singolo condomino avesse verificato, a mezzo di un tecnico, che la sua proprietà fosse stata sopra valutata in relazione alle spese, poteva chiedere la revisione, occorrendo, anche al Giudice e ciò semplicemente sulla base di un divergenza oggettiva. Il secondo indirizzo, più restrittivo, enunciava il principio secondo il quale, non fosse sufficiente la divergenza oggettiva, ma colui che richiedesse la rettifica, dovesse dimostrare che la sua approvazione fosse stata frutto di un errore della volontà, errore essenziale, in quanto, se conosciuto, avrebbe comportato la mancata approvazione; naturalmente ciò integra un aggravamento dell’onere della prova che renderebbe oltremodo difficile procedere a qualsiasi azione.Le Sezioni Unite della Cassazione erano intervenute con la Sentenza 6222 del 9/7/97, suffragando il primo orientamento ma, di recente, la Sentenza 7908 del 12 giugno 2001, si è espressa in maniera difforme, riaprendo la questione; tale ultima pronunzia ha stabilito il principio secondo il quale, qualora la tabella abbia natura contrattuale, non sia esperibile l’azione di cui all’art. 69 disp. Att. C.c., ma sia esperibile l’ordinaria azione di annullamento del contratto per vizio della volontà (errore essenziale, violenza o dolo).Invero è da rilevare, che nella legge stessa è presente un’anomalia che rende la questione risolvibile in due modi diversi a seconda del profilo dalla quale la si esamini; il condominio, infatti, costituisce una comunione, le cui quote sorgono al momento del sorgere del diritto, dato dall’acquisto dell’unità immobiliare; tali quote, peraltro, sono dichiarate dal regolamento e da allegate tabelle, in funzione della ripartizione delle spese; detto sistema integra una sorta di "feedback" per cui le proporzioni preesistono oggettivamente (costituendo parte del titolo anche secondo l’art. 1118 c.c.) ma vengono dichiarate ed allegate al regolamento in funzione del voto in assemblea e della ripartizione delle spese; la valutazione, pertanto, avviene sempre in un momento successivo al formarsi del condominio o del diritto e, pertanto, all’acquisizione delle quote, mentre nella comunione le quote conferiscono il diritto stesso; ciò, peraltro, avviene anche nel caso di accertamento al momento della vendita da parte del costruttore al singolo, atteso che l’attribuzione del valore può non coincidere con l’effettiva quota data dal valore oggettivo dell’immobile venduto.Vista la questione in tale ottica deve ritenersi la rilevanza dell’errore sussistere presuntivamente in ogni divergenza, ritenendosi le tabelle meramente dichiarative di una situazione oggettiva preesistente (ciò a conferma del primo orientamento); qualora, invece, le tabelle divergessero per espresse deroghe presenti nel regolamento contrattuale, (statuizioni e oneri di spesa diversi dalla norma per uno o più condomini) la modifica verrebbe inquadrata come annullamento contrattuale per vizio della volontà.

Rimane un’ultima questione da sottolineare; l’ultima pronunzia (giugno 2001) sembrerebbe lasciare aperta la strada all’esistenza di tabelle non contrattuali ma approvate a maggioranza; tale principio si porrebbe in contrasto con l’orientamento pressoché uniforme che vede necessaria l’approvazione all’unanimità delle tabelle; nei prossimi tempi assisteremo agli sviluppi.

 
Avv. Paolo Gatto
Consulente legale A.P.P.C.


Le leggi

Attenzione: Ricordiamo agli utenti che non basta conoscere le Leggi, bisogna saperle anche interpretare! Pertanto vi consigliamo di rivolgerVi ad un professionista che sara' sicuramente in grado di assisterVi nei vostri problemi condominiali.
Forse un giorno saranno leggi
         °  Regione Sicilia: Proposta di legge n.315/97 del 18/02/97 Albo regionale amministratori
Le Leggi





Contratto portieri e lavascale

Contratto portieri immobili

Per il comparto della proprietà immobiliare è in vigore il « Contratto collettivo di lavoro per i  dipendenti da proprietari di fabbricati »[portieri e addetti ai servizi] che non è nuovo perché rinnovato ma è nuovo perché mutato nell'impostazione e nella sostanza. 

Nel nuovo contratto è stato considerato un aumento [sul salario e su tutte le indennità] del 6,5% e una riduzione, dell'orario di lavoro [ per i portieri con alloggio] da 59 ore settimanali a 48, mentre per i portieri senza alloggio l'orario passa da 47 ore a 45. 

Per i 50mila lavoratori del settore il rinnovo contrattuale porta novita’ anche sul piano delle figure professionali.
Per esempio vengono « introdotti » il portiere addetto alla vigilanza con mezzi telematici e informatici [controllo sicurezza, impianto riscaldamento, distribuzione gas], l'addetto alla vigilanza in immobili a uso commerciale; e nuove funzioni per le portinerie tradizionali, quali l'assistenza agli ascensori [escluso il servizio di certificazione e controllo] e il ricevimento della posta raccomandata e speciale. Nel nuovo contratto è contemplata la reperibilità, nonché il job sharing ovvero la possibilità di occupare un posto di lavoro in due persone.
 
TIPOLOGIE CONTRATTUALI
A/1 Portieri che prestano la loro opera per la vigilanza e le altre mansioni accessorie degli stabili, senza alloggio

A/2 Portieri che prestano la loro opera per la vigilanza, la custodia e le altre mansioni accessorie degli stabili, fruendo di alloggio

A/3 Portieri che prestano la loro opera per la vigilanza, la pulizia e le altre mansioni accessorie degli stabili, senza alloggio

A/4 Portieri che prestano la loro opera per la vigilanza, la custodia, la pulizia e le altre mansioni accessorie degli stabili, fruendo di alloggio

A/5 Portieri che prestano la loro opera nei complessi immobiliari, per la sorveglianza e la pulizia di locali condominiali destinati al parcheggio di autovetture dei condomini (senza alloggio)

A/6 Portieri senza alloggio, addetti alla vigilanza con sistemi telematici (sistemi di videosorveglianza, sistemi elettronici di controllo a distanza, ecc.) di particolare complessità e ampiezza, intendendosi per tali queli dotati di almeno 6 schermi video

A/7 Portieri che fruiscono di alloggio, addetti alla vigilanza con mezzi telematici (sistema di videosorveglianza, sistemi elettronici di controllo a distanza, ecc.), di particolare complessità e ampiezza intendendosi per tali quelli dotati di almeno 6 schermi video

A/8 Portieri senza alloggio, ai quali, dietro specifico incarico conferito scritto, venga affidato il compito aggiuntivo e continuativo di assistente operativo per il coordinamento di altri lavoratori del complesso immobiliare 

A/9 Portieri che fruiscono di alloggio, ai quali, dietro specifico incarico conferito per iscritto, venga affidato il compito aggiuntivo e continuativo di assistente operativo per il coordinamento di altri lavoratori del complesso immobiliare 

B/1 Lavoratori con mansioni di operaio specializzato, per la manutenzione degli immobili, degli impianti ed apparecchiature in essi esistenti o che di essi costituiscono pertinenza

B/2 Lavoratori con mansioni di operaio qualificato, per la manutenzione degli immobili, degli impianti ed apparecchiature in essi esistenti o che di essi costituiscono pertinenza 

B/3 Assistenti bagnanti nelle piscine condominiali 

B/4 Lavoratori che prestano la loro opera per la pulizia e/o conduzione dei campi da tennis e/o piscine, e/o spazi a verde, e/o spazi destinati ad attività sportive e ricreative in genere, con i relativi impianti 

B/5 Lavoratori che prestano la loro opera per la pulizia dell'androne, delle scale e degli accessori, con esclusione del servizio di vigilanza e custodia 

C/1 Quadri. Lavoratori che svolgono con carattere continuativo funzioni loro attribuite di rilevante importanza per l'attuazione degli obbiettivi della proprietà, in amministrazioni di adeguate dimensioni, con struttura operativa anche decentrata, con alle proprie dipendenze impiegati con profili professionali C/2 e/o C/3 

C/2 Impiegati con funzioni ad alto contenuto professionale, anche con responsabilità di direzione esecutiva, che sovraintendono all'intera amministrazione o ad una funzione organizzativa di rilievo, con carattere di iniziativa e di autonomia operativa nell'ambito delle responsabilità loro delegate 
C/3 Impiegati che svolgono mansioni di concetto, operativamente autonome, che comportino particolari conoscenze ed esperienze tecnico-professionali comunque acquisite, anche con eventuale coordinamento esecutivo dell'attività di altri dipendenti, quali: impiegati di concetto, anche tecnici, contabili di concetto, programmatori informatici, segretari di concetto 

C/4 Impiegati che svolgono mansioni d'ordine, con adeguate conoscenze tecnico-pratiche, comunque acquisite, quali: contabili d'ordine, operatori informatici, addetti di segreteria con mansioni d'ordine, addetti a servizi esterni per il disbrigo di commissioni presso Enti, Istituti ed Uffici pubblici e/o privati

D Lavoratori con funzioni principali o sussidiarie di portiere, addetti alla vigilanza oppure a mansioni assistenziali o ausiliarie

D/1 Lavoratori addetti all'attività di vigilanza esercitata in modo non discontinuo, anche sussidiari del portiere titolare ed operanti contestualmente con questi servizi di portineria, esclusivamente nell'ambito di stabili a prevalente utilizzo commerciale, di complessi residenziali o di immobili di notevole dimensioni. 

D/2 Operatori a mezzo strumenti informatici. Trattasi di lavoratori dotati di personal computer e collegamento internet, che, su incarico condominiale, curano con tali strumenti lo svolgimento di pratiche e commissioni per conto del condominio.

D/3 Assistenti condominiali. Trattasi di lavoratori che su incarico condominiale, svolgono mansioni relative alla vita familiare dei condomini di una amministrazione o di un consorzio di amministrazioni condominiali, con la necessaria specifica capacità professionale 

 
Il servizio di pulizia nel condominio

Legge 25 gennaio 1994 n. 82
Gli adempimenti richiesti dalla legge n. 82 del 25 gennaio 1994
La Gazzetta Ufficiale del 3 febbraio 1994 n.27 ha pubblicato la legge n. 82/1994 sulla "disciplina delle attività di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione " disponendo che le imprese che svolgono tali servizi devono essere iscritte nel registro delle ditte di cui al testo unico approvato con R.D. 20 settembre 1934 n. 2011 o nell’albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla legge n. 443)1985.
 
 
 
Il Ministro dell’industria dovrà provvedere a definire:
a) - le attività di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione;
b) - i requisiti di capacita’ economico - finanziaria, tecnica e organizzativa delle imprese che svolgono tali attività che devono essere certificati ai sensi della normativa in materia;
c) - la misura del contributo per l’iscrizione nel registro delle ditte o nell’albo provinciale delle imprese artigiane cui al comma 1, nonché le relative modalità di versamento;
d) - le fasce nelle quali devono essere classificate, nel registro delle ditte o nell’albo provinciale delle imprese artigiane, le imprese di pulizia, tenuto conto del volume d’affari al netto dell’Iva ai fini della partecipazione, secondo la normativa comunitaria, alle procedure di affidamento dei servizi previsti.
 
Le sanzioni
L’art. 6, comma quarto, prevede espresse sanzioni a carico, per quanto ci occupa dell’amministratore del condominio (" a chiunque stipuli contratti per lo svolgimento di attività di cui alla presente legge, o comunque si avvalga di tali attività a titolo oneroso, con imprese di pulizia non iscntte o cancellate dal registro delle ditte o dall’albo provinciale delle imprese artigiane, o la cui iscrizione sia stata sospesa, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire un milione a lire due milioni."). Aggiunge poi che i contratti stipulati con imprese non iscritte o cancellate o la cui iscrizione sia stata sospesa, siano nulli.
 
I requisiti di onorabilità
La legge prevede poi - art. 2 - ai fini dell’iscrizione alcuni requisiti che devono essere posseduti dal titolare e dal direttore, in capo poi a tutti i soci se si tratta di società in nome collettivo, agli accomandatari se in accomandita e agli amministratori nel caso di società o di cooperative. Infatti l’iscrizione e’ accordata qualora nei confronti delle persone di cui sopra:
a) - non sia pronunciata sentenza penale definitiva di condanna o non siano in corso procedimenti penali nei quali sia gia’ stata pronunciata sentenza di condanna per reati non colposi, a pena detentiva superiore a due anni o sentenza di condanna per reati contro la fede pubblica o il patrimonio, o alla pena accessoria dell’interdizione dall’esercizio di una professione o di un’arte o dell’interdizione dagli uffici direttivi delle imprese, salvo che sia intervenuta la riabilitazione;
b) - non sia stata svolta o non sia in corso procedura fallimentare, salvo che sia intervenuta la riabilitazione ai sensi degli articoli 142, 143 e 144 delle disposizioni approvate con R.D. 16 marzo 1942, n. 267;
 
c) - non siano state applicate misure di sicurezza o di prevenzione ai sensi delle leggi 27 dicembre 1956 n. 1423, 10 febbraio 1962 n. 57,31 maggio 1%5 n. 575, e 13 settembre 1982 n. 46, e successive modificazioni, o non siano in corso procedimenti penali per reati di stampo mafioso; corso procedimenti penali per reati di stampo mafioso;
d) - non sia stata pronunciata sentenza penale definitiva di condanna per il reato di cui all’articolo 413-bis del codice penale;
d) - non sia stata pronunciata sentenza penale definitiva di condanna per il reato di cui all’Art.413 bis del cod. Pen.;
e) - non siano state accertate contravvenzioni per violazioni di norme in materia di lavoro, di previdenza e di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, non conciliabili in via amministrativa. Parimenti il Ministro dell’industria dovrà, con decreto, disciplinare i casi e le modalità di sospensione, di cancellazione e di reiscrizione delle imprese.
 
Il regime transitorio
L’art. 7 prevede poi che le imprese di pulizia che svolgono le attivita’ di cui sopra alla data del 18 febbraio 1994 possono continuare ad esercitarle, purche’ presentino domanda di iscrizione nel registro delle ditte o nell’albo provinciale delle imprese artigiane, corredata dalla certificazione di cui sopra, entro novanta giorni dalla data di emanazione del decreto previsto dimostrando di avere effettuato le attivita’ in parola prima della data della sua entrata in vigore.
A questo punto sembra delinearsi l’ennesima responsabilita’ dell’amministratore, che ha in corso un contratto d’opera : il che lo induce a risolvere immediatamente il contratto ovvero ad invitare la controparte ad adempiere a quanto prescritto dalla legge. Ma dovra’ altresi’ pretendere la certificazione idonea, al fine di accertare se la stessa ha provveduto ad espletare quanto previsto dalla legge. Non dimentichiamo che anche nel corso del rapporto l’indagine va comunque espletata: la cancellazione o la sospensione impone la nullita’ del contratto e la sanzione pecuniaria a carico dell’amministratore di condominio.
Ci troviamo quindi di fronte ad una norma imperativa, che si sovrappone a qualsiasi contratto d’opera, che diventa inefficace e portatrice di grane per le parti.

Tenuta libri obbligatori per la normativa sul lavoro dipendente
Le novità introdotte dalla Finanziaria 2007 per le sanzioni in caso di mancata istituzione e/o esibizione dei libri matricola e paga, richiedono un’analisi degli obblighi previsti dalla legge a carico dei datori di lavoro. Con le istruzioni operative del 16 dicembre 2004, l’Inail interviene in modo preciso e riassuntivo nella materia dei libri paga e matricola, delineando gli obblighi e i destinatari degli obblighi. 
 
 
Gli obbligati alla tenuta dei libri regolamentari 
Tutti i datori di lavoro, committenti e assicuranti sono tenuti all’istituzione, compilazione, tenuta e conservazione dei libri regolamentari di matricola e pagaoltre al registro infortuni. È opportuno delimitare i confini giuridici di coloro che sono tenuti alla tenuta dei libri in questione. 
Datori di lavoro. L’articolo 9 Dpr 1124/1965 stabilisce che i datori di lavoro soggetti alla normativa in materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali sono le persone e enti privati o pubblici, compresi lo Stato e gli enti locali, che nell’esercizio delle attività previste dall’articolo 1 dello stesso decreto, occupano persone indicate nell’articolo 4 Tu. A proposito, la Corte costituzionale, con sentenza numero 98 del 2 marzo 1990, ha dichiarato l’illegittimità del suddetto articolo 9 nella parte in cui non comprende tra i datori di lavoro soggetti all’assicurazione “coloro che occupano persone (tra quelle indicate nell’articolo 4) in attività previste dall’articolo 1 dello stesso decreto, anche se esercitate da altri”: si tratta del cosiddetto assistente contrario, vale a dire di colui che è dipendente e tecnico incaricato dalla impresa appaltatrice. 
In materia di assicurazione di infortuni sul lavoro e malattie professionali, il concetto di datore di lavoro è sicuramente più ampio di quello di imprenditore previsto dal codice civile. Ai fini dell’assicurazione infortuni non è richiesto l’esercizio professionale di un’attività economica organizzata per la produzione e lo scambio di beni o di servizi, visto che è tenuto agli obblighi contributivi anche colui che non è imprenditore.
Committenti. A partire dal 16 marzo 2000, sono soggetti all'obbligo assicurativo i lavoratori parasubordinati indicati all'articolo 49 (comma 2, lettera a) del Dpr 22 dicembre 1986 n. 917, e modificazioni e integrazioni successive (l’attuale articolo 34 legge 21 novembre 2000 n. 342), qualora svolgano le attività previste dall'articolo 1 del Tu o, per l'esercizio delle proprie mansioni, si avvalgano, non in via occasionale, di veicoli a motore da essi personalmente condotti (si veda l’articolo 5 del decreto legislativo del 23 febbraio 2000, numero 38).

Associanti. Con la sentenza 332 del 2-15 luglio 1992 (pubblicata sulla Gazzetta ufficiale numero 31 del 22 luglio 1992, serie speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità dell’articolo 4 Tu approvato con Dpr 30 giugno 1965 n. 1124/1965 e successive modificazioni e integrazioni, nella parte in cui non prevede, fra le persone assicurate, gli associati in partecipazione che prestino opera manuale o non manuale alle condizioni di cui al numero 2 dello stesso articolo 4. Per effetto di questa decisione, l'associato in partecipazione che svolge attività lavorativa manuale o di sovrintendenza deve considerarsi soggetto all'assicurazione contro infortuni sul lavoro e malattie professionali.
Anche l’associante è soggetto tenuto alla contribuzione assicurativa. Il regime contributivo è quello ordinario con conseguente calcolo del premio in relazione alla retribuzione cosiddetta di ragguaglio prevista dall’articolo 30, 4° comma del Tu (sull’argomento si veda circolare 28/74 del 7 maggio 1993).
Per quanto concerne l’associato d’opera di un imprenditore artigiano, l’Inail (si veda il notiziario Inail del 26 gennaio 1994, n. 55) ha precisato che a questo tipo di associato si deve applicare la stessa disciplina contributiva prevista per i soci collaboratori artigiani (cioè i premi unitari).
 
 
 
Gli esonerati 
L’elenco dei soggetti esonerati dalla tenuta dei libri regolamentari si deve considerare tassativa. Si tratta di:
- datori di lavoro titolari di aziende individuali artigiane che svolgono la loro attività da soli, cioè senza occupare lavoratori dipendenti o collaboratori familiari. A questo proposito, si sottolinea che l'obbligo della tenuta dei libri di matricola e di paga, di cui all’articolo 20 e seguenti del Testo unico approvato con Dpr del 30 giugno 1965, n. 1124, non si applica agli artigiani come soggetti assicurati di cui all’articolo 4, numero 3, dello stesso decreto presidenziale (si veda l’articolo 2 della legge 4 ottobre 1966, n. 840), rimane comunque l’obbligo di tenuta e conservazione del registro infortuni;
- soci e i familiari coadiuvanti di impresa artigiana sempre a condizione che l’azienda artigiana non occupi dipendenti. La circolare 70 del 22 luglio 1997 dell'Inail stabiliva che nel quadro delle iniziative mirate alla semplificazione delle procedure e degli adempimenti era stata esaminata la possibilità, per le aziende artigiane che non occupano personale dipendente, di estendere l'esonero dalla iscrizione sui libri paga e matricola, già previsto per il solo titolare, anche ai soci e familiari del datore di lavoro;
- i soggetti che si avvalgono dell’elaborazione e conservazione dei dati su supporti informatici, nel rispetto delle condizioni a tal fine specificatamente previste (si veda l’articolo 3 del Dpr che ha abrogato l’articolo 22 del Dpr 1124/1965; circolare del ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 33/03 del 20 ottobre 2003);
- le imprese italiane per i lavoratori italiani operanti presso sedi ubicate all’estero (si veda la circolare del ministero del Lavoro 5306 del 16 novembre 1991);
- le pubbliche amministrazioni che provvedono alle prescritte registrazioni con fogli o ruoli paga.

Il libro matricola e il libro paga 
Secondo l’articolo 20 Tu, i datori di lavoro soggetti all’obbligo dell’assicurazione infortuni sul lavoro e contro le malattie professionali devono tenere:
- un libro di matricola in cui siano iscritti, nell’ordine cronologico della loro assunzione in servizio e prima dell’ammissione al lavoro, tutti i prestatori d’opera, come previsto dall’articolo 4 Tu. Il libro di matricola deve indicare, per ciascun prestatore d’opera, il numero d’ordine di iscrizione, il cognome e il nome, la data e il luogo di nascita, la data di ammissione in servizio e quella di risoluzione del rapporto di lavoro, la categoria professionale e la misura della retribuzione;
- un libro di paga che, per ogni dipendente, deve indicare cognome, nome e numero di matricola; il numero delle ore in cui ha lavorato in ciascun giorno (con l’indicazione distinta delle ore di lavoro straordinario); la retribuzione che gli viene effettivamente corrisposta in danaro e la retribuzione corrisposta sotto altra forma.
Nel caso in cui al prestatore d’opera sia corrisposta una retribuzione fissa o a giornata intera o a periodi superiori, è segnata solo la giornata di presenza al lavoro.
Per ogni apprendista o dipendente con meno di diciotto anni, oltre la retribuzione effettiva corrisposta, deve essere indicata la retribuzione della qualifica iniziale prevista per le persone assicurate che non fanno gli apprendisti, di età superiore ai diciotto anni, occupate nella stessa lavorazione a cui gli apprendisti o i minori sono addetti e comunque una retribuzione non inferiore a quella più bassa stabilita dal contratto collettivo di lavoro per prestatori d’opera di età
 
superiore ai diciotto anni della stessa categoria e lavorazione.
Si sottolinea che i datori di lavoro, quando effettuano le registrazioni sui libri di paga come previsto dall’articolo 20 Tu, sono tenuti a raggruppare gli operai addetti alle lavorazioni che implicano il rischio della silicosi e dell’asbestosi, secondo l’assegnazione ai reparti delle lavorazioni (si veda l’articolo 156 Tu).
Tra gli altri soggetti da iscrivere a libro paga e matricola ci sono il coniuge, i figli, anche naturali o adottivi, gli altri parenti, gli affini, affiliati e gli affidati del datore di lavoro che prestano opera manuale alle sue dipendenze con o senza retribuzione. Anche i soci delle cooperative e di ogni altro tipo di società, anche di fatto (comunque denominata, costituita o esercitata) devono iscrivere a libro paga coloro che prestano opera manuale o non manuale purché sovraintendano il lavoro di altri (si vedano gli articoli 23 e 30 Tu). Se a questi soggetti non è corrisposta retribuzione e non è concordata una retribuzione convenzionale, si procede come stabilito dall’articolo 30 Tu.

I lavoratori parasubordinati 
Anche per i lavoratori parasubordinati sussiste l’obbligo di tenuta dei libri paga e matricola: anzi, è stata riconosciuta la possibilità di tenere per i questi lavoratori libri matricola e paga distinti (si veda la nota del ministero del lavoro nota del 2 gennaio 2001).
L’Inail sottolinea inoltre che - a prescindere dal sistema di tenuta utilizzato e dal fatto che si adottino libri unici o separati da quelli degli altri dipendenti - le registrazioni relative ai collaboratori coordinati e continuativi devono contenere i dati anagrafici e fiscali del collaboratore e le informazioni relative al contratto (data e compenso pattuito). A proposito, si deve tener presente che, per quanto concerne il libro paga, le registrazioni devono contenere il totale dei compensi erogati, gli oneri contributivi e fiscali addebitati al lavoratore e le detrazioni fiscali di spettanza che sono state applicate.
Nel caso di tenuta unificata dei libri di matricola e paga per tutti i lavoratori (subordinati e parasubordinati), a richiesta degli organi di vigilanza ispettiva dovrà essere possibile riepilogare, distintamente e in ordine cronologico, le assunzioni dei lavoratori subordinati e gli incarichi di collaborazione affidati ai parasubordinati. Queste disposizioni si applicano integralmente ai lavoratori a progetto e occasionali previsti dal decreto legislativo 276/2003 (riforma Biagi).

Unicità del libro di matricola 
L’Inail ha precisato che il libro matricola deve essere unico in ogni azienda, anche quando l’azienda è titolare di più posizioni assicurative territoriali e svolge la sua attività in più luoghi di lavoro, ciascuno identificato dall’istituzione di una specifica p.a.t.
L’Inps sottolinea che al riguardo, l'istituto comunica che l’azienda interessata deve istituire e tenere nei vari cantieri (fissi o mobili che siano) stralci (opportunamente aggiornati) del libro di matricola che possono essere costituiti anche da fotocopie tratte dal libro matricola, autenticate come conformi all’originale dallo stesso datore di lavoro.
Per quanto riguarda i libri matricola non ufficiali, l’Inail comunica che per esigenze aziendali, è consentito istituire e tenere sui luoghi di lavoro dei libri matricola settoriali o di filiale, da considerare comunque non ufficiali e quindi da non vidimare. Questi libri non ufficiali, secondo l'istituto, potranno anche riportare, una numerazione matricolare supplementare riferita alla filiale, eventualmente da indicare in aggiunta al numero di matricola del dipendente (ad esempio, matricola numero 1111/13) ad esclusivo uso dell’azienda e dei funzionari addetti alla vigilanza locale.
 
 
La soluzione adottata dall'Inail soddisfa sicuramente le istanze di praticità e più snella gestione dei flussi di personale nelle varie unità produttive.

Libro di paga in rapporto alla singolo pa.t. 
L’Inail chiarisce che il libro paga deve essere istituito con riferimento a ciascuna p.a.t. aziendale, anche nel caso in cui la ditta svolge la sua attività in più luoghi di lavoro, territorialmente distinti, ognuno identificato dall’emissione di una specifica p.a.t.: in queste ipotesi, il libro paga relativo a ciascuna località lavori deve essere tenuto sul relativo cantiere (fisso o mobile che sia), assolvendo così validamente all’obbligo di legge .
Per quanto riguarda le agenzie di somministrazione di lavoro (agenzie per il lavoro), l'istituto pone a carico delle agenzie di lavoro l’obbligo della tenuta dei documenti di lavoro, e, quindi, anche dei regolamentari libri di matricola e di paga. La cosa, del resto, è pacifica, visto che i lavoratori vengono assunti dalle agenzie, che poi li inviano a lavorare presso le imprese utilizzatrici a mezzo di appositi contratti: in buona sostanza, si ribadisce che il rapporto di lavoro sorge unicamente tra lavoratore inviato e agenzia di somministrazione.

Le novità della Finanziaria 2007 
I commi 1177 e 1178 della Finanziaria hanno modificato l’apparato sanzionatorio della materia. Il comma 1177 stabilisce che "gli importi delle sanzioni amministrative previste per la violazione di norme in materia di lavoro, legislazione sociale, previdenza e tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro entrate in vigore prima del 1° gennaio 1999 sono quintuplicati, ad eccezione delle ipotesi di cui al comma 1178" .

L’articolo 1178, invece, stabilisce che "l'omessa istituzione e l'omessa esibizione dei libri di matricola e di paga previsti dagli articoli 20 e 21 del Tu delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al Dpr 30 giugno 1965, n. 1124, e dall'articolo 134 del regolamento di cui al regio decreto 28 agosto 1924, n. 1422, sono punite con la sanzione amministrativa da 4mila euro a 12mila euro nei confronti delle violazioni di cui al presente comma non e' ammessa la procedura di diffida di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124" . 
Il panorama sanzionatorio delineato dalla Finanziaria 2007, oltre a risultare estremamente repressivo, presenta diversi dubbi interpretativi nel suo aspetto applicativo. Facciamo un esempio per comprendere la norma.
●Una società in nome collettivo con tre soci , entrambi rappresentanti legali e con uguali poteri 
●la società ha tre sedi, una principale e due operative, ed in tutte le sedi c’è personale assicurato
●la società tiene un libro paga ed un libro matricola solo presso la sede principale
●in base alla nuova normativa sembra sussistere l’obbligo di tenuta presso ogni luogo di lavoro, per cui la società avrebbe commessa la violazione prevista.
●Dal 1° gennaio 2007 non è più prevista la cosiddetta “diffida a regolarizzare”: 25 euro (sanzione al minimo) x 2 (libri non istituiti) x 2 sedi= la sanzione totaleè 100 euro.
●Dal 1° gennaio 2007, è prevista una sanzione di 4mila euro (come sanzione ridotta) x 2 (libri non istituiti) x 2 (sedi interessate) = 16mila (sanzione per ciascun socio) x 3 = 48mila (sanzione totale visto che ci sono tre soci con rappresentanza legale ed uguali poteri). La disciplina, ratio e contenuto.
 
 
 L’obiettivo del legislatore è quello di porre in essere un efficace deterrente al ricorso al lavoro irregolare ed in particolare “al lavoro nero”, attraverso un duplice intervento:a) determinazione rigorosa dell’obbligo di tenuta in azienda dei libri paga e matricolab) inasprimento punitivo nella quantificazione della sanzione amministrativa 
Per quanto riguarda l'omessa istituzione dei libri di matricola e di paga, l’ipotesi si realizza quando un datore di lavoro, indipendentemente dall’assunzione o meno di un lavoratore per il tramite della sezione circoscrizionale competente, in violazione degli articoli 20 e 21 del Testo unico (Dpr 1124/1965) non predispone i libri. Si tratta di una fattispecie omissiva che si realizza se i libri non vengono istituiti nel momento in cui sorge l’obbligo (assunzione di personale dipendente o inizio di attività di altri soggetti assicurati). È possibile tuttavia un ravvedimento spontaneo prima di un eventuale accertamento? Sorge il dubbio se l’irregolarità nella tenuta dei libri obbligatori sia da equiparare alla omessa istituzione: in particolare, la mancata iscrizione di un dipendente regolarmente assunto può integrare gli estremi di una omessa istituzione? Si tratta di vedere se la fattispecie riguarda solo il momento iniziale dell’istituzione o se si rinnova ad ogni singolo obbligo di iscrizione.
L’omessa esibizione dei libri di matricola e paga non è fattispecie di facile individuazione. Cosa si intende per omessa esibizione? 
Possiamo individuare diverse ipotesi:
a) rifiuto di esibizione di libri istituiti,
b) non esibizione di libri presso sedi secondarie, avendo l’azienda soltanto libri ufficiali presso la sede centrale (si tratterebbe della mancata esibizione di libri non ufficiali),
c) non esibizione incolpevole di libri presso la sede aziendale, mancando la persona addetta alla tenuta degli stessi;
d) non esibizione incolpevole dei libri perché depositati presso il consulente. In questo caso, la mancata attestazione di conformità del consulente rispetto alle copie depositate in azienda potrebbe integrare gli estremi della omessa esibizione?
e) la mancata attestazione di conformità delle copie dei libri (per le sedi secondarie) rispetto agli originali potrebbe, pure, integrare gli estremi della omessa esibizione?
f) la non corrispondenza (soprattutto per il libro matricola) tra gli originali e le copie, presso le sedi secondarie, può integrare una mancata esibizione?

I dubbi 
Quando si realizza la violazione della omessa esibizione? In quale momento temporale? Forse nella mancata esibizione immediata davanti ad una richiesta degli accertatori? Molto spesso, nella prassi ci sino accertamenti che durano per diverso tempo (talora qualche mese). In questi casi, quando si realizza la violazione prevista dalla norma?In effetti, il legislatore sembra trascurare la problematica, dilatando in modo eccessivo i poteri degli accertatori. L’atteggiamento repressivo della nuova normativa, pur essendo apprezzabile rispetto a quelle situazioni di palese irregolarità, rischia di creare notevoli zone oscure anche per quelle aziende che non fanno ricorso al lavoro nero e regolarmente assolvono agli obblighi contributivi, previdenziali e fiscali. In questo senso, appare ingiustificata la parificazione della fattispecie della mancata istituzione dei libri obbligatori alla mancata esibizione degli stessi, visto che non ci sono dubbi sul fatto che la seconda fattispecie è assolutamente meno grave, laddove si accerta che i libri menzionati sono stati regolarmente predisposti dal datore di lavoro. In buona sostanza,
 
c’è il rischio di sanzionare allo stesso modo colui che utilizza il lavoro nero e colui che, al contrario, denuncia tutti i dipendenti ma, per questioni puramente formali (ad esempio, adozione di un solo libro matricola nella sede principale dell’azienda, senza che ve ne sia una copia anche nelle sedi secondarie) commette una violazione che non ha contenuto sostanziale, dato che il suo comportamento non è lesivo degli interessi della collettività.
Decorrenza della nuova disciplina.Vale il principio di non retroattività, per cui la nuova normativa varrà per quei fatti che siano stati commessi successivamente all’entrata in vigore della legge. 
Più precisamente, le sanzioni previste dal comma 1178 si applicheranno:
-all’ipotesi di omessa istituzione dei libri di matricola e paga che si verificano gennaio 2007; 
-all’ipotesi di omessa esibizione dei libri matricola e paga che si verificano dal 1° gennaio 2007. 
La regola va modulata in base a situazioni in cui l’illecito non è a commissione istantanea ma permanente: in questo caso andrà applicata la sanzione più grave, che è senza dubbio quella prevista dalla Finanziaria 2007. L’ultima questione: quando è possibile individuare l’illecito permanente nelle fattispecie in esame? Non pare possano esservi difficoltà a riconoscere che la mancata istituzione dei libri paga e matricola ad esempio nel 2005 (insorgenza obbligo) che si è protratta nel 2007 è da qualificarsi come illecito permanente, atteso che gli effetti dell’omissione sono costanti e continuati nel tempo. La fattispecie di omessa esibizione dei libri obbligatori sembra rientrare nella categoria degli illeciti a commissione istantanea, per cui non dovrebbero sorgere dubbi in merito alla individuazione alla norma da applicare .



Riscaldamento Domestico

IL RISCALDAMENTO DOMESTICO E L’AMBIENTE
Un tema di estrema attualità riguarda l’energia e l’inquinamento, il tutto seguito da un monito lanciato da parte di scienziati del settore e ripetuto dai media, che vede sempre più urgente la presa di decisioni inerenti il contenimento del dispendio energetico e la riduzione delle emissioni gassose in atmosfera.
Per quanto riguarda da vicino l’utente di impianti di riscaldamento domestico e di produzione di acqua calda sanitaria sono possibili soluzioni che offrano, oltre ad una riduzione dei consumi, un ritorno economico a fronte dell’investimento da essi effettuato.
Al momento attuale si possono inoltre sfruttare gli incentivi offerti dalla Legge Finanziaria la quale dà modo di accedere ad uno sgravio del 55% sugli interventi volti al contenimento dei consumi.
Soffermiamoci, per quanto di nostra pertinenza, all’esame dell’impianto di riscaldamento. Nella stragrande maggioranza dei casi ci si trova di fronte ad impianti ormai obsoleti, magari funzionanti, ma quasi sempre voraci di combustibile.
Una soluzione che si propone e che offre ottimi risultati è quella riguardante impianti a gas metano del tipo a condensazione. Questa tipologia di impianto, che sta diffondendosi sempre più, sfrutta anche il calore residuo dei fumi che, altrimenti, andrebbe disperso nell’atmosfera. In questa maniera le emissioni gassose sono a temperatura decisamente bassa, abitualmente intorno ai 60 °C e si sfrutta in tal modo il calore latente che nelle applicazioni tradizionali andrebbe disperso.
Un ulteriore vantaggio dato da questo tipo di generatori di calore è dato dal fatto che la temperatura della caldaia è mantenuta al valore effettivamente occorrente all’istante della richiesta sfruttando la tecnologia della modulazione della fiamma, ovvero un continuo aumento e decremento della portata della fiamma stessa senza, possibilmente, raggiungere lo spegnimento completo. Questa tecnica consente pertanto di eliminare anche le perdite dovute ai cicli di isteresi introdotti dai differenziali termostatici dei sistemi tradizionali on-off. Inoltre, adattando la portata al livello minimo necessario, si ha una riduzione del volume dei gas combusti, che si traduce in una diretta riduzione di perdite di calore sensibile.
Questo tipo di regolazione viene effettuata in automatico, previa taratura da parte di tecnici specializzati in base alle caratteristiche dell'impianto, dalle apparecchiature elettroniche di gestione del sistema che provvedono in contemporanea alla somministrazione effettivamente occorrente del gas combustibile e dell’aria comburente occorrente, secondo tecniche di tipo PID (proporzionale-derivativo-integrativo). Molti dei sistemi in questione effettuano tali regolazioni mediante la variazione in continuo della velocità edlla ventola principale tramite un variatore di frequenza (inverter): questo accorgimento permette un risparmio anche in termini di energia elettrica assorbita.
La migliore applicazione di questo tipo di impianti trova il suo sbocco naturale negli impianti termici di tipo a pannelli radianti a pavimento i quali, per loro intrinseca concezione, lavorano a temperature decisamente basse.
Una applicazione nel campo degli impianti più tradizionali a radiatori è comunque senz’altro conveniente in special modo in una regione quale è la Liguria che passa con estrema facilità dalle temperature relativamente rigide a temperature decisamente miti con susseguente minor richiesta di calore verso le utenze.
Il sensibile maggior costo iniziale è comunque rapidamente ammortizzato in quanto la statistica degli impianti realizzati indica un risparmio che si aggira facilmente attorno al 40% rispetto ad impianti tradizionali.
Ritornando a quanto accennato in relazione agli sgravi fiscali occorrono alcune precisazioni: tali sgravi, dilazionabili da un minimo di tre anni fino ad un massimo di dieci, per essere fruibili devono entrare in un contesto più generale che vede opere accessorie indispensabili quali l’adozione di valvole termostatiche poste sui radiatori di ogni ambiente, l’installazione di pompe a gestione elettronica del numero dei giri, la certificazione rilasciata da un professionista abilitato che attesti la validità degli accorgimenti messi in campo.
Le valvole termostatiche, del tipo a bassa inerzia, provvedono a loro volta alla chiusura o riapertura del flusso di calore ai radiatori ogni qual volta che se ne presenti la necessità. Il sensore di tali valvole abitualmente è montato in luogo della tradizionale manopola e percepisce gli apporti gratuiti di calore presenti negli singoli ambienti quali che sia la provenienza, ad esempio il soleggiamento delle stanze, calore proveniente da lampade e quant’altro.
Se di interesse il sistema delle valvole anzidette può essere integrato con un sistema di contabilizzazione del calore erogato da ogni corpo scaldante e fruito dall’utente il quale, di conseguenza, può decidere la temperatura di ogni singolo ambiente trasformando l’impianto centralizzato quasi in un impianto autonomo.
 
ENRICO FAVETO
 



Corte costituzionale e termine di grazia

La Corte Costituzionale, con ordinanza 410 del 14/12/01 ha, di recente, probabilmente posto la parola fine alla controversa questione relativa alla concessione del termine di grazia in ipotesi di morosità per quanto concerne le locazioni per usi non abitativi.

            Prima di procedere all’esame degli orientamenti giurisprudenziali correnti fino ad oggi,   è bene ricordare da cosa sia costituito il cd.  “termine di grazia”.

            La legge 392/78 (equo canone) all’art. 55 dispone (le disposizioni sono ancora oggi in vigore),   in parziale deroga agli artt. 663 e seguenti c.p.c. che, in caso di morosità persistente alla data dell’udienza, sia possibile per il conduttore non solo sanare  in occasione dell’udienza stessa, ma anche chiedere un “termine di grazia” per il pagamento delle somme cadute in morosità, termine che il Giudice è tenuto a concedere per un periodo fino a tre mesi.

            Senza scendere in particolari interpretativi sull’applicazione della norma (rilevanza delle spese di lite, dei canoni a scadere successivi all’udienza ecc.), il problema oggetto della pronunzia della Consulta era se la disposizione processuale della sanatoria fosse applicabile esclusivamente  ai contratti ad uso abitativo o dovesse essere estesa anche ai commerciali e professionali di cui agli artt. 27 e seguenti L. 392/78.

            Le Corti di merito (ancora di recente, Trib. Bassano d.G. 2/12/99 e Trib. Terni 14/12/99) hanno solitamente optato per un’interpretazione estensiva della disposizione, mentre la Cassazione, in un primo momento indecisa, prendeva una posizione restrittiva, con la Sentenza Sez. Un. n. 272 del 28/4/99, che contraddiceva quella di poco anteriore n. 4031/98, ritenendo inapplicabile la sanatoria agli “usi diversi da abitazione”.

            A seguito della decisione delle Sezioni Unite, avente particolare valore orientativo anche per le Corti di merito, il Tribunale di Torino ha sollevato questione di incostituzionalità dell’art. 55 L. 392/78,  nella parte in cui, in maniera illogica, non consentendo al conduttore di locale non abitativo di sanare la morosità in udienza o a seguito di concessione di termine di grazia, provocava un’inammissibile disparità di trattamento tra conduttori. e ciò in relazione agli artt. 3 e 24 della Costituzione

            Ebbene la Corte Costituzionale, ha dichiarato manifestamente infondata la questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Torino, atteso che il legislatore avrebbe legittimamente operato una scelta discrezionale, trattando in maniera differente casi effettivamente di natura diversa, avendo ritenuto l’abitazione maggiormente tutelabile, quale bene primario, che il luogo di esercizio dell’ attività di un’impresa o di un professionista

      Rimane, sempre in questi casi, da chiedersi quanto i Giudici di merito possano ritenersi vincolati da questo provvedimento “interpretativo” che, di fatto, afferma la legittimità di un’interpretazione restrittiva, e ciò tenendo conto che è nei poteri della Consulta abrogare le norme illegittime, ma non anche  stabilire interpretazioni vincolanti per i Giudici Ordinari.

 Avv. Paolo Gatto



Polizza globale fabbricati

La polizza globale fabbricati ha alcune peculiarità che la rendono unica nel suo genere, per cui riteniamo utile fornire alcune informazioni ai lettori.

 Oggetto: La polizza globale è essenzialmente una assicurazione a copertura della responsabilità civile, per cui garantisce l'assicurato dalle richieste risarcitorie che potrebbero avanzare terzi danneggiati; ciò significa che non "copre" i danni accaduti alle cose dell'assicurato, ma tutela economicamente quest'ultimo da eventuali pretese di terzi.

 L'elemento caratteristico della globale è che la polizza, pur essendo stipulata a livello condominiale, garantisce su tutte le parti dell'edificio,comprese quelle private, per cui l'amministratore agisce in duplice veste di rappresentante dei condomini collettivamente (per quanto riguarda i danni che potrebbero cagionare le parti comuni a terzi e condomini) ma anche di rappresentante dei condomini singolarmente (per i danni provocati da loro proprietà esclusive, quali rotture di poggioli, tubi privati ecc.). E' proprio tale fatto che dà luogo a equivoci e motivi di confusione quando sia necessario procedere in via giudiziaria, in quanto il condominio, pur risultando l'ente assicurato, può non essere responsabile del fatto dannoso e quindi non legittimato passivamente se le parti di edificio che hanno cagionato l'evento non sono condominiali ma private.

 Fatti "coperti": la polizza interviene esclusivamente per "rotture accidentali". Detto termine viene interpretato dalle assicurazioni in senso restrittivo al fine di limitare i risarcimenti; in realtà, il termine "fatto accidentale" non significa fatto "non colposo" atteso che, in tale ipotesi, non sussisterebbe neppure responsabilità del danneggiante, trattandosi di caso fortuito per cui, con il termine "rottura accidentale" si deve intendere ogni fatto, non doloso o fortuito, riconducibile a responsabilità di uno o più condomini.

 Danni da infiltrazioni: Le polizze globali, normalmente, coprono solamente i danni provocati da acqua condotta (tubature), mentre non coprono (normalmente per contratto) le infiltrazioni da avarie da parti comuni (tetto facciate ecc.); il motivo di tale esclusione è evidente; le assicurazioni vogliono evitare che i condomini omettano i lavori di rilevante entità in quanto, comunque, coperti da assicurazione. E' bene ricordare che le polizze, coprendo solo le rotture accidentali, solitamente tendono a opporre resistenze quando la rottura del tubo sia avvenuta per vetustà.

 La "ricerca guasti": La ricerca guasti è una clausola accessoria alla polizza per la responsabilità civile; interviene a copertura delle spese necessarie alla ricerca della causa di infiltrazioni e conseguente ripristino dei luoghi manomessi. Come anticipato, si tratta di una garanzia accessoria alla responsabilità civile, per cui non interviene in assenza di danno risarcibile; paradossalmente, pertanto, in caso di rottura di un tubo, il condominio o il singolo devono sperare di avere provocato danni a qualcuno per poter ricevere un indennizzo sui lavori di ricerca e ripristino.

 Termini per la richiesta: E' bene ricordare che, in caso di sinistro, è obbligatorio per legge procedere alla denuncia di sinistro all'assicurazione entro tre giorni dalla scoperta del fatto. Tale onere, che solitamente incombe sull'amministratore, può rappresentare obbligo del singolo il quale, qualora riceva una richiesta di risarcimento del danno, deve immediatamente darne notizia all'amministratore affinché proceda alla denuncia.

 Modalità di risarcimento: solitamente, nelle ipotesi di intervento, vi è una franchigia, per cui l'assicurazione, periziati i danni, sottrae dall'indennizzo una somma in percentuale (o forfettizzata); inoltre, vigendo il criterio proporzionale, rileva la somma complessiva assicurata per cui, se lo stabile è complessivamente assicurato per una somma inferiore al suo reale valore, l'indennizzo subirà un decremento proporzionale.

Le somme non coperte dalla polizza sono dovute al danneggiato direttamente dal danneggiante (condòmino se il danno è provenuto da parte privata, condominio se da parte comune).

 Accesso ai documenti: essendo ogni singolo condomino (nonostante rappresentato nella sottoscrizione della polizza dall'amministratore) titolare del contratto, lo stesso ha il diritto all'accesso ai documenti che lo vedono interessato (perizie quietanze ecc.) per cui, in caso di rifiuto da parte dell'ente assicuratore, potrà pretendere che gli sia data copia di quanto richiesto.

 Quietanza: prima di procedere alla liquidazione dell'indennizzo o risarcimento, l'assicuratore, fa sottoscrivere al danneggiato o all'assicurato, una rinunzia ad ogni altra pretesa; nelle ipotesi di polizza fabbricati che, ripetiamo, copre il danneggiante dalle richieste di terzi, la quietanza è sottoscritta dall'amministratore che, con tale sottoscrizione, rinunzia a richiedere altre somme all'assicurazione. L'amministratore, rappresentando terze persone, dovrà prestare particolare attenzione prima di sottoscrivere la quietanza, soprattutto quando agisca per conto di un singolo condomino responsabile del danno. Quest'ultimo, infatti, qualora ricevesse un' ulteriore richiesta risarcitoria da parte del danneggiato non completamente soddisfatto dall'assicurazione, potrebbe chiedere i danni all'amministratore che ha accettato una somma minore, rinunziando ad ogni pretesa.

Consulente legale A.P.P.C.



Decalogo dell'aministratore, le regole da seguire...
S.O.S. Amministratore (Il decalogo da seguire)

A fronte di episodi spiacevoli, anche di una certa gravità, che hanno visto coinvolti amministratori di condominio, riteniamo utile fornire ai visitatori alcuni consigli in dieci regole, individuando i quattro momenti critici:

Fase della nomina

1)-Evitare di dare credito a chi si vanta circa il numero di stabili amministrati e a chi ostenta strutture e mezzi: a volte detto atteggiamento è teso a celare carenze di perizia e correttezza.

2)-Evitare di dare credito a chi ostenta un carattere forte e spregiudicato: detto atteggiamento, che viene normalmente assecondato ed anzi, in alcuni casi, “cercato” dai condomini affinché sia fatto valere nei confronti di terzi, ricade, invece,spesso a danno degli stessi proprietari quando sorgono problemi o incomprensioni; ciò quando non ricorra persino una sorta di megalomania che porta il soggetto a riconoscersi “più furbo degli altri”, con le prevedibili conseguenze.

3)-Evitare di dare credito ai consigli dei condòmini che si reputano esperti in materia: il condominio è un campo nel quale si riversano frustrazioni da parte di soggetti dal carattere “particolare”; capita, infatti, molto spesso che persone inesperte, il cui unico interesse fino al giorno prima era legato alle sorti del campionato di calcio, trovino modo di farsi seguire; solitamente questi soggetti nutrono un’invidia inconscia verso il giovane che cerca di affermarsi e credono invece di condividere le sorti di chi abbia raggiunto la meta, con merito o meno.

4)-Propendere per persone giovani con medio-alta scolarità: gestire un condominio non è lo stesso che gestire una multinazionale; qualchepossibile piccolo errore iniziale non produrrà mai i danni di una gestione scorretta.

Fase della gestione

5)- Cercare di non dimenticare che i beni amministrati sono dei condomini e di nessun altro: i condomini devono sempre esigere trasparenza ed evitare di lasciare troppa libertà a chi amministra, soprattutto nella scelta delle imprese in occasione di lavori rilevanti.I condomini dovranno dirigere la loro scelta su imprese non a responsabilità limitata, assicurate, con titolari solvibili (meglio se proprietari di immobili) e, naturalmente, non protestati. L’ “istituto” della “cagnotta” o tangente, non cagiona solo un danno economico, atteso che l’amministratore che accetta prebende diventa “ricattabile” e può passare sopra alla cattiva esecuzione delle opere, magari non denunciandone immediatamente i vizi e cagionando danni gravi.

Indizi di pericolo

6)-Prestare attenzione in caso di eccessiva litigiosità: anche quando non sia direttamente imputabile all’amministratore, la presenza massiccia di cause è indice di cattiva gestione; l’Amministratore è pur sempre “l’esperto” per cui la litigiosità è, il più delle volte, conseguenza della sua negligenza, imperizia o, anche solo del suo pessimo carattere.

7)-Controllare sempre il rendiconto bancario condominiale: il criterio di gestione del condominio è quello di cassa per cui, qualora il rendiconto diverga dalle risultanze del c.c. bancario, è sempre segno di irregolarità.

8)-Prestare attenzione agli atteggiamenti mendaci: le condotte mendaci ricorrenti sono a volte il mezzo per perpetrare e portare avanti disegniilleciti.

9)-Correre immediatamente ai ripari in caso di sospensioni di servizi, lavori o in caso di gravi ritardi nei pagamenti: sono sempre le conseguenze finali di una gestione gravemente scorretta, protrattasi nel tempo.

Revoca

10)-Non accettare compromessi in caso di revoca: ottenere la revoca di un amministratore scorretto non è semplice neppure in via giudiziaria, atteso che è difficile dimostrare le irregolarità e, soprattutto, il pericolo di conseguenze gravi se il danno non si è ancora verificato. La revoca dovrebbe avvenire, se possibile, per determinazione cosciente dell’assemblea.Molti amministratori revocati o revocandi rifiutano di passare le consegne dichiarando di vantare crediti per anticipazioni; i condomini non dovranno cadere nel tranello e non approvare nulla. Il Giudice ordinerà la consegna immediata della documentazione, e solo allora, si verificherà la situazione.

Avv. Paolo Gatto

Consulente legale A.P.P.C



Professioni non regolamentate

Il punto sulla legge per il riconoscimento delle professioni non regolamentate

La legge sul riconoscimento delle professioni non regolamentate dovrebbe essere riportata in discussione in Parlamento.

Infatti,dopo la legge delega varata nella scorsa legislatura ma non approvata , sembra che tenendo come base di partenza lo stesso progetto, l’attuale Governo, abbia intenzione di mettere ordine in un mondo di professioni che non hanno per adesso nessun riconoscimento giuridico.

La ns. adesione al CoLAP ( Coordinamento delle Libere Associazioni Professionali, ha come scopo,” la finalità di riunire in uno spirito di collegialità e di mutua collaborazione le Libere Associazioni Professionali italiane per ottenere il loro riconoscimento giuridico e di rappresentarle, per questi fini, ad ogni livello di intervento, quale autonoma parte sociale, restando di competenza delle rispettive Associazioni la rappresentanza delle singole categorie professionali.” Come descritto all’art. 2 dello STATUTO del CoLAP.

A tutt’oggi hanno aderito a tale coordinamento 84 Associazioni rappresentanti 6  differenti aree tematiche.

E’ ns. dovere incalzare l’attuale Governo affinché la  Professione di Amministratore Condominiale, anche attraverso la ns. Associazione, sia  riconosciuta e regolamentata in modo da garantire l’utente sulla serietà e sulle prestazioni  dei ns. Associati.

Noi già da lungo tempo, attraverso il CODICE DI COMPORTAMENTO , garantiamo l’utente  sulla serietà delle prestazioni e la preparazione professionale dei ns. associati .

Rimaniamo così in attesa di quello che l’attuale Governo vorrà fare in merito, ma nel contempo garantiamo tutti i ns. soci che incalzeremo tutta la classe politica per arrivare ad una legge che,attraverso il riconoscimento dell’associazione e dei propri associati,

garantisca l’utente sulla serietà del professionista.

Il Segretario Nazionale ALAC

cav. Aldo Postani     



ALAC contraria al fascicolo sul fabbricato

PERCHE’ DICIAMO NO AL FASCICOLO DEL FABBRICATO
 

  L’A.L.A.C. (Associazione Liberi Amministratori Condominiali) esprime la propria contrarietà al disegno di legge n° 721 ( Sen. Manfredi ed altri) per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio nazionale, che porterebbe ad un altro onere a carico della proprietà privata .

Già nella passata legislatura, Governo D’Alema, era stato presentato un disegno di Legge, contestato dal Centro-Destra.

     Il fascicolo del fabbricato, infatti, si collocava all’interno di un disegno di burocratizzazione e procedimentalizzazione dell’individuo tipico di un governo di centrosinistra ma senz’altro estraneo ai principi liberali di questa amministrazione che pare invece, almeno in questa ipotesi, seguire le orme dei suoi predecessori; oppure si deve pensare che questo voltafaccia sia in realtà indotto da interessi corporativi ben individuabili all’interno delle stesse organizzazioni orbitanti intorno alla casa, interessi che sono stati poi gli stessi ad avere ispirato il primo disegno di legge?

L’ultimo disegno di legge, come il primo, dal punto di vista tecnico, si presta già ad accuse di “inutilità”, dal momento in cui la verifica sulle strutture avvenga “senza ausilio di specifica strumentazione” e, di fatto,   si basi soltanto sulla documentazione fornita da Professionisti abilitati ed iscritti all’albo.

In altre parole, quello che oggi si vuole fare passare per una questione di sicurezza è stato ideato a scopo per lo più amministrativo, se non burocratico (e a spese comunque del cittadino).

 

A ben vedere, peraltro, le eccezioni che possono essere mosse sono altre. In primo luogo, perché gli Enti preposti al controllo ed alle verifiche molte volte sollecitati dagli stessi abitanti, specialmente nei vecchi Centri Storici, non intervengono tempestivamente e prendere i dovuti accorgimenti per evitare eventuali stati di pericolosità? A ns. avviso questi Enti ( VV.FF., Protezione Civile, Uffici Tecnici Comunali, Provinciali e Regionali ) dovrebbero essere potenziati e responsabilizzati .

 

Inoltre, qualora un’ingente quantità di fabbricati fossero ritenuti non idonei in quanto pericolosi (il legislatore sa benissimo che numerose zone geografiche anche vaste sono costantemente sottoposte a minacce sismiche o franose) come intenderà agire o meglio dove intenderà ricoverare,  coloro che saranno sgomberati, quando lo stesso non è in condizione di controllare la situazione neppure dal punto di vista conoscitivo?

 

13 dicembre 2001

IL PRESIDENTE NAZIONALE A.L.A.C

Avv. Paolo Gatto



La Figura dell'amministratore di condominio
LA FIGURA DELL’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO

La figura di amministratore di condominio che, secondo l’ALAC, dovrebbe affermarsi ed essere protetta, è quella delProfessionista, con un numero di condominii non superiori ai trenta quaranta, che gestisce il proprio lavoro con la diligenza del buon padre di famiglia, così come descritto nel principio del Codice Civile in materia di mandato. Sicuramente, estranea agli interessi dell’associazione, è la grande impresa o il grosso amministratore.

La professione dell’amministratore, infatti, si è affermata negli anni settanta, in occasione del boom economico, fatto che ha permesso a chi, in quel momento, non avesse una scolarità tale da poter esercitare una professione protetta, né sopportare l’impegno di un lavoro dipendente, di trovare terreno fertile per potersi ritagliare una professione, potersi ingrandire, non esistendo, in quel periodo alcuna forma di concorenza, né alcun controllo da parte degli amministrati.

Queste persone hanno creato dei piccoli imperi economici, non basati sulle effettive capacità ma, per lo più sfruttando ( e ciò avviene ancora oggi ) il vantaggio di essere stati i primi.

Attualmente questi professionisti sono diventati imprese, a volte anche dinastie, con la prerogativa di proteggere i propri monopoli,magari attraverso un albo che,da una parte possa sanare le loro posizioni privilegiate, dall’altro, possa dare a loro stessi la possibilità di chiudere le frontiere ai giovani ( non necessariamente dal punto di vista anagrafico), amministratori i quali, peraltro, stanno già facendosi strada grazie alle loro qualità, capacità e conoscenze.

Non basta, infatti, un ufficio attrezzato, al fine di poter affermare di riuscire a gestire centinaia di stabili ;amministrare condomini non si risolve  nel compiere  una serie di procedimenti contabili; la fase contabile rappresenta solo una parte delle procedure che l’amministratore deve gestire, procedure che necessitano di conoscenze tecniche, ma anche di acquisizioni di pareri tecnici, giuridici e pareri di altre discipline specialistiche, ordine e diligenza nell’istruzione delle pratiche, rispetto delle persone e degli interlocutori, oltre che del proprio lavoro; per questo tipo di attività non serve ostentare cellulari o veloci computer dell’ultima generazione, serve passione, diligenza nel tenersi informati sulle novità, dedizione, umiltà nei confronti degli amministrati, dei tecnici e dei fornitori e, naturalmente, il giusto impiego del tempo dovuto.

Per troppo tempo le assemblee sono state di fatto governate dalla prepotenza e dalla presupponenza di chi si ostentava esperto ma che, in realtà, non solo anteponeva i propri interessi a quelli dei condomini, ,ma agiva a loro danno e a proprio vantaggio, facendo lievitare, grazie ad intrallazzi dovuti proprio alla potenza e, quindi, all’influenza dell’impresa, i costi all’interno delle spese amministrative dello stabile.

Queste imprese sono diventate oggi vere e proprie dinastie, dove le ultime generazioni, per lo più svogliate e più attente all’ostentazione dei propri mezzi economici che all’impegno nel proprio lavoro, stanno cedendo il passo alle NUOVE LEVE DI AMMINISTRATORI INTELLIGENTI E COSCIENZIOSI.

La funzione della nostra associazione, nell’ambito di questo trend, non e quella di diffendere dei privilegiati dagli attacchi esterni, ne’ quella di esercitare un controllo (più o meno effettivo) sulla loro attività attraverso l’applicazione di un codice deontologico (che peraltro l’ALAC possiede) ma quello di rimanere a contatto dei professionisti, conoscerli uno per uno , aiutarne l’attività attraverso servizi associativi di consulenza  ed assistenza e attraverso i dovuti convegni e corsi di aggiornamento.

Un’eventuale riforma, pertanto, dovrebbe volgersi nella direzione di un’affermazione di quelle associazioni che non si limitino ad un controllo esterno ma seguano, passo per passo, l’attività dei propri soci e rimangano in simbiosi con loro, piccoli e medi amministratori, che vivono decorosamente del proprio lavoro, con le giuste ambizioni, ma con precise regole di correttezza e diligenza, e non di quelle che tentino di difendere i privilegi di coloro che, forse complici, una parte di condomini (che per la verità sono sempre meno) hanno monopolizzato, fino ad oggi, il mercato.

 
Il segretario Nazionale ALAC
Aldo Postani



Riscaldamento

RISCALDAMENTO : IMPIANTI CENTRALIZZATI DPR 26 

AGOSTO 1993N. 412 - DPR 21 DICEMBRE 1999 N. 551

Proprietari di casa, inquilini e amministratori condominiali sono i destinatari della legge 9 gennaio 1991 n. 10 e del regolamento di attuazione sancito dal DPR del 26 agosto 1993(*), modificato dal DPR del21 dicembre 1999(**) in materia di progettazione, installazione, esercizio e manutenzione degli impianti termici degli edifici, ai fini del contenimento dei consumi di energia.
Le integrazioni e le modifiche apportate al primo decreto di attuazione(finalizzato ad un risparmio energetico nel settore del riscaldamento degli edifici,ad una riduzione dell’inquinamento ambientale e ad un miglioramento delle condizioni di sicurezza degli impianti) hanno precisato alcuni punti poco chiari e incrementato notevolmente le responsabilità e gli adempimenti di installatori e manutentori.
CHI E’ RESPONSABILE?
Responsabile del funzionamento della caldaia e della sua manutenzione ordinaria è l’occupante dei locali (proprietario, inquilino, usufruttuario) o il suo rappresentante (amministratore condominiale) oppure un altro soggetto da lui delegato (terzo responsabile).
Responsabile della manutenzione straordinaria dell’impianto è, invece, il proprietario dei locali o il suo rappresentante oppure altra persona delegata (terzo responsabile).
CHI E’ IL TERZO RESPONSABILE?
Il responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto , ove non possieda i requisiti necessari o non intenda provvedere direttamente, affida le operazioni a soggetti abilitati alla manutenzione straordinaria degli impianti ( legge 46 del 5 marzo 1990)
Il terzo responsabile deve essere unico per la gestione della manutenzione ordinaria, straordinaria e l’esercizio dell’impianto e deve possedere conoscenze tecniche, economiche ed organizzative adeguate alla complessità dell’impianto a lui affidato; inoltre per gli impianti superiori a 350 Kw deve essere iscritto ad albi nazionali tenuti dalla pubblica amministrazione e pertinenti per categoria quali , ad esempio, l’albo nazionale dei costruttori oppure mediante l’iscrizione ad elenchi equivalenti della Unione Europea, oppure mediante certificazione del soggetto, ai sensi delle norme UNI EN ISO della serie 9.000 per l’attività di gestione e manutenzione degli impianti termici da parte di un organismo accreditato e riconosciuto a livello italiano o europeo.
L’ atto di assunzione di responsabilità da parte del terzo, che lo espone alle sanzioni amministrative previste dalla legge 10/91, deve essere redatto in forma scritta e consegnato al proprietario. Il terzo eventualmente incaricato non può delegare ad altri le responsabilità assunte e può ricorrere solo occasionalmente al subappalto delle attività di sua competenza. Il ruolo di terzo responsabile di un impianto è incompatibile con il ruolo di fornitore di energia per il medesimo impianto a meno che la fornitura sia effettuata nell’ambito di contratti particolari (art. 6 dpr 21 dicembre 1999). Il terzo nominato responsabile dell’esercizio e della manutenzione deve comunicare entro sessanta giorni la propria nomina all’ente locale competente per i controlli ( legge 10/91); al medesimo ente vanno comunicate eventuali revoche, dimissioni o variazioni di consistenza o titolarità dell’impianto.
Il nome del terzo responsabile deve essere riportato con evidenza sul libretto di impianto o sul libretto centrale
OBBLIGHI DI ESERCIZIO
Gli impianti di riscaldamento hanno dei limiti di accensione sia per orario che per periodi dell’anno in base a dove è situato l’immobile. Inoltre la media aritmetica delle temperature dell’aria nei diversi ambienti di ogni singola unità immobiliare non deve superare i seguenti valori:
a) 18° C + 2° C di tolleranza per gli edifici industriali e artigianali
b) 20° C + 2° C di tolleranza per tutti gli altri edifici
Per gli impianti di vecchio tipo sono previsti determinati orari giornalieri di accensione e periodo di esercizio
a seconda delle sei zone climatiche individuate su tutto il territorio nazionale in base alla temperatura media registrata durante l’anno (ciascuno dei circa 8.100 comuni italiani appartiene a una di queste zone energetiche). Vi sono inoltre altre regole: l’impianto va acceso dopo le 5 di mattino e chiuso entro le 23 (tranne la zona F) le ore del giorno permesse possono essere frazionate in due o più periodi.
Per conoscere la propria zona di riferimento è possibile rivolgersi al Comune oppure consultare la Gazzetta Ufficiale n. 242 del 14 ottobre 1993 riportante l’elenco completo.
Per gli impianti di nuovo tipo, invece, non esistono limitazioni nell’orario. Sono considerati di nuovo tipo i seguenti impianti:
- centralizzati con sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del consumo energetico(obbligatorio dal 30 giugno 2000 in tutti i nuovi edifici con riscaldamento centralizzato)
- con cronotermostato e con un certo rendimento termico previsto dalla legge
- con teleriscaldamento, cogeneratori e altri impianti particolari
L’amministratore deve appendere accanto la caldaia in un luogo ben visibile un cartello riportante nome dell’immobile, comune ed altitudine, zona climatica, periodo annuale e orario di attivazione della caldaia, dati del responsabile dell’esercizio e della manutenzione.

 
ZONE ENERGETICHE

 

ACCENSIONE MAX ORE
PERIODI DI ACCENSIONE
A
6
1 dicembre - 15 marzo
B
8
1 dicembre - 31 marzo
C
10
15 novembre - 31 marzo
D
12
1 novembre - 15 aprile
E
14
15 ottobre - 15 aprile
F
nessun limite
nessun limite

 

OBBLIGHI DI MANUTENZIONE
Le operazioni di controllo ed eventuale manutenzione dell’impianto termico devono essere eseguite conformemente alle istruzioni tecniche per la regolazione, l’uso e la manutenzione elaborate dal costruttore dell’impianto.
Al termine delle operazioni di controllo e manutenzione dell’impianto, l’operatore ha l’obbligo di redigere e sottoscrivere un rapporto da rilasciare al responsabile dell’impianto che deve sottoscriverne copia per ricevuta.
L’originale del rapporto dovrà essere conservato ed allegato al libretto di centrale o d’impianto. In caso di impianti di riscaldamento unifamiliari, di potenza inferiore a 35 Kw il rapporto dovrà essere conforme al modello dell’allegato H del DPR 21 dicembre 1999.
Elenchiamo alcuni degli adempimenti previsti per la manutenzione ordinaria ( per un elenco completo che tenga conto delle caratteristiche dei singoli impianti consultare interamente la normativa presa in considerazione e le norme UNI):
- per le caldaie con potenza uguale o superiore a 35 Kw si devono eseguire le operazioni di manutenzione almeno una volta all’anno all’inizio del periodo di riscaldamento.
- per le caldaie con potenza uguale o superiore a 350 Kw sono previsti due controlli : uno all’inizio del periodo di riscaldamento, uno a metà dello stesso periodo per controllare il solo rendimento di combustione.
- controllo del consumo di acqua mediante lettura del contatore ogni due mesi
- controllo del serbatoio del gasolio una volta all’anno, prima dell’accensione
- verifica approfondita del serbatoio del gasolio (occorre smontare la caldaia) ogni 5 anni.
- controllo bimestrale del rendimento di combustione percentuale
- pulizia della caldaia ogni volta che la temperatura dei fumi superi di 50° C quella misurata a caldaia pulita.
Per la manutenzione straordinaria possono essere necessarie, a seconda del caso, la relazione tecnica (***)sul modello previsto dal decreto ministeriale del 13 dicembre 1993 e autorizzazione da parte del Comune (silenzio-assenso).
Ogni impianto deve essere munito di un particolare documento il cosiddetto “libretto” sul quale vanno annotate le caratteristiche dell’impianto e tutti gli interventi di manutenzione e conservazione. Per le caldaie con potenza fino a 35 Kw il documento prende il nome di “libretto d’impianto” (conforme all’allegato G DPR 412 26/08/93),mentre per gli impianti di potenza uguale o superiore a 35 Kw viene chiamato “libretto di centrale” (conforme all’allegato F DPR 412 26/8/93).
Per le nuove installazioni e per le ristrutturazioni o i cambi della caldaia l’installatore deve provvedere alla intestazione e compilazione iniziale del libretto all’atto della prima messa in servizio, previo rilevamento dei parametri di combustione. La ditta installatrice, quando ha completato i lavori di realizzazione dell’impianto termico,
è in grado di verificarne la sicurezza e funzionalità nel suo complesso ed è tenuta a rilasciare la dichiarazione di conformità ( legge 46/90) e ad inviare all’ente competente per i controlli previsti dalla legge copia della scheda identificativa , contenuta nel libretto, firmata dal responsabile dell’esercizio e della manutenzione.
Per gli impianti preesistenti, la compilazione iniziale del libretto, previo rilevamento dei parametri di combustione, nonché la compilazione per le verifiche periodiche deve essere effettuata dal responsabile dell’esercizio e della manutenzione.
I libretti sono composti di più parti tra le quali: descrizione degli apparecchi e delle loro caratteristiche, risultati dei controlli effettuati durante la manutenzione dell’impianto, annotazioni particolari a seconda che l’impianto sia centralizzato o individuale.
POTENZA DELLA CALDAIA
RESPONSABILE DELL’IMPIANTO
MANUTENZIONE
VERIFICHE STRUMENTALI DEL RENDIMENTO DI COMBUSTIONE
inferiore a 35 Kw
(30.100 Kcal/h)
occupante
o
ditta abilitata L. 46/90
ditta abilitata L. 46/90
una volta all’anno
ditta abilitata L. 46/90
una volta ogni due anni
da 35 Kw a 350 Kw
(da 30.100 a 301.000 Kcal/H)
amministratore
o
ditta abilitata L. 46/90
(in possesso di patentino L. 615/66 oltre 232 Kw)
ditta abilitata L. 46/90
una volta all’anno
(salvo indicazioni più restrittive norme UNI e CEI)
ditta abilitata L. 46/90
una volta all’anno
superiore a 350 Kw
(301.000 Kcal/h)
amministratore
o
ditta abilitata L. 46/90
(in possesso patentino L. 615/66)
ditta abilitata L: 46/90
una volta all’anno
(salvo indicazioni più restrittive norme UNI e CEI)
ditta abilitata L. 46/90
due volte all’anno
I CONTROLLI
I controlli sono affidati ai comuni con più di 40.000 abitanti e alle province per la restante parte del territorio
Le verifiche, necessarie ad accertare l’effettivo stato di manutenzione e di esercizio, devono essere effettuate con cadenza almeno biennale e con onere a carico degli utenti ed anche avvalendosi di organismi esterni aventi specifica competenza tecnica. I risultati dei controlli eseguiti sugli impianti termici devono essere allegati al libretto di centrale o di impianto. Entro il 31 dicembre 2000, e da quella data ogni due anni, gli enti di cui sopra devono inviare alla regione di appartenenza, e per conoscenza al Ministero dell’ Industria, una relazione sullo stato di efficienza, sulle caratteristiche degli impianti termici e sui risultati dei controlli.
Al fine di redigere un catasto degli impianti esistenti, gli enti locali competenti possono richiedere alle società distributrici di combustibile , che sono tenute a provvedere entro 90 giorni, di comunicare l’ubicazione e la titolarità degli impianti da esse forniti nell’ultimo anno.
SANZIONI 
Accensione dell’impianto in ore o in giorni non consentiti, superamento temperatura massima, mancata manutenzione o compilazione libretto caldaia
da 1 a 5 milioni

 

Contratto di terzo responsabile difforme dalle norme
1/3 dell’importo del contratto
Mancato adeguamento dell’impianto alle norme di sicurezza (legge 46/90)
da 0,5 a 5 milioni

 * DPR 26 agosto 1993 n. 412Gazzetta Ufficiale n. 242 del 14 ottobre 1993

** DPR 21 dicembre 1999 n. 551 Gazzetta Ufficiale n. 81 del 06 aprile 2000
***Decreto del ministero dell’Industria 13 dicembre 1993 Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20 dicembre 1993
       Oriana Negro
 



Corsi ALAC per amministratori condominiali 52° CORSO A NUMERO CHIUSO - NON EFFETTUARE VERSAMENTI PRIMA DI RICEVERE IL PARERE FAVOREVOLE DELLA SEGRETERIA
Responsabile Scientifico: Avv. Paolo Gatto

Responsabile Organizzativo: Paolo Pisana


    Con il patrocinio della Provincia di Genova


52° Corso per "Amministratori di Condominio"

 

Inizio lezioni:  11 NOVEMBRE 2014

 

Iscrizioni a numero chiuso.

Le lezioni si svolgeranno tutti i Martedì ed i Giovedì

dalle ore 17:00 alle ore 20:00 presso il Salone ALAC
(Associazione Liberi Amministratori Condominiali)

piazza G. Verdi n. 4 int. 1  16121 Genova [davanti alla Stazione ferroviaria Brignolei] - tel. 010 561113 o 010 584268

 

Il Corso si concluderà, con gli esami finali in forma scritta ed orale.

Verrà consegnato a fine Corso: "Attestato di frequenza e profitto".


ALAC è la prima associazione ad essere stata inserita nell'elenco delle associazioni professionali che rilasciano attestato di qualità, previsto dall'art. 2 comma 7 della legge 4/2013 legge che ha riformato le professioni non regolamentate, tra cui quella dell'amministratore di condominio, come pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, consultabile al seguente link:

SviluppoEconomico.gov.it


il Corso è conforme a quanto disposto dal decreto n. 140 del 13 agosto 2014 del Ministero di Giustizia, in vigore dal 09.10.2014.


Informazioni ed iscrizioni al Corso,
possono essere ricevute presso la Segreteria dell'ALAC
(dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 12:00 e
dalle ore 15:00 alle ore 18:00).
Per informazioni e per richieste vai alla pagina CONTATTI
I consulenti restano a disposizione di tutti i Soci.

 

Brochure corso: Scarica la brochure

Scheda iscrizione: Scarica la scheda

 

 



 


Giurispudenza - Parte statica
PARTE STATICA:
Parti comuni:
Parti comuni e titolo:

Cass. 4963/01: Qualora un regoalmento contrattuale contenga divieti di adibire unità ad attività rumorose, non si applica l'art. 844 c.c., ma è sufficiente, a fare scattare il divieto, che l'attività svolta sia potenzialmente idonea ad integrare attività rumorosa (nella specieintrattenomento di cilienti con musica).

Cass. 11684/00: Il regolamento contrattuale può imporre pesi su alcune proprietà a favore di altre (servitù, tra scrivibili) o prestazioni di condomini a favore di altri (oneri reali) ovvero può imporre limiti al godimento di unità immobiliari (obbligazioni propter rem).   Tale ultima fattispecie si prescrive come un qualsiasi diritto se non esercitata.

Cass. 4953/01: Qualora una parte di un edificio sia ricompresa nell'art. 1117 c.c., spetta al condomino che ne reclami la proprietà dimostrarne l'esclusiva titolarità a mezzo valido titolo (nella specie veniva escluso l'esclusività dell'ultima parte del vano di accesso alle rampe delle autorimesse che serve solo l'ultimo garage, in quanto non era dimostrato che al momento della formazione del condomnio vi fosse stata attribuzione di proprietà esclusiva).

Diritti e doveri sulle parti comuni:

Cass. 855/00: Il possesso dei condomini sulle parti comuni si esercita diversamente a seconda che le cose siano oggettivamente utili alle singole unità immobiliari o siano utili soggettivamente.
 
Cass. 5666/00: La cosa comune, ai sensi dell’art. 1102 c.c può essere usata dal condomino anche in modo particolare, e diverso dal suo normale uso, se ciò non alteri l’equilibrio tra le concorrenti utilizzazioni attualio potenziali degli altri condomini.

Cass. 8886/00: L'uso della cosa comune, da parte di ciscun partecipente, ai sensi dell'art. 1102 c.c., incontra due limiti fondamentali nel divieto di alterare la destinazione della cosa comune, e nel divieto di impedire agli altri partecipenti di farne parimenti uso.

Cass. 7489/01: IL condominio non è tenuto ad intervenire a favore del condomino quando l'insufficiente riscaldamento dell'appartamento di quest'ultimo non sia dovuto a carenza dell'impianto ma del sistema di isolamento della sua unità  immobiliare.

T.VR. 1224/00: Il diritto del condomino ad installare una stazione base per telefonia sul tetto un'antenna telefonica non necessità di approvazione assembleare, atteso che l'assemblea non può limitare il suo diritto di cui all'art. 1102; va, comunque, tutelato in via d'urgenza, il diritto alla salute del condomino che viene esposto all'inquinamento da elettrosmog in misura apprezzabilmente superiore alla generalità della popolazione, e ciò mediante l'ordine di sgombero del manufatto.

T. PC. 1135/00: La sostituzione del tetto in lastrico solare calpestabile, operata dal proprietario dell'ultimo piano, costituisce innovazione illecita e non rientrante tra i poteri di cui all'art. 1102 c.c.

T. BO. 2695/00: I muri delimitativi del vano scale non sono accessori alle medesime, ma costituiscono strutture portanti dell'edificio.

Ripartizione:

Cass.8292/00: Tra le spese condominiali è necessario distinguere quelle necessarie per la conservazione, da quelle soggettive per il godimento effettivo. Riguardo alle prime, la ripartizione andrà eseguita in relazione alle quote, trattandosi di obbligazione propter rem,mentre le seconde dovranno essere ripartite sulla base del consumo effettivo. 

Cass. 637/00: I balconi non rappresentano parti condominiali in quanto non necessari all’esistenza dell’edificio. I principi di cui all’art. 1125 c.c. (volte e solai) sono applicabili ai balconi soltantonelle ipotesi in cui la soletta integri la stessa funzione di quella interna; ciò non avviene nei balconi aggettanti. Il calpestio, il celino ed il parapetto hanno titolarità diverse. Il calpestio è di titolarità dei piani soprastanti, mentre gli elementi architettonici presenti nel celino e nel frontalino assumono rilevanza condominiale.

Cass. 7603/99: 
Il rivestimento e gli elementi decorativi del fronte e della parte sottostante della soletta del balcone assolvono funzioni di decoro architettonico, a meno che l’edificio non sia totalmente privo di qualsiasi uniformità architettonica.

Cass. 568/00:Gli elementi decorativi dei balconi , svolgendo una funzione di tipo estetico, costituiscono parti comuni, con la conseguenza che la spesa relativa al rifacimento va ripartita tra tutti i condomini in misura proporzionale alla proprietà.

Cass: 16067/00: La terrazza a livello, essendo destinata a dare un affaccio all'immobile a cui appartiene, può essere equiparata al lastrico soltanto quando assolva a funzioni essenziali di copertura dell'edificio.

Cass. 7727/00: Il proprietario della terrazza a livello risponde dei danni provocati al condomino coperto, se sussiste colpa, essendo inapplicabile l'art. 1126 c.c.

C. App. Taranto:  Mentre nelle ipotesi di lastrico solare, in caso di infiltrazioni, la ripartizione della spesa di risarcimento del danno va eseguita sulla base dell'art. 1126 c.c., nelle ipotesi di terrazza a livello,   è necessaario verificare il proprietario del bene che ha la custodia del bene, il quale è tenuto a vigilare che non vengano prodotti danni ai sensi dell'art. 2051 c.c.

T. Busto Arsizio 1075/01:  Qualora un condomino venga danneggiato da un ingorgo della fognatura a causa di un atto colposo di un condomino non individuato, il condominio non è responsabile dei fatti e non è tenuto al risarcimento del danno.

T. SA 542/01:I balconi aggettanti non sono condominiali ma privati; sono condominiali solo gli elementi decorativi e i rivestimenti dei frontalini e dei celini.

Innovazioni vietate:
 

Cass. 4190/00:Le norme sulle distanze delle costruzioni dalle vedute si applicano anche agli edifici in condominio, in quanto l'art. 1102 non deroga all'art. 907 c.c.

Cass. 6921/01: Esula dai diritti del condomino ai sensi dell'art. 1102 ed è pertanto illegittima la creazione di un vano nel sottosuolo condominiale quando tale vano sia ad esclusivo uso del condomino medesimo ed abbia un estensione ed una consistenza tale da impedire agli altri condomini di fare pari uso del sottosuolo.

Cass. 15390/00: Al fine di verificare la legittimità dell'apertura di una porta finestra da parte di un condomino su prato comune è necessario verificare 1)-se il prato comune è accessorio allo stabile, in caso contrario l'apertura è illecita 2)-in caso affermativo, se realizzi una migliore utilizzazione dell'area o invece ne alteri la destinazione a carico degli altri condomini; nel primo caso il diritto del condomino rientrerà nelle previsioni dell'art. 1102, nella seconda ipotesi si tratterà di innovazione vietata.

 



Giurisprudenza - Parte dinamica

PARTE DINAMICA:
Ente Condominio:

Cass.7891/00: Il condominio non è un soggetto giuridico dotato di personalità giuridica, per cui l'Amministratore ha solo una rappresentanza che non priva i condomini di poter agire personalmente a tutela dei propri diritti, costituendosi, anche personalmente, e per la prima volta, in appello.

Organi:
Amministratore:

Cass. 10815/00: L'amministratore di condominio configura un rapporto di mandato con rappresentanza, per cui alla scadenza del rapporto, è tenuto a restituire tutte le somme in suo possesso a prescindere dalla gestione cui le somme si riferiscono.

Cass. Penale 19678/01: Incombe sull'amministratore il dovere di eliminare ogni pericolo di crollo in un edificio (nellaspecie un pezzo di cornicione), per cui la responsabilità dei condomini sussiste solo quando l'amministratore, per un fatto accidentale, non abbia potuto provvedere.

Cass. 4706/01: I procedimenti per la nomina e la revoca di amministratore, essendo ricompresi tra quelli non contenzionsi di volontaria giurisdizione, non sono sottoposti alla disciplina della soccombenza, per cui le spese legali fanno carico al procedente.

T.Bo 1471/00: L'effetto purgativo della vendita giudiziaria non si applica in limitazione all'art. 63 disp. att. c.c., in quanto l'acquirente rimane vincolato alle spese sorte nell'anno in corso e in quello precedente anche se l'immobile è stato acquistato all'asta.    I crediti del condominio necessari per il mantenimento della cosa comune devono essere assegnati dal Giudice in prededuzione agli altri creditori.

T. GE 1501/01: Qualora il compenso dell'amministratore sia concordato in via forfettaria, non è dovuto compenso straordinario per lavori specifici.

Assemblea:

Cass. 697/00: In mancanza di una norma che disponga altrimenti, non esistono limiti di orario alla convocazione di un'assemblea.    Per cui non vi sono conseguenze sulle decisioni prese in seconda convocazione, se la prima sia andata deserta a causa dell'orario notturno.

Cass. 126/00: Non rientra tra le competenze dell’assemblea modificare i criteri di ripartizione di cui alla legge o al regolamento contrattuale, per cui la relativa delibera è nulla, mentre rientra la concreta ripartizione di una spesa, anche eseguita su principi illegittimi, per cui la relativa delibera è meramente annullabile.


Cass. Pen. 3031/01: Occorre l'unanimità al fine di dare mandato all'amministratore per procedere con querela nei confronti di chi si è macchiato di reati nei confronti del condominio (nella specie sottrazione di energia elettrica).

Cass. 4721/01: Nei condomini minimi (formati da due soli condomini) non si applicano le maggioranze relative al condominio (non essendo possibile raggiungere le maggioranze di "teste") per cui si applicano quelle relative alla comunione (artt. 1105, 1106 c.c.).

Atti :


Delibere assembleari

Cass. 15010/00: La delibera assembleare non può approvare in blocco genericamente le spese, ma deve distinguere analiticamente le spese per l'uso delle parti comuni e le spese di manutenzione (sia ordinaria che straordinaria).

Cass. 2301/01: Il principio secondo il quale è nulla la delibera che modifica i criteri di ripartizione di cui all'art. 1123 ma è annullabile quella che, in concreto, ripartisce le spese su criteri sbagliati, non si applica quando l'assemblea consapevolmente deroghi una tantum i criteri di ripartizione di una spesa nel qual caso la delibera è nulla.


Cass. 13013/01: Come avviene per le società, sono nulle le delibere che hanno oggetto impossibile o illecito (norme di ordine pubblico), che esorbitino dalla competenza dell'assemblea, o che violino diritti inviolabili dei singoli, mentre sono annullabili quelle affette da vizi di convocazione o approvate con una maggioranza insufficiente.

C. A. Lecce  (Taranto) 257/98: L'azione di annullamento non è esperibile se la delibera viziata è stata sostituita da una legittima.


T. Busto Arsizio: 1315/00:Il sindacato dell'Autorità Giudiziaria non può estendersi alla valutazione del merito e alla discrezionalità dell'assemblea, essendo limitato alla legittimità; la valutazione si estende all'eccesso di potere, quando la volontà dell'assemblea è deviata a finalità estranee a quelle collettive.


T. Bs 3066/00: E nulla la delibera che abbia aggiunto dei divieti a quelli già esistenti nel regolamento di condominio, atteso che l'assemblea non può limitare i diritti dei condomini ma solo disciplinarli.

T.NA 28/11/00: il principio secondo il quale solo l'assente o il dissenziete può impugnare la delibera annullabile, non si applica se il condomino, presente per delega, ha votato favorevolmente ad un punto che non figurava all'ordine del giorno, atteso che, in questo caso, il delegato ha votato in difetto di valida procura, ovvero senza poteri.

T. BO. 639/00: Non costituisce innovazione, da approvarsi con la relativa maggioranza, la installazione di una recizione metallica sostitutiva di paletti, atteso che non viene mutata l'entità materiale del bene, attarverso la sua radicale trasformazione.

Atti dell'amministratore:

Cass. 15283/00:L'amministratore è tenuto, secondo l'ordinaria diligenza, al fine di assicurare la corretta convocazione dell'assemblea, a svolgere le dovute indagini per rintracciare i condomini non più presenti al precedente recapito, anche chiedendo notizie agli altri condomini.


FISCO- AGEVOLAZIONI SULLA CASA

IL 36% SULL'INTERVENTO UNICO PLURIENNALE

Nel 1999 ho iniziato lavori di ristrutturazione di un immobile abitativo in relazione ai quali ho prodotto comunicazioni per la detrazione del 41 per cento.

I lavori sono proceduti lentamente, tant'è che verranno ultimati, presumibilmente, entro il 2002. Per le spese sostenute nel 1999 ho chiesto la detrazione Irpef nella misura del 41%, per quelle sostenute nel 2000 nella misura del 36 per cento.

Potrò furire del 36% anche per le spese che sto sostenendo nel 2001 ed eventualmente anche per quelle che sosterrò entro il 30 giugno 2002?

 

Luigi Stassano - CASALMAGGIORE

Nell'ipotesi descritta sembra trattarsi di un unico intervento iniziato nel 1999 con lavori di durata pluriennale. In questo caso nell'ipotesi in cui non sussistano nuovi interventi rispetto a quelli abilitati dal provvedimento urbanistico del 1999 (Dia, autorizzazione o concessione edilizia), la detrazione Irpef continua ad applicarsi per tutti i pagamenti delle spese effettuati con bonifico bancario ed eseguiti entro il prossimo 31 dicembre 2001 (termine prorogato nel disegno di legge finanziaria in discussione in Parlamento al 30 giugno 2002). A questo fine, infatti, si sottolinea che non rileva ai fini dell'ammissibilità dei benefici la data di esecuzione dei lavori o quella di emissione della fattura, ma la data del bonifico bancario.

Nell'ipotesi, per contro, di nuovo intervento per il quale occorre un nuovo provvedimento urbanistico, ai fini della detrazione Irpef è necessario attivare una nuova procedura per la richiesta dei benefici (comunicazione al centro servizio e all'Asl).










Covegni

 





Convegni Alac Genova
CALENDARIO 2018
 
Indirizzo:
Auditorium CARIGE (via D. Chiossone n.3, adiacenze piazza De Ferrari)
 
Orario:
15:30–18:30 (per tutte le lezioni)
 
Date:
08 febbraio 2018

05 aprile 2018

03 maggio 2018

07 giugno 2018

20 settembre 2018


Rivista Alac - Pagina 1



Rivista Alac - Pagina 2



Rivista Alac - Pagine 3



Rivista Alac - Pagina 4



Rivista Alac - Pagina 5



Quorum maggioranze assemblari
OGGETTO DELLE DELIBERE
PRIMA CONVOCAZIONE
 
SECONDA CONVOCAZIONE
 
 
Condomini
Valore
Condomini
Valore

Amministrazione - nomina revoca e riconferma

- compenso
 50 % + 1 intervenuti
50 % + 1 intervenuti
Almeno ½
Almeno ½
50 % + 1 intervenuti
1/3 condomini
 Almeno ½
Almeno 1/3
 
 
 
 
 
Impiego residui attivi
50 % + 1 intervenuti
Almeno 1/2
1/3 condomini
Almeno 1/3
 
 
 
 
 

Innovazioni- per il miglioramento o per l’uso più comodo o per ottenere un maggior rendimento delle cose comuni ( art.1120 cc 1 comma)

- che possono recare pregiudizio alla stabilità od alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano alcune parti dell'edificio inservibili all’uso od al godimento anche di un solo condomino (art.1122 c.c. 2 comma)

50 % + 1 intervenuti 
Unanimità
Almeno 2/3 
1000/1000
50 % + 1 intervenuti 
unanimità
Almeno 2/3 
1000/1000
 
 
 
 
 
Leggi speciali
superamento barriere architettonichecostruzione parcheggi sotterranei e locali piano terraTrasformazione impianti di riscaldamento per contenimento energeticoInterventi di recupero dell’edificio condominiale

50 % + 1 intervenuti 50 % + 1 intervenuti 

50 5 + 1 intervenuti

 Almeno ½Almeno ½Almeno 51 % 

Almeno ½

Almeno 1 /3 50 % + 1 intervenuti 

50 % + 1 intervenuti

Almeno 1/3 Almeno ½Almeno 51 % 

Almeno ½
 
 
 
 
 
 

Liti attive e passive

- relative e materie che esorbitano dalle attribuzioni dell’amministratore

Prima convocazione  Condomini
50 % + 1 intervenuti
Prima convocazione Valore
Almeno 1/2
Seconda convocazione Condomini
50 % + 1 intervenuti
Seconda convocazione Valore
Almeno 1 /2
 
 
 
 
 
Preventivi di spesa
spese ordinarie annuali
opere di manutenzione straordinaria e costituzione fondo speciale
50 % + 1 intervenuti 
50 % + 1 intervenuti
Almeno ½
Almeno ½
1/3 condomini 
1/3 condomini
Almeno 1/3 
Almeno 1/3
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Regolamento
approvazione (art. 1138 c.c., 3 comma) modifiche  inerenti ai valori proporzionali delle quote millesimali per errore o notevole cambiamento del rapporto originario fra le singole quote (art. 69 DD.AA. c.c.)
Modifiche che implichino variazioni nei diritti soggettivi sulle cose comuni o sul potere di disporre dei condomini sulle parti di proprietà esclusiva.

50 % + 1  intervenuti  50 % + 1 intervenuti 50 % + 1 intervenuti 

Unanimità
Almeno ½Almeno ½1000/1000 
1000/1000

50 % + 1 intervenuti 50 5 + 1 intervenuti unanimità

Unanimità
Almeno ½Almeno ½1000/1000 
1000/1000
 
 
 
 
 
Rendiconto annuale
50 % + 1 intervenuti
Almeno 1/2
1/3 condomini
Almeno 1/3
 
 
 
 
 
 
Ricostruzione dell’edificio
per perimento inferiore ai ¾ del valore (art.t. 1128 c.c., comma 1)
per il perimento totale o superiore ai ¾ del valore ( art.1136 c.c.)

50 % + 1 intervenuto Unanimità

 
Almeno ½
1000/1000
50 % + 1intervenuti 
Unanimità
Almeno ½1000/1000 
 
 
 
 
 
 

Riparazioni straordinarie di notevole entità ( art.1136 c. c. , comma 4 )

50 % + 1 intervenuto
Almeno 1/2
50 % + 1 Intervenuti
Almeno ½
 
Oggetto delibere
Prima Convocazione
Seconda convocazione
Prima convocazione
Seconda convocazione
 
 
 
 
 

Ripartizione spese tra condomini ( art. 1136 )

50 % + 1 Intervenuti
Almeno 1/2
1/3 condomini
Almeno 1/3
 

Scioglimento del condominio :quando per rendere possibile la divisione in parti autonome occorrano modifiche allo stato attuale dell’edificio per la diversa sistemazione dei locali e dipendenze tra i condomini ( art. 62 DD.AA. 2 comma )

- Quando l’edificio può suddividersi in parti che abbiano caratteristiche di edifici autonomi ( art. 61 DD AA, c.c., 1 e 2 comma )

 50 % + 1 condomini 
50 % + 1 condomini
 Almeno 2/3 
Almeno 1/2
 50 % + 1 condomini 
50 % + 1 intervenuti
 Almeno 2/3 
Almeno ½

Sopraelevazione :

- pregiudizievole per le condizioni statiche, per l’aspetto architettonico o che arrechi una notevole diminuzione di aria e/o luce ai piani sottostanti (art. 61 DD.AA., c.c., 1 e 2 comma )

 
Unanimità
1000/1000
Unanimità
1000/1000

Tutte le altre deliberazioni che non richiedono maggioranze espressamente previste dalla legge0

50 + 1 condomini
Almeno 1/2
1/3 condomini
Almeno 1/3
UNANIMITA’ CONDOMINIALE :

costituzione di diritti reali, Vendita, Acquisto, Approvazione Tabelle Mill., Modifica criterio spese.

 



Testo legge riforma degli affitti

Capo I
LOCAZIONE DI IMMOBILI ADIBITI AD USO ABITATIVOArt. 1.
(Ambito di applicazione).

1. I contratti di locazione di immobili adibiti ad uso abitativo, di seguito denominati "contratti di locazione", sono stipulati o rinnovati, successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dei commi 1 e 3 dell'articolo 2.2. Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3, 4, 7, 8 e 13 della presente legge non si applicano:
a) ai contratti di locazione relativi agli immobili vincolati ai sensi della legge 1^ giugno 1939, n. 1089, o inclusi nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, che sono sottoposti esclusivamente alla disciplina di cui agli articoli 1571 e seguenti del codice civile qualora non siano stipulati secondo le modalità di cui al comma 3 dell'articolo 2 della presente legge;
b) agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ai quali si applica la relativa normativa vigente, statale e regionale;
c) agli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche.3. Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3, 4, 7 e 13 della presente legge non si applicano ai contratti di locazione stipulati dagli enti locali in qualità di conduttori per soddisfare esigenze abitative di carattere transitorio, ai quali si applicano le disposizioni di cui agli articoli 1571 e seguenti del codice civile. A tali contratti non si applica l'articolo 56 della legge 27 luglio 1978, n. 392.4. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, per la stipula di validi contratti di locazione è richiesta la forma scritta

Art. 2.
(Modalità di stipula e di rinnovo dei contratti di locazione).

1. Le parti possono stipulare contratti di locazione di durata non inferiore a quattro anni, decorsi i quali i contratti sono rinnovati per un periodo di quattro anni, fatti salvi i casi in cui il locatore intenda adibire l'immobile agli usi o effettuare sullo stesso le opere di cui all'articolo 3, ovvero vendere l'immobile alle condizioni e con le modalità di cui al medesimo articolo 3. Alla seconda scadenza del contratto, ciascuna delle parti ha diritto di attivare la procedura per il rinnovo a nuove condizioni o per la rinuncia al rinnovo del contratto, comunicando la propria intenzione con lettera raccomandata da inviare all'altra parte almeno sei mesi prima della scadenza. La parte interpellata deve rispondere a mezzo lettera raccomandata entro sessanta giorni dalla data di ricezione della raccomandata di cui al secondo periodo. In mancanza di risposta o di accordo il contratto si intenderà scaduto alla data di cessazione della locazione. In mancanza della comunicazione di cui al secondo periodo il contratto è rinnovato tacitamente alle medesime condizioni.2. Per i contratti stipulati o rinnovati ai sensi del comma 1, i contraenti possono avvalersi dell'assistenza delle organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori.3. In alternativa a quanto previsto dal comma 1, le parti possono stipulare contratti di locazione, definendo il valore del canone, la durata del contratto, anche in relazione a quanto previsto dall'articolo 5, comma 1, nel rispetto comunque di quanto previsto dal comma 5 del presente articolo, ed altre condizioni contrattuali sulla base di quanto stabilito in appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative, che provvedono alla definizione di contratti-tipo. Al fine di promuovere i predetti accordi, i comuni, anche in forma associata, provvedono a convocare le predette organizzazioni entro sessanta giorni dalla emanazione del decreto di cui al comma 2 dell'articolo 4. I medesimi accordi sono depositati, a cura delle organizzazioni firmatarie, presso ogni comune dell'area territoriale interessata.4. Per favorire la realizzazione degli accordi di cui al comma 3, i comuni possono deliberare, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio, aliquote dell'imposta comunale sugli immobili (ICI) più favorevoli per i proprietari che concedono in locazione a titolo di abitazione principale immobili alle condizioni definite dagli accordi stessi. I comuni che adottano tali delibere possono derogare al limite minimo stabilito, ai fini della determinazione delle aliquote, dalla normativa vigente al momento in cui le delibere stesse sono assunte. I comuni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e successive modificazioni, per la stessa finalità di cui al primo periodo possono derogare al limite massimo stabilito dalla normativa vigente in misura non superiore al 2 per mille, limitatamente agli immobili non locati per i quali non risultino essere stati registrati contratti di locazione da almeno due anni.5. I contratti di locazione stipulati ai sensi del comma 3 non possono avere durata inferiore ai tre anni, ad eccezione di quelli di cui all'articolo 5. Alla prima scadenza del contratto, ove le parti non concordino sul rinnovo del medesimo, il contratto è prorogato di diritto per due anni fatta salva la facoltà di disdetta da parte del locatore che intenda adibire l'immobile agli usi o effettuare sullo stesso le opere di cui all'articolo 3, ovvero vendere l'immobile alle condizioni e con le modalità di cui al medesimo articolo 3. Alla scadenza del periodo di proroga biennale ciascuna delle parti ha diritto di attivare la procedura per il rinnovo a nuove condizioni o per la rinuncia al rinnovo del contratto comunicando la propria intenzione con lettera raccomandata da inviare all'altra parte almeno sei mesi prima della scadenza. In mancanza della comunicazione il contratto è rinnovato tacitamente alle medesime condizioni.6. I contratti di locazione stipulati prima della data di entrata in vigore della presente legge che si rinnovino tacitamente sono disciplinati dal comma 1 del presente articolo.

Art. 3.
(Disdetta del contratto da parte del locatore).

1. Alla prima scadenza dei contratti stipulati ai sensi del comma 1 dell'articolo 2 e alla prima scadenza dei contratti stipulati ai sensi del comma 3 del medesimo articolo, il locatore può avvalersi della facoltà di diniego del rinnovo del contratto, dandone comunicazione al conduttore con preavviso di almeno sei mesi, per i seguenti motivi:
a) quando il locatore intenda destinare l'immobile ad uso abitativo, commerciale, artigianale o professionale proprio, del coniuge, dei genitori, dei figli o dei parenti entro il secondo grado;
b) quando il locatore, persona giuridica, società o ente pubblico o comunque con finalità pubbliche, sociali, mutualistiche, cooperative, assistenziali, culturali o di culto intenda destinare l'immobile all'esercizio delle attività dirette a perseguire le predette finalità ed offra al conduttore altro immobile idoneo e di cui il locatore abbia la piena disponibilità;
c) quando il conduttore abbia la piena disponibilità di un alloggio libero ed idoneo nello stesso comune;
d) quando l'immobile sia compreso in un edificio gravemente danneggiato che debba essere ricostruito o del quale debba essere assicurata la stabilità e la permanenza del conduttore sia di ostacolo al compimento di indispensabili lavori;
e) quando l'immobile si trovi in uno stabile del quale è prevista l'integrale ristrutturazione, ovvero si intenda operare la demolizione o la radicale trasformazione per realizzare nuove costruzioni, ovvero, trattandosi di immobile sito all'ultimo piano, il proprietario intenda eseguire sopraelevazioni a norma di legge e per eseguirle sia indispensabile per ragioni tecniche lo sgombero dell'immobile stesso;
f) quando, senza che si sia verificata alcuna legittima successione nel contratto, il conduttore non occupi continuativamente l'immobile senza giustificato motivo;
g) quando il locatore intenda vendere l'immobile a terzi e non abbia la proprietà di altri immobili ad uso abitativo oltre a quello eventualmente adibito a propria abitazione. In tal caso al conduttore è riconosciuto il diritto di prelazione, da esercitare con le modalità di cui agli articoli 38 e 39 della legge 27 luglio 1978, n. 392.2. Nei casi di disdetta del contratto da parte del locatore per i motivi di cui al comma 1, lettere d) ed e), il possesso, per l'esecuzione dei lavori ivi indicati, della concessione o dell'autorizzazione edilizia è condizione di procedibilità dell'azione di rilascio. I termini di validità della concessione o dell'autorizzazione decorrono dall'effettiva disponibilità a seguito del rilascio dell'immobile. Il conduttore ha diritto di prelazione, da esercitare con le modalità di cui all'articolo 40 della legge 27 luglio 1978, n. 392, se il proprietario, terminati i lavori, concede nuovamente in locazione l'immobile. Nella comunicazione del locatore deve essere specificato, a pena di nullità, il motivo, fra quelli tassativamente indicati al comma 1, sul quale la disdetta è fondata.3. Qualora il locatore abbia riacquistato la disponibilità dell'alloggio a seguito di illegittimo esercizio della facoltà di disdetta ai sensi del presente articolo, il locatore stesso è tenuto a corrispondere un risarcimento al conduttore da determinare in misura non inferiore a trentasei mensilità dell'ultimo canone di locazione percepito.4. Per la procedura di diniego di rinnovo si applica l'articolo 30 della legge 27 luglio 1978, n. 392, e successive modificazioni.5. Nel caso in cui il locatore abbia riacquistato, anche con procedura giudiziaria, la disponibilità dell'alloggio e non lo adibisca, nel termine di dodici mesi dalla data in cui ha riacquistato la disponibilità, agli usi per i quali ha esercitato facoltà di disdetta ai sensi del presente articolo, il conduttore ha diritto al ripristino del rapporto di locazione alle medesime condizioni di cui al contratto disdettato o, in alternativa, al risarcimento di cui al comma 3.6. Il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto, dando comunicazione al locatore con preavviso di sei mesi.

Capo II
CONTRATTI DI LOCAZIONE STIPULATI IN BASE AD ACCORDI DEFINITI IN SEDE LOCALEArt. 4. (Convenzione nazionale).

1. Al fine di favorire la realizzazione degli accordi di cui al comma 3 dell'articolo 2, il Ministro dei lavori pubblici convoca le organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori maggiormente rappresentative a livello nazionale entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge e, successivamente, ogni tre anni a decorrere dalla medesima data, al fine di promuovere una convenzione, di seguito denominata "convenzione nazionale", che individui i criteri generali per la definizione dei canoni, anche in relazione alla durata dei contratti, alla rendita catastale dell'immobile e ad altri parametri oggettivi, nonché delle modalità per garantire particolari esigenze delle parti. In caso di mancanza di accordo delle parti, i predetti criteri generali sono stabiliti dal Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro delle finanze, con il decreto di cui al comma 2 del presente articolo, sulla base degli orientamenti prevalenti espressi dalle predette organizzazioni.
I criteri generali definiti ai sensi del presente comma costituiscono la base per la realizzazione degli accordi locali di cui al comma 3 dell'articolo 2 e il loro rispetto costituisce condizione per l'applicazione dei benefici di cui all'articolo 8.2. I criteri generali di cui al comma 1 sono indicati in apposito decreto del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla conclusione della convenzione nazionale ovvero dalla constatazione, da parte del Ministro dei lavori pubblici, della mancanza di accordo delle parti, trascorsi novanta giorni dalla loro convocazione. Con il medesimo decreto sono stabilite le modalità di applicazione dei benefici di cui all'articolo 8 per i contratti di locazione stipulati ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 in conformità ai criteri generali di cui al comma 1 del presente articolo.3. Entro quattro mesi dalla data di emanazione del decreto di cui al comma 2, il Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro delle finanze, fissa con apposito decreto le condizioni alle quali possono essere stipulati i contratti di cui al comma 3 dell'articolo 2, nel caso in cui non vengano convocate da parte dei comuni le organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori ovvero non siano definiti gli accordi di cui al medesimo comma 3 dell'articolo 2.4. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 60, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, con apposito atto di indirizzo e coordinamento, da adottare con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, sono definiti, in sostituzione di quelli facenti riferimento alla legge 27 luglio 1978, n. 392, e successive modificazioni, criteri in materia di determinazione da parte delle regioni dei canoni di locazione per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Gli attuali criteri di determinazione dei canoni restano validi fino all'adeguamento da parte delle regioni ai criteri stabiliti ai sensi del presente comma.

Art. 5.
(Contratti di locazione di natura transitoria).

1. Il decreto di cui al comma 2 dell'articolo 4 definisce le condizioni e le modalità per la stipula di contratti di locazione di natura transitoria anche di durata inferiore ai limiti previsti dalla presente legge per soddisfare particolari esigenze delle parti.2. In alternativa a quanto previsto dal comma 1, possono essere stipulati contratti di locazione per soddisfare le esigenze abitative di studenti universitari sulla base di contratti-tipo definiti dagli accordi di cui al comma 3.3. E' facoltà dei comuni sede di università o di corsi universitari distaccati, eventualmente d'intesa con comuni limitrofi, promuovere specifici accordi locali per la definizione, sulla base dei criteri stabiliti ai sensi del comma 2 dell'articolo 4, di contratti-tipo relativi alla locazione di immobili ad uso abitativo per studenti universitari. Agli accordi partecipano, oltre alle organizzazioni di cui al comma 3 dell'articolo 2, le aziende per il diritto allo studio e le associazioni degli studenti, nonché cooperative ed enti non lucrativi operanti nel settore.

Capo III
ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI DI RILASCIO DEGLI IMMOBILI ADIBITI AD USO ABITATIVOArt. 6.
(Rilascio degli immobili).

1. Nei comuni indicati all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e successive modificazioni, le esecuzioni dei provvedimenti di rilascio di immobili adibiti ad uso abitativo per finita locazione sono sospese per un periodo di centottanta giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Il locatore ed il conduttore di immobili adibiti ad uso abitativo, per i quali penda provvedimento esecutivo di rilascio per finita locazione, avviano entro il termine di sospensione di cui al comma 1, a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, anche tramite le rispettive organizzazioni sindacali, trattative per la stipula di un nuovo contratto di locazione in base alle procedure definite all'articolo 2 della presente legge.3. Trascorso il termine di cui al comma 1 ed in mancanza di accordo fra le parti per il rinnovo della locazione, i conduttori interessati possono chiedere, entro e non oltre i trenta giorni dalla scadenza del termine fissato dal comma 1, con istanza rivolta al pretore competente ai sensi dell'articolo 26, primo comma, del codice di procedura civile, che sia nuovamente fissato il giorno dell'esecuzione. Si applicano i commi dal secondo al settimo dell'articolo 11 del decreto-legge 23 gennaio 1982, n. 9, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1982, n. 94. Avverso il decreto del pretore è ammessa opposizione al tribunale che giudica con le modalità di cui all'articolo 618 del codice di procedura civile. Il decreto con cui il pretore fissa nuovamente la data dell'esecuzione vale anche come autorizzazione all'ufficiale giudiziario a servirsi dell'assistenza della forza pubblica.4. Per i provvedimenti esecutivi di rilascio per finita locazione emessi dopo la data di entrata in vigore della presente legge, il conduttore può chiedere una sola volta, con istanza rivolta al pretore competente ai sensi dell'articolo 26, primo comma, del codice di procedura civile, che sia nuovamente fissato il giorno dell'esecuzione entro un termine di sei mesi salvi i casi di cui al comma 5. Si applicano i commi dal secondo al settimo dell'articolo 11 del citato decreto-legge n. 9 del 1982, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 1982. Avverso il decreto del pretore il locatore ed il conduttore possono proporre opposizione per qualsiasi motivo al tribunale che giudica con le modalità di cui all'articolo 618 del codice di procedura civile.5. Il differimento del termine delle esecuzioni di cui ai commi 3 e 4 può essere fissato fino a diciotto mesi nei casi in cui il conduttore abbia compiuto i 65 anni di età, abbia cinque o più figli a carico, sia iscritto nelle liste di mobilità, percepisca un trattamento di disoccupazione o di integrazione salariale, sia formalmente assegnatario di alloggio di edilizia residenziale pubblica ovvero di ente previdenziale o assicurativo, sia prenotatario di alloggio cooperativo in corso di costruzione, sia acquirente di un alloggio in costruzione, sia proprietario di alloggio per il quale abbia iniziato azione di rilascio. Il medesimo differimento del termine delle esecuzioni può essere fissato nei casi in cui il conduttore o uno dei componenti il nucleo familiare, convivente con il conduttore da almeno sei mesi, sia portatore di handicap o malato terminale.6. Durante i periodi di sospensione delle esecuzioni di cui al comma 1 del presente articolo e al comma quarto dell'articolo 11 del citato decreto-legge n. 9 del 1982, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 1982, nonché per i periodi di cui all'articolo 3 del citato decreto-legge n. 551 del 1988, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 61 del 1989, come successivamente prorogati, e comunque fino all'effettivo rilascio, i conduttori sono tenuti a corrispondere, ai sensi dell'articolo 1591 del codice civile, una somma mensile pari all'ammontare del canone dovuto alla cessazione del contratto, al quale si applicano automaticamente ogni anno aggiornamenti in misura pari al settantacinque per cento della variazione, accertata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell'anno precedente; l'importo così determinato è maggiorato del venti per cento. La corresponsione di tale maggiorazione esime il conduttore dall'obbligo di risarcire il maggior danno ai sensi dell'articolo 1591 del codice civile. Durante i predetti periodi di sospensione sono dovuti gli oneri accessori di cui all'articolo 9 della legge 27 luglio 1978, n. 392, e successive modificazioni. In caso di inadempimento, il conduttore decade dal beneficio, comunque concesso, della sospensione dell'esecuzione del provvedimento di rilascio, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 55 della citata legge n. 392 del 1978.7. Fatto salvo quanto previsto dai commi 2-bis e 2-ter dell'articolo 1 del citato decreto-legge n. 551 del 1988, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 61 del 1989, nonché quanto previsto dai commi primo, secondo e terzo dell'articolo 17 del citato decreto-legge n. 9 del 1982, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 1982, è data priorità ai destinatari di provvedimenti di rilascio con data di esecuzione fissata entro il termine di tre mesi.

Art. 7.
(Condizione per la messa in esecuzione del provvedimento di rilascio dell'immobile).

1. Condizione per la messa in esecuzione del provvedimento di rilascio dell'immobile locato è la dimostrazione che il contratto di locazione è stato registrato, che l'immobile è stato denunciato ai fini dell'applicazione dell'ICI e che il reddito derivante dall'immobile medesimo è stato dichiarato ai fini dell'applicazione delle imposte sui redditi. Ai fini della predetta dimostrazione, nel precetto di cui all'articolo 480 del codice di procedura civile devono essere indicati gli estremi di registrazione del contratto di locazione, gli estremi dell'ultima denuncia dell'unità immobiliare alla quale il contratto si riferisce ai fini dell'applicazione dell'ICI, gli estremi dell'ultima dichiarazione dei redditi nella quale il reddito derivante dal contratto è stato dichiarato nonché gli estremi delle ricevute di versamento dell'ICI relative all'anno precedente a quello di competenza.

Capo IV
MISURE DI SOSTEGNO AL MERCATO DELLE LOCAZIONIArt. 8.
(Agevolazioni fiscali).

1. Nei comuni di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e successive modificazioni, il reddito imponibile derivante al proprietario dai contratti stipulati o rinnovati ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 a seguito di accordo definito in sede locale e nel rispetto dei criteri indicati dal decreto di cui al comma 2 dell'articolo 4, ovvero nel rispetto delle condizioni fissate dal decreto di cui al comma 3 del medesimo articolo 4, determinato ai sensi dell'articolo 34 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, è ulteriormente ridotto del 30 per cento. Per i suddetti contratti il corrispettivo annuo ai fini della determinazione della base imponibile per l'applicazione dell'imposta proporzionale di registro è assunto nella misura minima del 70 per cento.
2. Il locatore, per usufruire dei benefici di cui al comma 1, deve indicare nella dichiarazione dei redditi gli estremi di registrazione del contratto di locazione nonché quelli della denuncia dell'immobile ai fini dell'applicazione dell'ICI.
3. Le agevolazioni di cui al presente articolo non si applicano ai contratti di locazione volti a soddisfare esigenze abitative di natura transitoria, fatta eccezione per i contratti di cui al comma 2 dell'articolo 5 e per i contratti di cui al comma 3 dell'articolo 1.
4. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), su proposta del Ministro dei lavori pubblici, di intesa con i Ministri dell'interno e di grazia e giustizia, provvede, ogni ventiquattro mesi, all'aggiornamento dell'elenco dei comuni di cui al comma 1, anche articolando ed ampliando i criteri previsti dall'articolo 1 del decreto-legge 29 ottobre 1986, n. 708, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1986, n. 899. La proposta del Ministro dei lavori pubblici è formulata avuto riguardo alle risultanze dell'attività dell'Osservatorio della condizione abitativa di cui all'articolo 12. Qualora le determinazioni del CIPE comportino un aumento del numero dei beneficiari dell'agevolazione fiscale prevista dal comma 1, è corrispondentemente aumentata, con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, la percentuale di determinazione della base imponibile prevista dal medesimo comma. Tale aumento non si applica ai contratti stipulati prima della data di entrata in vigore del predetto decreto del Ministro delle finanze.
5. Al comma 1 dell'articolo 23 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "I redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore. Per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti come da accertamento avvenuto nell'ambito del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità è riconosciuto un credito di imposta di pari ammontare".
6. Per l'attuazione dei commi da 1 a 4 è autorizzata la spesa di lire 4 miliardi per l'anno 1999, di lire 157,5 miliardi per l'anno 2000, di lire 247,5 miliardi per l'anno 2001, di lire 337,5 miliardi per l'anno 2002, di lire 427,5 miliardi per l'anno 2003 e di lire 360 miliardi a decorrere dall'anno 2004.
7. Per l'attuazione del comma 5 è autorizzata la spesa di lire 94 miliardi per l'anno 2000 e di lire 60 miliardi a decorrere dall'anno 2001.

Art. 9.
(Disposizioni per i fondi per la previdenza complementare).

1. I fondi per la previdenza complementare regolamentati dal decreto legislativo 21 aprile 1993, n.124, che detengono direttamente beni immobili possono optare per la libera determinazione dei canoni di locazione oppure per l'applicazione dei contratti previsti dall'articolo 2, comma 3, della presente legge. Nel primo caso, tuttavia, i redditi derivanti dalle locazioni dei suddetti immobili sono soggetti all'IRPEG.

Art. 10.
(Ulteriori agevolazioni fiscali).

1. Con provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il triennio 2000-2002 è istituito, a decorrere dall'anno 2001, un fondo per la copertura delle minori entrate derivanti dalla concessione, secondo modalità determinate dal medesimo provvedimento collegato, di una detrazione ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche in favore dei conduttori, appartenenti a determinate categorie di reddito, di alloggi locati a titolo di abitazione principale, da stabilire anche nell'ambito di una generale revisione dell'imposizione sugli immobili. Per gli esercizi successivi al triennio 2000-2002, alla dotazione del fondo si provvede con stanziamento determinato dalla legge finanziaria, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.2. Le detrazioni di cui al comma 1 non sono cumulabili con i contributi previsti dal comma 3 dell'articolo 11. 

Art. 11.
(Fondo nazionale).

1. Presso il Ministero dei lavori pubblici è istituito il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, la cui dotazione annua è determinata dalla legge finanziaria, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.2. Per ottenere i contributi di cui al comma 3 i conduttori devono dichiarare sotto la propria responsabilità che il contratto di locazione è stato registrato.3. Le somme assegnate al Fondo di cui al comma 1 sono utilizzate per la concessione, ai conduttori aventi i requisiti minimi individuati con le modalità di cui al comma 4, di contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione dovuti ai proprietari degli immobili, di proprietà sia pubblica sia privata, nonché, qualora le disponibilità del Fondo lo consentano, per sostenere le iniziative intraprese dai comuni anche attraverso la costituzione di agenzie o istituti per la locazione o attraverso attività di promozione in convenzione con cooperative edilizie per la locazione, tese a favorire la mobilità nel settore della locazione attraverso il reperimento di alloggi da concedere in locazione per periodi determinati.4. Il Ministro dei lavori pubblici, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definisce, con proprio decreto, i requisiti minimi necessari per beneficiare dei contributi integrativi di cui al comma 3 e i criteri per la determinazione dell'entità dei contributi stessi in relazione al reddito familiare e all'incidenza sul reddito medesimo del canone di locazione.5. Le risorse assegnate al Fondo di cui al comma 1 sono ripartite tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. La ripartizione è effettuata ogni anno, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, dal CIPE, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano anche in rapporto alla quota di risorse messe a disposizione dalle singole regioni e province autonome ai sensi del comma 6.6. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono concorrere al finanziamento degli interventi di cui al comma 3 con proprie risorse iscritte nei rispettivi bilanci.7. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono alla ripartizione fra i comuni delle risorse di cui al comma 6 nonché di quelle ad esse attribuite ai sensi del comma 5, sulla base di parametri che premino anche la disponibilità dei comuni a concorrere con proprie risorse alla realizzazione degli interventi di cui al comma 3.8. I comuni definiscono l'entità e le modalità di erogazione dei contributi di cui al comma 3, individuando con appositi bandi pubblici i requisiti dei conduttori che possono beneficiarne, nel rispetto dei criteri e dei requisiti minimi di cui al comma 4.9. Per gli anni 1999, 2000 e 2001, ai fini della concessione dei contributi integrativi di cui al comma 3, è assegnata al Fondo una quota, pari a lire 600 miliardi per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001, delle risorse di cui alla legge 14 febbraio 1963, n. 60, relative alle annualità 1996, 1997 e 1998. Tali disponibilità sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, ad apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero dei lavori pubblici. Le predette risorse, accantonate dalla deliberazione del CIPE del 6 maggio 1998, non sono trasferite ai sensi dell'articolo 61 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e restano nella disponibilità della Sezione autonoma della Cassa depositi e prestiti per il predetto versamento.10. Il Ministero dei lavori pubblici provvederà, a valere sulle risorse del Fondo di cui al comma 1, ad effettuare il versamento all'entrata del bilancio dello Stato nell'anno 2003 delle somme occorrenti per la copertura delle ulteriori minori entrate derivanti, in tale esercizio, dall'applicazione dell'articolo 8, commi da 1 a 4, pari a lire 67,5 miliardi, intendendosi ridotta per un importo corrispondente l'autorizzazione di spesa per l'anno medesimo determinata ai sensi del comma 1 del presente articolo.11. Le disponibilità del Fondo sociale, istituito ai sensi dell'articolo 75 della legge 27 luglio 1978, n. 392, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica al Fondo di cui al comma 1.

Capo V
DISPOSIZIONI FINALIArt. 12.
(Osservatorio della condizione abitativa).

1. L'Osservatorio della condizione abitativa, istituito dall'articolo 59 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, è costituito presso il Ministero dei lavori pubblici ed effettua la raccolta dei dati nonché il monitoraggio permanente della situazione abitativa. Il Ministro dei lavori pubblici, con proprio decreto da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce l'organizzazione e le funzioni dell'Osservatorio, anche ai fini del collegamento con gli osservatori istituiti dalle regioni con propri provvedimenti.

Art. 13.
(Patti contrari alla legge).

 

1. E' nulla ogni pattuizione volta a determinare un importo del canone di locazione superiore a quello risultante dal contratto scritto e registrato.2. Nei casi di nullità di cui al comma 1 il conduttore, con azione proponibile nel termine di sei mesi dalla riconsegna dell'immobile locato, può chiedere la restituzione delle somme corrisposte in misura superiore al canone risultante dal contratto scritto e registrato.3. E' nulla ogni pattuizione volta a derogare ai limiti di durata del contratto stabiliti dalla presente legge.4. Per i contratti di cui al comma 3 dell'articolo 2 è nulla ogni pattuizione volta ad attribuire al locatore un canone superiore a quello massimo definito, per immobili aventi le medesime caratteristiche e appartenenti alle medesime tipologie, dagli accordi definiti in sede locale. Per i contratti stipulati in base al comma 1 dell'articolo 2, sono nulli, ove in contrasto con le disposizioni della presente legge, qualsiasi obbligo del conduttore nonché qualsiasi clausola o altro vantaggio economico o normativo diretti ad attribuire al locatore un canone superiore a quello contrattualmente stabilito.5. Nei casi di nullità di cui al comma 4 il conduttore, con azione proponibile nel termine di sei mesi dalla riconsegna dell'immobile locato, può richiedere la restituzione delle somme indebitamente versate. Nei medesimi casi il conduttore può altresì richiedere, con azione proponibile dinanzi al pretore, che la locazione venga ricondotta a condizioni conformi a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 2 ovvero dal comma 3 dell'articolo 2. Tale azione è altresì consentita nei casi in cui il locatore ha preteso l'instaurazione di un rapporto di locazione di fatto, in violazione di quanto previsto dall'articolo 1, comma 4, e nel giudizio che accerta l'esistenza del contratto di locazione il pretore determina il canone dovuto, che non può eccedere quello definito ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 ovvero quello definito ai sensi dell'articolo 5, commi 2 e 3, nel caso di conduttore che abiti stabilmente l'alloggio per i motivi ivi regolati; nei casi di cui al presente periodo il pretore stabilisce la restituzione delle somme eventualmente eccedenti.6. I riferimenti alla registrazione del contratto di cui alla presente legge non producono effetti se non vi è obbligo di registrazione del contratto stesso.

Art. 14.
(Disposizioni transitorie e abrogazione di norme).

1. In sede di prima applicazione dell'articolo 4 della presente legge, non trova applicazione il termine di novanta giorni di cui al comma 2 del medesimo articolo 4.2. Con l'attuazione del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, nell'articolo 6 e nell'articolo 13, comma 5, della presente legge al pretore si intende sostituito il tribunale in composizione monocratica e al tribunale il tribunale in composizione collegiale.3. Sono abrogati l'articolo 11 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, nonché gli articoli 1-bis, 2, 3, 4, 5 e 8 del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61.4. Sono altresì abrogati gli articoli 1, 3, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 54, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 66, 75, 76, 77, 78, 79, limitatamente alle locazioni abitative, e 83 della legge 27 luglio 1978, n. 392, e successive modificazioni.5. Ai contratti per la loro intera durata ed ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ad ogni effetto le disposizioni normative in materia di locazioni vigenti prima di tale data.

Art. 15.
(Copertura finanziaria).

1. All'onere derivante dall'attuazione dei commi da 1 a 5 dell'articolo 8, valutato in lire 4 miliardi per l'anno 1999 e in lire 420 miliardi a decorrere dall'anno 2000, si provvede mediante utilizzo delle proiezioni per i medesimi anni degli stanziamenti iscritti, ai fini del bilancio triennale 1998-2000, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 1998, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a lire 4 miliardi per l'anno 1999 e quanto a lire 299 miliardi per l'anno 2000, l'accantonamento relativo al Ministero dei lavori pubblici, nonché, quanto a lire 107 miliardi per l'anno 2000, l'accantonamento relativo alla Presidenza del Consiglio dei ministri e, quanto a lire 14 miliardi per l'anno 2000, l'accantonamento relativo al Ministero di grazia e giustizia.

2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 
 
 
 
 
 
 

 



Le Leggi - art.1100-1116 (la comunione)

Art. 1100 (Norme regolatrici)
Quando la proprieta' o altro diritto reale spetta in comune a piu' persone, se il titolo o la legge non dispone diversamente, si applicano le norme seguenti.

Art. 1101 (quote dei partecipanti)
Le quote dei partecipanti alla comunione si presumono eguali. Il concorso dei partecipanti, tanto nei vantaggi quanto nei pesi della comunione, è in proporzione delle rispettive quote.

Art. 1102 (Uso della cosa comune)
Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso.

Art. 1103 (Disposizione della quota)
Ciascun partecipante può disporre del suo diritto e cedere ad altri il godimento della cosa nei limiti della sua quota. Per le ipoteche costituite da uno dei partecipanti si osservano le disposizioni contenute nel capo IV del titolo III del libro VI.

Art. 1104 (Obblighi dei partecipanti)
Ciascun partecipante deve contribuire nelle spese necessarie per la conservazione e per il godimento della cosa comune e nelle spese deliberate dalla maggioranza a norma delle disposizioni seguenti, salva la facoltà di liberarsene con la rinunzia al suo diritto. La rinunzia non giova al partecipante che abbia anche tacitamente approvato la spesa. Il cessionario del partecipante è tenuto in solido con il cedente a pagare i contributi da questo dovuti e non versati.

Art. 1105 (Amministrazione)
Tutti i partecipanti hanno diritto di concorrere nell'amministrazione della cosa comune. Per gli atti di ordinaria amministrazione le deliberazioni della maggioranza dei partecipanti, calcolata secondo il valore delle loro quote, sono obbligatorie per la minoranza dissenziente. Per la validità delle deliberazioni della maggioranza si richiede che tutti i partecipanti siano stati preventivamente informati dell'oggetto della deliberazione. Se non si prendono i provvedimenti necessari per l'amministrazione della cosa comune o non si forma una maggioranza, ovvero se la deliberazione adottata non viene eseguita, ciascun partecipante può ricorrere all'autorità giudiziaria. Questa provvede in camera di consiglio e può anche nominare un amministratore.

Art. 1106 (regolamento ed amministratore)
Con la maggioranza calcolata nel modo indicato dall'articolo precedente, può essere formato un regolamento per l'ordinaria amministrazione e per il miglior godimento della cosa comune. Nello stesso modo l'amministrazione può essere delegata ad uno o più partecipanti, o anche a un estraneo, determinandosi i poteri e gli obblighi dell'amministratore.

Art. 1107 (Impugnazione del Regolamento)
Ciascuno dei partecipanti dissenzienti può impugnare davanti all'autorità giudiziaria il regolamento della comunione entro trenta giorni dalla deliberazione che lo ha approvato. Per gli assenti il termine decorre dal giorno in cui è stata loro comunicata la deliberazione. L'autorità giudiziaria decide con unica sentenza sulle opposizioni proposte. Decorso il termine indicato dal comma precedente senza che il regolamento sia stato impugnato, questo ha effetto anche per gli eredi e gli aventi causa dai singoli partecipanti.

Art. 1108 (Innovazioni ed altri atti eccedenti l'ordinaria amministrazione)
Con deliberazione della maggioranza dei partecipanti che rappresenti almeno due terzi del valore complessivo della cosa comune, si possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento della cosa o a renderne più comodo o redditizio il godimento, purché esse non pregiudichino il godimento di alcuno dei partecipanti e non importino una spesa eccessivamente gravosa. Nello stesso modo si possono compiere gli altri atti eccedenti l'ordinaria amministrazione, sempre che non risultino pregiudizievoli all'interesse di alcuno dei partecipanti. È necessario il consenso di tutti i partecipanti per gli atti di alienazione o di costituzione di diritti reali sul fondo comune e per le locazioni di durata superiore a nove anni. L'ipoteca può essere tuttavia consentita dalla maggioranza indicata dal primo comma, qualora abbia lo scopo di garantire la restituzione delle somme mutuate per la ricostruzione o per il miglioramento della cosa comune.

Art. 1109 (Impugnazione delle deliberazioni)
Ciascuno dei componenti la minoranza dissenziente può impugnare davanti all'autorità giudiziaria le deliberazioni della maggioranza: 1) nel caso previsto dal secondo comma dell'art. 1105, se la deliberazione è gravemente pregiudizievole alla cosa comune; 2) se non è stata osservata la disposizione del terzo comma dell'art. 1105; 3) se la deliberazione relativa a innovazioni o ad altri atti eccedenti l'ordinaria amministrazione è in contrasto con le norme del primo e del secondo comma dell'art. 1108. L'impugnazione deve essere proposta, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni dalla deliberazione. Per gli assenti il termine decorre dal giorno in cui è stata loro comunicata la deliberazione. In pendenza del giudizio, l'autorità giudiziaria può ordinare la sospensione del provvedimento deliberato.

Art. 1110 (Rimborso di spese)
Il partecipante che, in caso di trascuranza degli altri partecipanti o dell'amministratore, ha sostenuto spese necessarie per la conservazione della cosa comune, ha diritto al rimborso.

Art. 1111 (Scioglimento della comunione)
Ciascuno dei partecipanti può sempre domandare lo scioglimento della comunione; l'autorità giudiziaria può stabilire una congrua dilazione, in ogni caso non superiore a cinque anni, se l'immediato scioglimento può pregiudicare gli interessi degli altri. Il patto di rimanere in comunione per un tempo non maggiore di dieci anni è valido e ha effetto anche per gli aventi causa dai partecipanti. Se è stato stipulato per un termine maggiore, questo si riduce a dieci anni. Se gravi circostanze lo richiedono, l'autorità giudiziaria può ordinare lo scioglimento della comunione prima del tempo convenuto.

Art. 1112 (Cose non soggette a divisione)
1112. (Cose non soggette a divisione). Lo scioglimento della comunione non può essere chiesto quando si tratta di cose che, se divise, cesserebbero di servire all'uso a cui sono destinate (1). (1) Si veda l'art. 11 della L. 14 agosto 1971, n. 817, sul vincolo trentennale di indivisibilità, a pena di nullità, dei fondi acquistati con le agevolazioni creditizie concesse dallo Stato per la formazione o l'ampliamento della proprietà coltivatrice, da trascriversi nei pubblici registri immobiliari, e sulla revocabilità di esso.

Art. 1113 (Intervento nella divisione ed opposizioni)
I creditori e gli aventi causa da un partecipante possono intervenire nella divisione a proprie spese, ma non possono impugnare la divisione già eseguita, a meno che abbiano notificato un'opposizione anteriormente alla divisione stessa e salvo sempre ad essi l'esperimento dell'azione revocatoria o dell'azione surrogatoria. Nella divisione che ha per oggetto beni immobili, l'opposizione, per l'effetto indicato dal comma precedente, deve essere trascritta prima della trascrizione dell'atto di divisione e, se si tratta di divisione giudiziale, prima della trascrizione della relativa domanda. Devono essere chiamati a intervenire, perché la divisione abbia effetto nei loro confronti, i creditori iscritti e coloro che hanno acquistato diritti sull'immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell'atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale. Nessuna ragione di prelevamento in natura per crediti nascenti dalla comunione può opporsi contro le persone indicate dal comma precedente, eccetto le ragioni di prelevamento nascenti da titolo anteriore alla comunione medesima, ovvero da collazione.

Art. 1114 (Divisione in natura)
La divisione ha luogo in natura, se la cosa può essere comodamente divisa in parti corrispondenti alle quote dei partecipanti.

Art. 1115 (Obbligazioni solidali dei partecipanti)
Ciascun partecipante può esigere che siano estinte le obbligazioni in solido contratte per la cosa comune, le quali siano scadute o scadano entro l'anno dalla domanda di divisione. La somma per estinguere le obbligazioni si preleva dal prezzo di vendita della cosa comune, e, se la divisione ha luogo in natura, si procede alla vendita di una congrua frazione della cosa, salvo diverso accordo tra i condividenti. Il partecipante che ha pagato il debito in solido e non ha ottenuto rimborso concorre nella divisione per una maggiore quota corrispondente al suo diritto verso gli altri condividenti.

Art. 1116 (Applicabilita' delle norme sulla divisione ereditaria)
Alla divisione delle cose comuni si applicano le norme sulla divisione dell'eredità, in quanto non siano in contrasto con quelle sopra stabilite.



Le leggi art.1117...1139 (condominio)

Art. 1117 (Parti comuni dell' Edificio)
Sono oggetto di proprietà comune dei proprietari dei diversi piani o porzioni di piani di un edificio, se il contrario non risulta dal titolo: 1) il suolo su cui sorge l'edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d'ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte le parti dell'edificio necessarie all'uso comune; 2) i locali per la portineria e per l'alloggio del portiere, per la lavanderia, per il riscaldamento centrale, per gli stenditoi e per altri simili servizi in comune; 3) le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all'uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l'acqua, per il gas, per l'energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini.

Art. 1118 (Diritti dei partecipanti sulle cose comuni)
1118. (Diritti dei partecipanti sulle cose comuni). Il diritto di ciascun condomino sulle cose indicate dall'articolo precedente è proporzionato al valore del piano o porzione di piano che gli appartiene, se il titolo non dispone altrimenti. Il condomino non può, rinunziando al diritto sulle cose anzidette, sottrarsi al contributo nelle spese per la loro conservazione.

Art. 1119 (Indivisibilita')
Le parti comuni dell'edificio non sono soggette a divisione, a meno che la divisione possa farsi senza rendere più incomodo l'uso della cosa a ciascun condomino.

Art. 1120 (Innovazioni)
I condomini, con la maggioranza indicata dal quinto comma dell'art. 1136, possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all'uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni (1) (2). Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso o al godimento anche di un solo condomino. (1) Si veda il comma 5 dell'art. 26 della L. 9 gennaio 1991, n. 10, recante norme per l'attuazione del piano energetico nazionale, di cui si riporta il testo: «Per le innovazioni relative all'adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento, in base al consumo effettivamente registrato, l'assemblea di condominio decide a maggioranza in deroga agli artt. 1120 e 1136 del codice civile». (2) A norma del comma 2 dell'art. 30 della L. 5 agosto 1978, n. 457, recante norme per l'edilizia residenziale, come aggiunto dall'art. 15 della L. 17 febbraio 1992, n. 179, gli interventi di recupero relativi ad un unico immobile composto da più unità immobiliari possono essere disposti dalla maggioranza dei condomini che comunque rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio. La medesima norma dispone, altresì, che se viene approvato dalla regione ed ammesso al finanziamento pubblico il risanamento delle parti comuni dell'edificio, tutti i proprietari sono obbligati a concorrere alle spese necessarie in rapporto ai millesimi di proprietà loro attribuiti; in caso di rifiuto, la deliberazione del riparto della spesa è titolo esecutivo per l'ottenimento delle somme da recuperare.

Art. 1121 (Innovazioni gravose o voluttuarie)
(1) Qualora l'innovazione importi una spesa molto gravosa o abbia carattere voluttuario rispetto alle particolari condizioni e all'importanza dell'edificio, e consista in opere, impianti o manufatti suscettibili di utilizzazione separata, i condomini che non intendono trarne vantaggio sono esonerati da qualsiasi contributo nella spesa. Se l'utilizzazione separata non è possibile, l'innovazione non è consentita, salvo che la maggioranza dei condomini che l'ha deliberata o accettata intenda sopportarne integralmente la spesa. Nel caso previsto dal primo comma i condomini e i loro eredi o aventi causa possono tuttavia, in qualunque tempo, partecipare ai vantaggi dell'innovazione, contribuendo nelle spese di esecuzione e di manutenzione dell'opera.
(1) A norma del comma 2 dell'art. 30 della L. 5 agosto 1978, n. 457, recante norme per l'edilizia residenziale, come aggiunto dall'art. 15 della L. 17 febbraio 1992, n. 179, gli interventi di recupero relativi ad un unico immobile composto da più unità immobiliari possono essere disposti dalla maggioranza dei condomini che comunque rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio.
La medesima norma dispone, altresì, che se viene approvato dalla regione ed ammesso al finanziamento pubblico il risanamento delle parti comuni dell'edificio, tutti i proprietari sono obbligati a concorrere alle spese necessarie in rapporto ai millesimi di proprietà loro attribuiti; in caso di rifiuto, la deliberazione del riparto della spesa è titolo esecutivo per l'ottenimento delle somme da recuperare.

Art. 1122 (Opere sulle parti dell' edificio di proprietar' comune)
Ciascun condomino, nel piano o porzione di piano di sua proprietà, non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni dell'edificio.

Art. 1123 (Ripartizione delle spese)
Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell'edificio, per la prestazione dei servizi nell'interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione. Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell'uso che ciascuno può farne. Qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell'intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità.

Art. 1124 (Manutenzione e ricostruzione delle scale)
Le scale sono mantenute e ricostruite dai proprietari dei diversi piani a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore dei singoli piani o porzioni di piano, e per l'altra metà in misura proporzionale all'altezza di ciascun piano dal suolo. Al fine del concorso nella metà della spesa, che è ripartita in ragione del valore, si considerano come piani le cantine, i palchi morti, le soffitte o camere a tetto e i lastrici solari, qualora non siano di proprietà comune.

Art. 1125 (Manutenzione e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai)
Le spese per la manutenzione e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai sono sostenute in parti eguali dai proprietari dei due piani l'uno all'altro sovrastanti, restando a carico del proprietario del piano superiore la copertura del pavimento e a carico del proprietario del piano inferiore l'intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto.

Art. 1126 (Latsrici solari di uso esclusivo)
Quando l'uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l'uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico: gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini dell'edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve, in proporzione del valore del piano o della porzione di piano di ciascuno.

Art. 1127 (Costruzione sopra l'ultimo piano dell' edificio)
Il proprietario dell'ultimo piano dell'edificio può elevare nuovi piani o nuove fabbriche, salvo che risulti altrimenti dal titolo. La stessa facoltà spetta a chi è proprietario esclusivo del lastrico solare. La sopraelevazione non è ammessa se le condizioni statiche dell'edificio non la consentono. I condomini possono altresì opporsi alla sopraelevazione, se questa pregiudica l'aspetto architettonico dell'edificio ovvero diminuisce notevolmente l'aria o la luce dei piani sottostanti. Chi fa la sopraelevazione deve corrispondere agli altri condomini un'indennità pari al valore attuale dell'area da occuparsi con la nuova fabbrica, diviso per il numero dei piani, ivi compreso quello da edificare, e detratto l'importo della quota a lui spettante. Egli è inoltre tenuto a ricostruire il lastrico solare di cui tutti o parte dei condomini avevano il diritto di usare.

Art. 1128 (Perimento totale o parziale dell' edificio)
Se l'edificio perisce interamente o per una parte che rappresenti i tre quarti del suo valore, ciascuno dei condomini può richiedere la vendita all'asta del suolo e dei materiali, salvo che sia stato diversamente convenuto. Nel caso di perimento di una parte minore, l'assemblea dei condomini delibera circa la ricostruzione delle parti comuni dell'edificio, e ciascuno è tenuto a concorrervi in proporzione dei suoi diritti sulle parti stesse. L'indennità corrisposta per l'assicurazione relativa alle parti comuni è destinata alla ricostruzione di queste. Il condomino che non intende partecipare alla ricostruzione dell'edificio è tenuto a cedere agli altri condomini i suoi diritti, anche sulle parti di sua esclusiva proprietà, secondo la stima che ne sarà fatta, salvo che non preferisca cedere i diritti stessi ad alcuni soltanto dei condomini.

Art. 1129 (Nomina e revoca dell' Amministratore)
Quando i condomini sono più di quattro, l'assemblea nomina un amministratore. Se l'assemblea non provvede, la nomina è fatta dall'autorità giudiziaria, su ricorso di uno o più condomini. L'amministratore dura in carica un anno e può essere revocato in ogni tempo dall'assemblea. Può altresì essere revocato dall'autorità giudiziaria, su ricorso di ciascun condomino, oltre che nel caso previsto dall'ultimo comma dell'art. 1131, se per due anni non ha reso il conto della sua gestione, ovvero se vi sono fondati sospetti di gravi irregolarità. La nomina e la cessazione per qualunque causa dell'amministratore dall'ufficio sono annotate in apposito registro.

Art. 1130 (Attribuzioni dell' Amministratore)
L'amministratore deve: 1) eseguire le deliberazioni dell'assemblea dei condomini e curare l'osservanza del regolamento di condominio; 2) disciplinare l'uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell'interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini; 3) riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell'edificio e per l'esercizio dei servizi comuni; 4) compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell'edificio. Egli, alla fine di ciascun anno, deve rendere il conto della sua gestione.

Art. 1131 (Rappresentanza)
Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall'articolo precedente o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall'assemblea, l'amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi. Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell'edificio; a lui sono notificati i provvedimenti dell'autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto. Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell'amministratore, questi è tenuto a darne senza indugio notizia all'assemblea dei condomini. L'amministratore che non adempie a quest'obbligo può essere revocato ed è tenuto al risarcimento dei danni.

Art. 1132 (Dissenzo dei condomini rispetto alle liti)
Qualora l'assemblea dei condomini abbia deliberato di promuovere una lite o di resistere a una domanda, il condomino dissenziente, con atto notificato all'amministratore, può separare la propria responsabilità in ordine alle conseguenze della lite per il caso di soccombenza. L'atto deve essere notificato entro trenta giorni da quello in cui il condomino ha avuto notizia della deliberazione. Il condomino dissenziente ha diritto di rivalsa per ciò che abbia dovuto pagare alla parte vittoriosa. Se l'esito della lite è stato favorevole al condominio, il condomino dissenziente che ne abbia tratto vantaggio è tenuto a concorrere nelle spese del giudizio che non sia stato possibile ripetere dalla parte soccombente.

Art. 1133 (Provvedimenti presi dall' Amministratore)
I provvedimenti presi dall'amministratore nell'ambito dei suoi poteri sono obbligatori per i condomini. Contro i provvedimenti dell'amministratore è ammesso ricorso all'assemblea, senza pregiudizio del ricorso all'autorità giudiziaria nei casi e nel termine previsti dall'art. 1137.

Art. 1134 (Spese fatte dal Condomino)
Il condomino che ha fatto spese per le cose comuni senza autorizzazione dell'amministratore o dell'assemblea non ha diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesa urgente.

Art. 1135 (Attribuzioni dell' Assemblea dei Condomini)
Oltre a quanto è stabilito dagli articoli precedenti, l'assemblea dei condomini provvede: 1) alla conferma dell'amministratore e all'eventuale sua retribuzione; 2) all'approvazione del preventivo delle spese occorrenti durante l'anno e alla relativa ripartizione tra i condomini; 3) all'approvazione del rendiconto annuale dell'amministratore e all'impiego del residuo attivo della gestione; 4) alle opere di manutenzione straordinaria, costituendo, se occorre, un fondo speciale. L'amministratore non può ordinare lavori di manutenzione straordinaria, salvo che rivestano carattere urgente, ma in questo caso deve riferirne nella prima assemblea.

Art. 1136 (Costituzione dell' Assemblea e validita' delle deliberazioni)
1136. (Costituzione dell'assemblea e validità delle deliberazioni). L'assemblea è regolarmente costituita con l'intervento di tanti condomini che rappresentino i due terzi del valore dell'intero edificio e i due terzi dei partecipanti al condominio. Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio. Se l'assemblea non può deliberare per mancanza di numero, l'assemblea di seconda convocazione delibera in un giorno successivo a quello della prima e, in ogni caso, non oltre dieci giorni dalla medesima; la deliberazione è valida se riporta un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell'edificio. Le deliberazioni che concernono la nomina e la revoca dell'amministratore o le liti attive e passive relative a materie che esorbitano dalle attribuzioni dell'amministratore medesimo, nonché le deliberazioni che concernono la ricostruzione dell'edificio o riparazioni straordinarie di notevole entità devono essere sempre prese con la maggioranza stabilita dal secondo comma. Le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni previste dal primo comma dell'art. 1120 devono essere sempre approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell'edificio (1) (2). L'assemblea non può deliberare, se non consta che tutti i condomini sono stati invitati alla riunione. Delle deliberazioni dell'assemblea si redige processo verbale da trascriversi in un registro tenuto dall'amministratore.
(1) Si veda il comma 5 dell'art. 26 della L. 9 gennaio 1991, n. 10, recante norme per l'attuazione del piano energetico nazionale. (2) A norma del comma 2 dell'art. 30 della L. 5 agosto 1978, n. 457, recante norme per l'edilizia residenziale, come aggiunto dall'art. 15 della L. 17 febbraio 1992, n. 179, gli interventi di recupero relativi ad un unico immobile composto da più unità immobiliari possono essere disposti dalla maggioranza dei condomini che comunque rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio. La medesima norma dispone, altresì, che se viene approvato dalla regione ed ammesso al finanziamento pubblico il risanamento delle parti comuni dell'edificio, tutti i proprietari sono obbligati a concorrere alle spese necessarie in rapporto ai millesimi di proprietà loro attribuiti; in caso di rifiuto, la deliberazione del riparto della spesa è titolo esecutivo per l'ottenimento delle somme da recuperare.

Art. 1137 (Impugnazioni delle deliberazioni dell' Assemblea)
Le deliberazioni prese dall'assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini. Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino dissenziente può fare ricorso all'autorità giudiziaria, ma il ricorso non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che la sospensione sia ordinata dall'autorità stessa. Il ricorso deve essere proposto, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni, che decorrono dalla data della deliberazione per i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gli assenti (1).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 49 del 2 febbraio 1990, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, nella parte in cui non dispone che la sospensione ivi prevista si applichi anche al termine di trenta giorni di cui all'art. 1137 del codice civile, per l'impugnazione delle delibere dell'assemblea di condominio.

Art. 1138 (Regolamento di Condominio)
1138. (Regolamento di condominio). Quando in un edificio il numero dei condomini è superiore a dieci, deve essere formato un regolamento, il quale contenga le norme circa l'uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese, secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino, nonché le norme per la tutela del decoro dell'edificio e quelle relative all'amministrazione. Ciascun condomino può prendere l'iniziativa per la formazione del regolamento di condominio o per la revisione di quello esistente. Il regolamento deve essere approvato dall'assemblea con la maggioranza stabilita dal secondo comma dell'art. 1136 e trascritto nel registro indicato dall'ultimo comma dell'art. 1129. Esso può essere impugnato a norma dell'art. 1107. Le norme del regolamento non possono in alcun modo menomare i diritti di ciascun condomino, quali risultano dagli atti di acquisto e dalle convenzioni, e in nessun caso possono derogare alle disposizioni degli articoli 1118, secondo comma, 1119, 1120, 1129, 1131, 1132, 1136 e 1137.

Art. 1139 (Rinvio alle norme culla comunione)
Per quanto non è espressamente previsto da questo capo si osservano le norme sulla comunione in generale.

 



Disposizioni di attuazione

Art. 61
Qualora un edificio o un gruppo di edifici appartenenti per piani o porzione di piano a proprietari diversi si possa dividere in parti che abbiano le caratteristiche di edifici autonomi, il condominio puo' essere sciolto e i comproprietari di ciascuna parte possono costituirsi in condominio separato.
Lo scioglimento e' deliberato dall'assemblea con la maggioranza prescritta dal secondo comma dell'art. 1136 del codice, o e' disposto dall'autorita' giudiziaria su domanda di almeno un terzo dei comproprietari di quella parte dell'edificio della quale si chiede la separazione.

Art. 62
La disposizione del primo comma dell'articolo precedente si applica anche se restano in comune con gli originari partecipanti alcune delle cose indicate dall' art. 1117 del codice.
Qualora la divisione non possa attuarsi senza modificare lo stato delle cose e occorrano opere per la sistemazione diversa dei locali o delle dipendenze tra i condomini, lo scioglimento del condominio deve essere deliberato dall'assemblea con la maggioranza prescritta dal quinto comma dell'art. 1136 del codice stesso.

Art. 63
Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall'assemblea, l'amministratore puo' ottenere decreto d' ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione. (624 c.p.c.)
Chi subentra nei diritti di un condomino e' obbligato, solidalmente (art. 1292 c.c.) con questo, al pagamento dei contributi relativi all'anno in corso e a quello precedente.
In caso di mora (art. 1219 c.c.) nel pagamento dei contributi, che si sia protratta per un semestre, I'amministratore, se il regolamento di condominio ne contiene I'autorizzazione, puo' sospendere al condominio moroso I' utilizzazione dei servizi comuni che sono suscettibili di godimento separato (art. 72 d.a.c.c.)

Art. 64
Sulla revoca dell'amministratore, nei casi indicati dal terzo comma dell'art. 1129 e dall'ultimo comma dell'art. 1131 del codice, il tribunale provvede in camera di consiglio, con decreto motivato, sentito l'amministratore.
Contro il provvedimento del tribunale puo' essere proposto reclamo alla corte d'appello nel termine di dieci giorni dalla notificazione.

Art. 65
Quando per qualsiasi causa manca il legale rappresentante dei condomini, chi intende iniziare o proseguire una lite contro i partecipanti a un condominio puo' richiedere la nomina di un curatore speciale ai sensi dell' art. 80 del codice di procedura civile.
II curatore speciale deve senza indugio convocare I'assemblea dei condomini per avere istruzioni sulla condotta della lite.

Art. 66
L'assemblea, oltre che annualmente in via ordinaria per deliberazioni indicate dall'art. 1135 del codice, puo' essere convocata in via straordinaria dall' amministratore quando questi lo ritiene necessario o quando ne e' fatta richiesta da almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell'edificio. Decorsi inutilmente dieci giorni dalla richiesta, i detti condomini possono provvedere direttamente alla convocazione.
In mancanza dell'amministratore, l'assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria puo' essere convocata a iniziativa di ciascun condomino.
L'avviso di convocazione deve essere comunicato ai condomini almeno cinque giorni prima della data fissata per l'adunanza (art. 72 d.a.c.c.).

Art. 67
Ogni condomino puo' intervenire all'assemblea anche a mezzo di rappresentante.
Qualora un piano o porzione di piano dell'edificio appartenga in proprieta' indivisa a piu' persone, queste hanno diritto a un solo rappresentante nell'assemblea, che e' designato dai comproprietari interessati; in mancanza provvede per sorteggio il presidente.
L'usufruttuario di un piano o porzione di piano dell'edificio esercita il diritto di voto negli affari che attengono all' ordinaria amministrazione e al semplice godimento delle cose e dei servizi comuni.
Nelle deliberazioni che riguardano innovazioni, ricostruzioni od opere di manutenzione straordinaria delle parti comuni dell'edificio il diritto di voto spetta invece al proprietario. (art. 72 d.a.c.c.)

Art. 68
Per gli effetti indicati dagli art.1123, 1124, 1126, e 1136 del codice, il regolamento di condominio (art. 1138 c.c.) deve precisare il valore proporzionale di ciascun piano o di ciascuna porzione di piano spettante in proprieta' esclusiva ai singoli condomini.
I valori dei piani o delle porzioni di piano, ragguagliati a quello dell' intero edificio, devono essere espresse in millesimi in apposita tabella allegata al regolamento di condominio.
Nell'accertamento dei valori medesimi non si tiene conto del canone locatizio, dei miglioramenti o dello stato di manutenzione di ciascun piano o di ciascuna porzione di piano.(art. 72 d.a.c.c.)

Art. 69
I valori proporzionali dei vari piani o di porzione di piani possono essere riveduti o modificati, anche nell'interesse di un solo condomino, nei seguenti casi:
1) quando risulta che sono conseguenza di un errore;
2) quando, per le mutate condizioni di una parte dell'edificio, in conseguenza della sopraelevazione di nuovi piani, di espropriazione parziale o di innovazioni di vasta portata, e' notevolmente alterato il rapporto originario tra i valori dei singoli piani o porzioni di piano. (art. 72 d.a.c.c.)

Art. 70
Per le infrazioni al regolamento di condominio puo' essere stabilito, a titolo di sanzione, il pagamento di una certa somma. La somma e' devoluta al fondo di cui l'amministratore dispone per le spese ordinarie.

Art. 71
Il registro indicato dal quarto comma dell' art. 1129 e del terzo comma dell'art. 1138 del codice e' tenuto presso I' associazione professionale (1) dei proprietari di fabbricati.

(1) soppressa con D.L.lg. 23/11/1944, n. 369
Art. 72
I regolamenti di condominio non possono derogare alle disposizioni dei precedenti art. 63, 66, 67, e 69.
Art. 15.
(Copertura finanziaria).

1. All'onere derivante dall'attuazione dei commi da 1 a 5 dell'articolo 8, valutato in lire 4 miliardi per l'anno 1999 e in lire 420 miliardi a decorrere dall'anno 2000, si provvede mediante utilizzo delle proiezioni per i medesimi anni degli stanziamenti iscritti, ai fini del bilancio triennale 1998-2000, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 1998, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a lire 4 miliardi per l'anno 1999 e quanto a lire 299 miliardi per l'anno 2000, l'accantonamento relativo al Ministero dei lavori pubblici, nonché, quanto a lire 107 miliardi per l'anno 2000, l'accantonamento relativo alla Presidenza del Consiglio dei ministri e, quanto a lire 14 miliardi per l'anno 2000, l'accantonamento relativo al Ministero di grazia e giustizia.

2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 



Disciplina d'uso sulle antenne

Legge 6 Maggio 1940, n. 554
Disciplina dell'uso degli aerei esterni per audizioni radiofoniche

Art. 1:
1.I proprietari di uno stabile o di un appartamento non possono opporsi alla installazione, nella loro proprietà, di aerei esterni destinati al funzionamento di apparecchi radiofonici appartenenti agli abitanti degli stabili o appartamenti stessi, salvo quanto è disposto negli artt. 2 e 3.

Art. 2:
1.Le installazioni di cui all'articolo precedente debbono essere eseguite in conformità delle norme contenute nell'art. 78 del R.D. 3 agosto 1924, n. 2295.
2.Esse non devono in alcun modo impedire il libero uso della proprietà secondo la sua destinazione, né arrecare danni alla proprietà medesima o a terzi.

Art. 3:
1.Il proprietario ha sempre facoltà di fare nel suo stabile qualunque lavoro o innovazione ancorché ciò importi la rimozione o il diverso collocamento dell'aereo, né per questo deve alcuna indennità all'utente dell'aereo stesso.
2.Egli dovrà in tal caso avvertire preventivamente il detto utente, al quale spetterà di provvedere a propria cura e spese alla rimozione o al diverso collocamento dell'aereo.

Art. 4: (abrogato)

Art. 5:
1.Coloro che non intendono più servirsi dell'aereo esterno sia per la rinunzia alle radioaudizioni, sia per cambiamento di dimora o per altra causa, devono nel contempo provvedere a propria cura e spese alla rimozione dell'aereo e, ove occorra, alle conseguenti riparazioni della proprietà. 2.La rimozione anzidetta non sarà necessaria quando l'aereo venga utilizzato da altro utente.

Art. 6-10:(abrogati)

Art. 11:
1.Le contestazioni derivanti dall'installazione di aerei esterni ai sensi dell'art. 1 e del primo comma dell'art. 2, sono decise, su ricorso degli interessati, con provvedimento definitivo del Ministero delle comunicazioni. 2.All'autorità giudiziaria spetta di decidere in merito alle controversie relative all'applicazione del secondo comma dell'art. 2 e di stabilire la indennità da corrispondersi al proprietario, quando sia dovuta in base all'accertamento dell'effettiva limitazione del libero uso della proprietà e di danno alla proprietà stessa.

 



Ascensori, le leggi degli impianti
L. 24 Ottobre 1942, n. 1415
Impianto ed esercizio di ascensori e montacarichi in servizio privato
(In G.U. n. 297 del 16 dicembre 1942)

Art. 1:
1.Sono soggetti alle prescrizioni della presente legge tutti gli ascensori e montacarichi compresi nelle seguenti categorie, installati in edifici pubblici o privati, a scopi e ad usi privati, anche se accessibili al pubblico:

  • Categoria A - ascensori adibiti al trasporto di persone
  • Categoria B - ascensori adibiti al trasporto di cose accompagnate da persone
  • Categoria C - montacarichi adibiti al trasporto di cose, con cabina accessibile alle persone per le sole operazioni di carico e scarico
  • Categoria D - montacarichi a motore adibiti al trasporto di cose, con cabina non accessibile alle persone a di portata non inferiore a chilogrammi 25
  • Categoria E - ascensori a cabine multiple a moto continuo adibiti al trasporto di persone.

2.Le norme della presente legge non si applicano agli ascensori ed ai montacarichi per miniere e per navi, a quelli con corsa inferiore a metri due, agli apparecchi di sollevamento a trazione funicolare, scorrevoli su guide inclinate ed agli ascensori in servizio pubblico.
3.Sono considerati in servizio pubblico gli ascensori destinati ad un servizio pubblico di trasporto, ed in particolare quelli che fanno parte integrante di ferrovie di tram o funivie e quelli destinati a facilitare comunicazioni con centri abitati o con stazioni ferroviarie o tramviarie.

Art. 2:
1.Nessun ascensore o montacarichi può essere impiantato e tenuto in esercizio senza preventiva licenza del prefetto da rilasciarsi a persona fisica determinata.
2.La licenza di impianto è rilasciata in seguito all'esame del relativo progetto costruttivo e con le modalità stabilite nel regolamento.
3.La licenza di esercizio è concessa in seguito a collaudo dell'impianto e deve essere rinnovata ogni anno per gli ascensori di cat. A, B, ed E, ogni due anni per i montacarichi di cat. C ed ogni quattro anni per i montacarichi di cat. D.

Art. 3:
1.Ogni ascensore di cat. A, B ed E deve essere ispezionato una volta all'anno per accertare lo stato di conservazione dell'impianto ed il suo normale funzionamento.
2.I montacarichi di cat. C devono essere ispezionati ogni due anni e quelli di cat. D ogni quattro anni. Il rinnovo della licenza, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 2, è subordinato all'esito favorevole delle ispezioni periodiche anzicennate.
3.É in facoltà del prefetto di ordine in ogni tempo, quando lo ritenga opportuno, ispezioni straordinarie agli ascensori o ai montacarichi in esercizio.
4.Il proprietario dello stabile in cui è impiantato l'ascensore o il montacarichi è tenuto a richiedere una ispezione straordinaria ogni qualvolta apporti modificazioni all'impianto, oppure quando, per importanti riparazioni degli organi di sollevamento o di sicurezza, l'ascensore o il montacarichi sia stato messo temporaneamente fuori servizio.
5.In caso di incidenti di notevole importanza, anche se non siano seguiti da infortunio, deve essere immediatamente sospeso l'esercizio dell'ascensore in attesa delle disposizioni dell'organo incaricato delle ispezioni, al quale il proprietario deve dare immediata notizia dell'incidente.

Art. 4:
1.Il proprietario è tenuto a fornire i mezzi e gli aiuti indispensabili perché siano eseguiti il collaudo di primo impianto e le successive ispezioni.
2.Il verbale del collaudo di primo impianto, la licenza prefettizia di esercizio ed i verbali debbono essere annotati su apposito libretto, conforme al modello determinato dal regolamento.
3.Su ogni cabina dell'ascensore o del montacarichi deve applicarsi, a cura del proprietario, una targa dalla quale risulti il numero di matricola corrispondente a quello indicato sul libretto.
4.La spesa per il libretto e per la targa è a carico del proprietario.

Art. 5:
1.Il proprietario è tenuto ad affidare la manutenzione di tutto il sistema dell'ascensore o del montacarichi a persona munita di certificato di abilitazione o a ditta specializzata, la quale deve provvedere a mezzo di personale abilitato.
2.Il certificato di abilitazione è rilasciato dal prefetto, in seguito all'esito favorevole di una prova teorico-pratica, da sostenersi dinnanzi ad apposita Commissione esaminatrice, in conformità delle norme stabilite dal regolamento.

Art. 6:
1.Il collaudo di primo impianto degli ascensori e dei montacarichi e le ispezioni periodiche, debbono di regola essere eseguite da funzionari del Corpo del genio civile, forniti di laurea in ingegneria, designati di volta in volta dall'ispettore generale compartimentale del genio civile.
2.Tuttavia il Ministero dei lavori pubblici può autorizzare l'ente nazionale di propaganda per la prevenzione degli infortuni ad eseguire, per tutto il territorio dello Stato o per una parte di tale territorio, a mezzo di ingegneri forniti di laurea dipendenti dall'ente medesimo e scelti da apposito elenco annualmente approvato dal detto Ministero, le prove di collaudo e le ispezioni degli ascensori e dei montacarichi, esclusi quelli delle Amministrazioni statali, e degli stabilimenti industriali e delle aziende agricole.
3.La vigilanza sul servizio di cui al precedente comma è esercitato dal Ministero dei lavori pubblici.
4.Spetta esclusivamente all'Ispettorato del lavoro di eseguire, a mezzo degli ispettori dipendenti, forniti di laurea in ingegneria, visite ed ispezioni agli ascensori ed ai montacarichi degli stabilimenti industriali ed a quelli delle aziende agricole.
5.Per gli ascensori ed i montacarichi delle Amministrazioni statali provvedono, di regola, al collaudo ed alle ispezioni, gli ingegneri del Corpo del genio civile.
6.Le Amministrazioni statali che hanno propri ruoli di ingegneri provvedono direttamente, per mezzo degli ingegneri dei rispettivi ruoli.

Art. 7:
1.La licenza per l'impianto degli ascensori e dei montacarichi e la licenza di esercizio sono soggette alle tasse stabilite dalla tabella A), annessa alla presente legge, le quali sostituiscono quelle contenute nel n. 3413 della tabella di cui all'art. 4 del R.D.L. 29 dicembre 1926, n. 2191, convertito con modificazioni nella legge 5 febbraio 1928, n. 188.
2.Le licenze di impianto e di esercizio degli ascensori e dei montacarichi in stabilimenti industriali destinati alla trasformazione o lavorazione delle materie prime sono esenti dalle tasse di concessione governativa.
3.Sono del pari esenti dalle tasse di licenza di impianto e di esercizio gli ascensori ed i montacarichi impiantati in edifici in uso nelle amministrazioni dello Stato, gli ascensori ed i montacarichi degli istituti di assistenza ospedaliera, destinati al servizio degli ammalati ed al trasporto dei feretri, quelli degli altri istituti pubblici di assistenza e beneficenza, destinati al servizio dei ricoverati, e quelli impiantati in edifici adibiti come sede di Uffici dell'opera nazionale per la protezione ed assistenza ai mutilati ed agli invalidi di guerra.
4.Il pagamento della tassa di licenza per l'esercizio degli ascensori e dei montacarichi è annuale.
5.Chi omette o ritarda il pagamento delle tasse di licenza è soggetto alla pena pecuniaria da un minimo pari al doppio della tassa dovuta sino ad un massimo pari al quadruplo della tassa medesima.

Art. 8:
1.Per il collaudo di primo impianto e per le ispezioni periodiche o straordinarie, eseguite da funzionari del Corpo del genio civile, spettano all'erario, al quale vanno versate anticipatamente dal proprietario dello stabile ove è impiantato l'ascensore od il montacarichi, escluse le amministrazioni dello Stato, le contribuzioni stabilite dalla tabella B) annessa alla presente legge.
2.Le stesse contribuzioni sono dovute per i collaudi e le ispezioni eseguite, a norma del precedente art. 6, dagli ispettori dell'Ispettorato del lavoro.
3.Per i collaudi e le ispezioni eseguite dagli ingegneri dell'ente nazionale di propaganda per la prevenzione degli infortuni sono dovute all'ente le contribuzioni fissate nel regolamento dell'ente medesimo, nella misura che sarà approvata con decreto del Ministro per i lavori pubblici e comunque non eccedente quella stabilita dalla sopraindicata tabella B).

Art. 9:
1.È vietato l'uso degli ascensori e dei montacarichi ai minori di anni 12, non accompagnati da persone di età più elevata.
2.É inoltre vietato l'uso degli ascensori a cabine multiple a moto continuo ai ciechi, alle persone con abolita o diminuita funzionalità degli arti ed ai minori di 12 anni, anche se accompagnati.
3.Resta fermo il divieto di occupazione dei fanciulli e delle donne minorenni in lavori di manovra degli ascensori, montacarichi ed apparecchi di sollevamento a trazione meccanica, ai sensi della voce 69, tabella A) annessa al R.D. 7 agosto 1936, n. 1720.

Art. 10:
1.Per la costruzione, l'impianto, il collaudo e l'esercizio degli ascensori e dei montacarichi in servizio privato, previsti nell'art. 1 della presente legge, si applicano le norme emanate ai termini dell'art. 18 del R.D.L. 25 giugno 1937, n. 1114 convertito nella legge 11 aprile 1938, n. 569, e dell'articolo unico del R.D.L. 5 settembre 1938, n. 1787 convertito nella legge 5 gennaio 1939, n. 388.

Art. 11:
1.Chiunque impianti o tenga in esercizio un ascensore od un montacarichi senza la licenza del prefetto è punito con l'arresto sino a tre mesi o l'ammenda sino a lire seicentomila.
2.Se la licenza sia stata negata, revocata o sospesa, le pene dell'arresto e della ammenda si applicano congiuntamente.
3.Qualora non si osservino, per l'esercizio e la manutenzione dell'ascensore o del montacarichi le prescrizioni della presente legge la pena è dell'arresto sino a due mesi o dell'ammenda sino a lire quattrocentomila.

Art. 12:
1.Le norme di esecuzione della presente legge saranno emanate a norma dell'art. 1, n. 1, della legge 31 gennaio 1926, n. 100, su proposta del Ministro per i lavori pubblici, di intesa con quelli per l'interno, per le finanze, per la comunicazione e per le corporazioni, sentito anche il parere del Consiglio nazionale delle ricerche.



Direttive CEE Ascensori
Decreto 9 dicembre 1987, n. 587
Attuazione delle direttive n. 84/529/CEE e n. 86/312/CEE relative agli ascensori elettrici.
(In G.U. 25/3/1988, n. 71)

Il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie:
Visto l'art. 14 della L. 16 aprile 1987, n. 183;
Vista la delega conferitagli dal Presidente del Consiglio dei Ministri con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 agosto 1987 integrato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 settembre 1987;
Viste le direttive n. 84/529/CEE e n. 86/312/CEE per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli ascensori elettrici, incluse nell'allegato A della L. 16 aprile 1987, n. 183;
Visti la direttiva n. 84/528/CEE per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle disposizioni comuni agli apparecchi di sollevamento e di movimentazione ed il decreto ministeriale che la attua;
Considerato che occorre provvedere all'emanazione del decreto di attuazione delle suddette direttive;
Sulla proposta dei Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, della sanità, del lavoro e della previdenza sociale e dei trasporti;
Emana
il seguente decreto:

Articolo 1
(1) Il presente decreto stabilisce le norme di attuazione della direttiva n. 84/529/CEE relativa agli ascensori elettrici, così come modificata della direttiva n. 86/312/CEE, che ha forza di legge ai sensi dell'art. 14 della L. 16 aprile 1987, n. 183.
(2) Le direttive n. 84/529/CEE e n. 86/312/CEE vengono pubblicate unitamente al presente decreto.

Articolo 2
(1) Per quanto concerne le esclusioni di cui all'art. 1, paragrafo 2, della direttiva n. 84/529/CEE, si intendono per:
a) ascensori destinati al trasporto di cose, quelli aventi le caratteristiche di montacarichi, secondo la definizione di cui al punto 3 dell'allegato I del presente decreto;
b) ascensori di fabbricazione speciale per il trasporto di minorati fisici, gli ascensori aventi velocità non superiore a 0,1 m/s, appositamente costruiti per il trasporto dei minorati fisici.

Articolo 3
(1) Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto gli ascensori installati in un edificio o parte di edificio destinato a residenza di un unico nucleo familiare e con tutte le porte di piano inaccessibili agli altri occupanti l'edificio ed al pubblico in genere.

Articolo 4
(1) Per gli ascensori in servizio privato di nuova costruzione da installarsi in edifici preesistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto possono essere consentite deroghe all'osservanza delle norme di cui all'allegato I del presente decreto la cui applicazione trovi ostacolo nella configurazione dei luoghi, purché siano adottate misure di sicurezza non inferiori a quelle previste dal D.P.R. 29 maggio 1963, n. 1497, da approvarsi con la procedura di cui all'art. 4 dello stesso decreto del Presidente della Repubblica.
(2) Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche gli ascensori di cui al comma 1 si applicano anche agli ascensori in servizio pubblico, osservate le procedure previste dal D.P.R. 11 luglio 1980, n. 753.

Articolo 5
(1) Per gli elevatori in servizio pubblico e privato installati e in esercizio secondo norme preesistenti non sono ammesse variazioni degli impianti che possono, in qualsiasi modo, diminuire le condizioni di sicurezza preesistenti oltre i limiti indicati nell'allegato I del presente decreto.

Articolo 6
(1) Gli ascensori di nuova costruzione in servizio privato sono soggetti, salvo quanto diversamente disposto nel presente decreto, a quanto previsto per gli ascensori categoria A e categoria B nella L. 24 ottobre 1942, n. 1415, e sue modificazioni e nel D.P.R. 24 dicembre 1951, n. 1767, e sue modificazioni.
(2) La targa di immatricolazione di cui all'art. 5 del D.P.R. 24 dicembre 1951, n. 1767, deve portare le seguenti indicazioni:
a) organo competente per le verifiche tecniche;
b) <<ascensore>> o <<ascensore per merci>> o <<montautomobili>>;
c) ditta costruttrice e numero di fabbricazione;
d) numero di matricolo corrispondente a quello del libretto e sigla della provincia;
e) portata quale risulta dal libretto;
f) numero delle persone ammesse quale risulta dal libretto.
3. Non è richiesta l'applicazione delle targhe di cui all'art. 5 del D.P.R. 24 dicembre 1951, n. 1767, alle funi di sospensione.
4. Gli ascensori, di nuova costruzione in servizio pubblico restano soggetti alla disciplina stabilita dalle vigenti disposizioni legislative e regolamentari, sia statali che regionali, sempreché non in contrasto con il presente decreto.
Sono fatte salve le prescrizioni tecniche supplementari comprese nel capitolato d'oneri per la realizzazione di ogni ascensore in servizio pubblico, secondo quanto potrà essere disposto dal Ministero dei trasporti, le prescrizioni predette vanno applicate senza nessuna discriminazione nei confronti delle imprese fornitrici appartenenti ai Paesi CEE.

Articolo 7
(1) Per gli ascensori in servizio pubblico e privato la domanda di autorizzazione preventiva all'istallazione deve essere corredata dalla documentazione tecnica richiesta nell'allegato I del presente decreto.
(2) La conformità degli impianti alle disposizioni di cui all'allegato I del presente decreto è accertata dalle amministrazioni competenti secondo la normativa in vigore sia mediante esame della documentazione tecnica, sia con le verifiche e prove necessarie per l'immissione in servizio e sia con le verifiche e prove periodiche successive.

Articolo 8
(1) Per gli ascensori in servizio privato rientranti nel campo di applicazione del presente decreto, fatto salvo l'obbligo di cui agli artt. 5 e 9, è consentita l'installazione secondo le normative ad esso preesistenti a condizione che i relativi progetti per ottenere l'autorizzazione prima della messa in servizio siano presentati all'amministrazione competente entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Articolo 9
(1) Gli ascensori elettrici in servizio privato installati ed in esercizio prima dell'entrata in vigore del presente decreto devono adeguarsi entro quattro anni dalla stessa data alle prescrizioni contenenti nell'allegato II, qualora più restrittive rispetto alla normativa previgente.

Articolo 10
(1) Gli organismi autorizzati secondo le procedure fissate nel decreto di attuazione della direttiva n. 84/528/CEE provvedono alla certificazione CEE ed al controllo CEE previsti dagli artt. 3 e 4 della direttiva n. 84/529/CEE relativamente agli elementi costruttivi di cui all'allegato II di tale direttiva.

Articolo 11
(1) Le disposizioni del precedente decreto entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il presente decreto, munito del sigillo di Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, addì 9 dicembre 1987


Alac - Normativa - Barriere architettoniche - lg.n.13

Legge 9 gennaio 1989, n. 13

Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.

Art. 1
(1). I progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata, presentati dopo sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge sono redatti in osservanza delle prescrizioni tecniche previste dal comma 2.
(2) Entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Ministro dei lavori pubblici fissa con proprio decreto le prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilita', l'adattabilita' e la visitabilita' degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata.
(3) La progettazione deve comunque prevedere:
a) accorgimenti tecnici idonei alla installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala;
b) idonei accessi alle parti comuni degli edifici e alle singole unità immobiliari;
c) almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento;
d) l'installazione, nel caso di immobili con piu' di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini.
(4) E' fatto obbligo di allegare al progetto la dichiarazione del professionista abilitato di conformita' degli elaborati alle disposizioni adottate ai sensi della presente legge.
Art. 2
(1) Le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni da attuare negli edifici privati dirette ad eliminare le barriere architettoniche di cui all'articolo 27, primo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118, ed all'articolo 1, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, nonche' la realizzazione di percorsi attrezzati e la installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilita' dei ciechi all'interno degli edifici privati, sono approvate dall'assemblea del condominio, in prima o in seconda convocazione, con le maggioranze previste dall'articolo 1136, secondo e terzo comma, del codice civile.
(2) Nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le deliberazioni di cui al comma 1, i portatori di handicap, ovvero chi ne esercita la tutela o la potesta' di cui al titolo IX del libro primo del codice civile, possono installare, a proprie spese, servoscala nonche' strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l'ampiezza delle porte d'accesso, al fine di rendere piu' agevole l'accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages.
(3) Resta fermo quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice civile.
Art. 3
(1) Le opere di cui all'articolo 2 possono essere realizzate in deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o comuni o di uso comune a piu' fabbricati.
(2) E' fatto salvo l'obbligo di rispetto delle distanze di cui agliarticoli 873 e 907 del codice civile nell'ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprieta' o di uso comune.
Art. 4
(1) Per gli interventi di cui all'articolo 2, ove l'immobile sia soggetto al vincolo di cui all'articolo 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, le regioni, o le autorita' da esse subdelegate, competenti al rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 7 della citata legge, provvedono entro il termine perentorio di novanta giorni dalla presentazione della domanda, anche impartendo, ove necessario, apposite prescrizioni.
(2) La mancata pronuncia nel termine di cui al comma 1 equivale ad assenso.
(3) In caso di diniego, gli interessati possono, entro i trenta giorni successivi, richiedere l'autorizzazione al Ministro per i beni culturali e ambientali, che deve pronunciarsi entro centoventi giorni dalla data di ricevimento della richiesta.
(4) L'autorizzazione può essere negata solo ove non sia possibile realizzare le opere senza serio pregiudizio del bene tutelato.
(5) Il diniego deve essere motivato con la specificazione della natura e della serieta' del pregiudizio, della sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l'opera si colloca e con riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall'interessato.
Art. 5
(1) Nel caso in cui per l'immobile sia stata effettuata la notifica ai sensi dell'articolo 2 della legge 1 giugno 1939, n. 1089, sulla domanda di autorizzazione prevista dall'articolo 13 della predetta legge la competente soprintendenza e' tenuta a provvedere entro centoventi giorni dalla presentazione della domanda, anche impartendo, ove necessario, apposite prescrizioni. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 4, commi 2, 4 e 5.
Art. 6
(1) L'esecuzione delle opere edilizie di cui all'articolo 2, da realizzare nel rispetto delle norme antisismiche e di prevenzione degli incendi e degli infortuni, non e' soggetta all'autorizzazione di cui all'articolo 18 della legge 2 febbraio 1974, n. 64.
(2) Resta fermo l'obbligo del preavviso e dell'invio del progetto alle competenti autorita', a norma dell'articolo 17 della stessa legge 2 febbraio 1974, n. 64.
Art. 7
(1) L'esecuzione delle opere edilizie di cui all'articolo 2 non e' soggetta a concessione edilizia o ad autorizzazione. Per la realizzazione delle opere interne, come definite dall'articolo 26 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, contestualmente all'inizio dei lavori, in luogo di quella prevista dal predetto articolo 26, l'interessato presenta al sindaco apposita relazione a firma di un professionista abilitato.
(2) Qualora le opere di cui al comma 1 consistano in rampe o ascensori esterni ovvero in manufatti che alterino la sagoma dell'edificio, si applicano le disposizioni relative all'autorizzazione di cui all'articolo 48 della legge 5 agosto 1978, n. 457, e successive modificazioni ed integrazioni.
Art. 8
(1) Alle domande ovvero alle comunicazioni al sindaco relative alla realizzazione di interventi di cui alla presente legge, e' allegato certificato medico in carta libera attestante l'handicap e dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorieta', ai sensi dell'articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dalla quale risultino l'ubicazione della propria abitazione, nonche' le difficolta' di accesso.
Art. 9
(1) Per la realizzazione di opere direttamente finalizzate al superamento e all'eliminazione di barriere architettoniche in edifici gi esistenti, anche se adibiti a centri o istituti residenziali per l'assistenza ai soggetti di cui al comma 3, sono concessi contributi a fondo perduto con le modalita' di cui al comma 2. Tali contributi sono cumulabili con quelli concessi a qualsiasi titolo al condominio, al centro o istituto o al portatore di handicap.
(2) Il contributo e' concesso in misura pari alla spesa effettivamente sostenuta per costi fino a lire cinque milioni; e' aumentato del venticinque per cento della spesa effettivamente sostenuta per costi da lire cinque milioni a lire venticinque milioni, e altresi' un ulteriore cinque per cento per costi da lire venticinque milioni a lire cento milioni.
(3) Hanno diritto ai contributi, con le procedure determinate dagli articoli 10 e 11, i portatori di menomazioni o limitazioni funzionali permanenti, ivi compresa la cecita', ovvero quelle relative alla deambulazione e alla mobilita', coloro i quali abbiano a carico i citati soggetti ai sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nonche' i condomini ove risiedano le suddette categorie di beneficiari.
(4) Nella lettera e) del comma 1 dell'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole, mezzi necessari per la deambulazione e la locomozione, sono sostituite dalle parole, mezzi necessari per la deambulazione, la locomozione e il sollevamento. La presente disposizione ha effetto dal 1 gennaio 1988.
Art. 10
(1) E' istituito presso il Ministero dei lavori pubblici il Fondo speciale per l'eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati.
(2). Il Fondo e' annualmente ripartito tra le regioni richiedenti con decreto del Ministro dei lavori pubblici di concerto con i Ministri per gli affari sociali, per i problemi delle aree urbane e del tesoro, in proporzione del fabbisogno indicato dalle regioni ai sensi dell'articolo 11, comma 5. Le regioni ripartiscono le somme assegnate tra i comuni richiedenti.

(3). I sindaci, entro trenta giorni dalla comunicazione delle disponibilita' attribuite ai comuni, assegnano i contributi agli interessati che ne abbiano fatto tempestiva richiesta.
(4). Nell'ipotesi in cui le somme attribuite al comune non siano sufficienti a coprire l'intero fabbisogno, il sindaco le ripartisce con precedenza per le domande presentate da portatori di handicap riconosciuti invalidi totali con difficolta' di deambulazione dalle competenti unita' sanitarie locali e, in subordine, tenuto conto dell'ordine cronologico di presentazione delle domande. Le domande non soddisfatte nell'anno per insufficienza di fondi restano valide per gli anni successivi.
(5). I contributi devono essere erogati entro quindici giorni dalla presentazione delle fatture dei lavori, debitamente quietanzate.
Art. 11
(1) Gli interessati debbono presentare domanda al sindaco del comune in cui e' sito l'immobile con indicazione delle opere da realizzare e della spesa prevista entro il 1deg. marzo di ciascun anno.
(2) Per l'anno 1989 la domanda deve essere presentata entro il 31 luglio.
(3) Alla domanda debbono essere allegati il certificato e la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà di cui all'articolo 8.
(4) Il sindaco, nel termine di trenta giorni successivi alla scadenza del termine per la presentazione delle domande, stabilisce il fabbisogno complessivo del comune sulla base delle domande ritenute ammissibili e le trasmette alla regione.
(5) La regione determina il proprio fabbisogno complessivo e trasmette entro trenta giorni dalla scadenza del termine previsto dal comma 4 al Ministero dei lavori pubblici la richiesta di partecipazione alla ripartizione del Fondo di cui all'articolo 10, comma 2.
Art. 12
(1) Il Fondo di cui all'articolo 10 e' alimentato con lire 20 miliardi per ciascuno degli anni 1989, 1990 e 1991. Al predetto onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1989-1991, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1989 all'uopo utilizzando l'accantonamento.Concorso dello Stato nelle spese dei privati per interventi volti al superamento delle barriere architettoniche negli edifici per lire 20 miliardi per ciascuno degli anni 1989, 1990 e 1991.
(2) Le somme eventualmente non utilizzate nell'anno di riferimento sono riassegnate al fondo per l'anno successivo.
(3) Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 



Parcheggi

Legge. 24 marzo 1989, n. 122 (estratto)

Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate nonche' modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393.

TITOLO I - IIomissisTITOLO III

Art. 9.
1. I proprietari di immobili possono realizzare nel sottosuolo degli stessi ovvero nei locali siti al piano terreno dei fabbricati parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari, anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti. Restano in ogni caso fermi i vincoli previsti dalla legislazione in materia paesaggistica ed ambientale ed i poteri attribuiti dalla medesima legislazione alle regioni e ai Ministeri dell'ambiente e per i beni culturali ed ambientali da esercitare motivatamente nel termine di 90 giorni.
2. L'esecuzione delle opere e degli interventi previsti dal comma 1 è soggetta ad autorizzazione gratuita. Qualora si tratti di interventi conformi agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti, l'istanza per l'autorizzazione del Sindaco ad eseguire i lavori si intende accolta qualora il Sindaco stesso non si pronunci nel termine di 60 giorni dalla data della richiesta. In tal caso il richiedente può dar corso ai lavori dando comunicazione al Sindaco del loro inizio.
3. Le deliberazioni che hanno per oggetto le opere e gli interventi di cui al comma 1 sono approvate dalla assemblea del condominio, in prima o in seconda convocazione, con la maggioranza prevista dall'articolo 1136, secondo comma, del codice civile. Resta fermo quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice civile.
4. I comuni, previa determinazione dei criteri di cessione del diritto di superficie e su richiesta dei privati interessati o di società anche cooperative appositamente costituite tra gli stessi, possono prevedere nell'ambito del programma urbano dei parcheggi la realizzazione di parcheggi da destinare a pertinenza di immobili privati su aree comunali o nel sottosuolo delle stesse. La costituzione del diritto di superficie è subordinata alla stipula di una convenzione nella quale siano previsti:
a) la durata della concessione del diritto di superficie per un periodo non superiore a novanta anni;
b) il dimensionamento dell'opera ed il piano economico-finanziario previsti per la sua realizzazione;
c) i tempi previsti per la progettazione esecutiva, la messa a disposizione delle aree necessarie e la esecuzione dei lavori;
d) i tempi e le modalità per la verifica dello stato di attuazione nonché le sanzioni previste per gli eventuali inadempimenti.
5. I parcheggi realizzati ai sensi del presente articolo non possono essere ceduti separatamente dall'unità immobiliare alla quale sono legati da vincolo pertinenziale. I relativi atti di cessione sono nulli.
6. Le opere e gli interventi di cui ai precedenti commi 1 e 4, nonché gli acquisti di immobili destinati a parcheggi, effettuati da enti o imprese di assicurazione sono equiparati, ai fini della copertura delle riserve tecniche, ad immobili ai sensi degli articoli 32 ed 86 della legge 22 ottobre 1986, n. 742.Art. 10.
1. Gli enti concessionari di autostrade o le società da essi appositamente costituite possono realizzare e gestire in regime di concessione infrastrutture di sosta e corrispondenza e relative adduzioni, purché connesse alla rete autostradale e finalizzate all'interscambio con sistemi di trasporto collettivo.
2. La localizzazione e il dimensionamento di tali infrastrutture e le relative adduzioni sono individuate nell'ambito del programma urbano dei parcheggi, di intesa tra il comune e i soggetti di cui al comma 1.
3. La concessione di cui al comma 1 è assentita con decreto del Ministro dei lavori pubblici Presidente dell'ANAS di concerto con il Ministro del tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell'ANAS. Con lo stesso provvedimento è approvato l'atto convenzionale da stipularsi con l'ANAS, con l'intervento del comune interessato, disciplinante anche le modalità di utilizzo delle risorse a tal fine destinate, nonché di erogazione dei mutui e dei contributi di cui ai commi 4 e 5.
4. Per il conseguimento delle esclusive finalità di cui al presente articolo possono essere utilizzate fino al 31 dicembre 1992 le disponibilità di cui all'articolo 5 della legge 3 ottobre 1985, n. 526, fermi i limiti di spesa e la garanzia dello Stato in esso previsti.
5. Per le medesime finalità il Fondo centrale di garanzia per le autostrade e ferrovie metropolitane, utilizzando il saldo netto, accertato al 1 gennaio di ciascun anno, delle disponibilità finanziarie ad esso affluite, ivi comprese quelle derivanti dai rimborsi di cui all'articolo 15 della legge 12 agosto 1982, n. 531, è autorizzato ad erogare ai soggetti di cui al comma 1 contributi in conto interessi a fronte di contratti di mutuo da essi stipulati per il finanziamento delle infrastrutture di cui al medesimo comma 1. Con decreto del Ministro del tesoro, ad integrazione ed aggiornamento del decreto ministeriale 29 maggio 1969, si provvede alla definizione delle modalità attuative del presente comma ed alla fissazione della misura del contributo in conto interessi da erogare a fronte delle suddette operazioni finanziarie.Art. 11.
1. Le opere e gli interventi previsti dalla presente legge costituiscono opere di urbanizzazione anche ai sensi dell'articolo 9, primo comma, lettera f), della legge 28 gennaio 1977, numero 10.
2. Le prestazioni derivanti da contratti aventi per oggetto la realizzazione delle opere e degli interventi previsti dalla presente legge sono soggette all'imposta sul valore aggiunto con l'aliquota del 2 per cento. La stessa aliquota si applica ai trasferimenti degli immobili o di porzioni degli stessi anche in diritto di superficie.
3. L'atto di cessione del diritto di superficie è soggetto all'imposta di registro in misura fissa.

TITOLO IVomissis

Art. 29.
1. Le norme contenute nei Titoli I, II, III e V della presente legge entrano in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione della legge stessa nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
2. Le norme contenute nel Titolo IV della presente legge entrano in vigore dal 1 giugno 1989 e si applicano alle violazioni accertate da tale data.

 



Sicurezza impianti

Art. 1 (Ambito di applicazione)
1. Sono soggetti all'applicazione della presente legge i seguenti impianti relativi agli edifici adibiti ad uso civile:
a) gli impianti di produzione, di trasporto, di distribuzione e di utilizzazione dell'energia elettrica all'interno degli edifici a partire dal punto di consegna dell'energia fornita dall'ente distributore;
b) gli impianti radiotelevisivi ed elettronici in genere, le antenne e gli impianti di protezione da scariche atmosferiche;
c) gli impianti di riscaldamento e di climatizzazione azionati da fluido liquido, aeriforme, gassoso e di qualsiasi natura o specie;
d) gli impianti idrosanitari nonché quelli di trasporto, di trattamento, di uso, di accumulo e di consumo di acqua all'interno degli edifici a partire dal punto di consegna dell'acqua fornita dall'ente distributore;
e) gli impianti per il trasporto e l'utilizzazione di gas allo stato liquido o aeriforme all'interno degli edifici a partire dal punto di consegna del combustibile gassoso fornito dall'ente distributore;
f) gli impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, di montacarichi, di scale mobili e simili;
g) gli impianti di protezione antincendio.
2. Sono altresì soggetti all'applicazione della presente legge gli impianti di cui al comma 1, lett. a), relativi agli immobili adibiti ad attività produttive, al commercio, al terziario e ad altri usi.

(1) Si vedano, altresì, l'art. 1 del D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447 e il D.P.R. 18 aprile 1994, n. 392.

Art. 2 (Soggetti Abilitati)
1. Sono abilitate all'installazione, alla trasformazione, all'ampliamento e alla manutenzione degli impianti di cui all'art. 1 tutte le imprese, singole o associate, regolarmente iscritte nel registro delle ditte di cui al R.D. 20 settembre 1934, n. 2011, e successive modificazioni ed integrazioni, o nell'albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla L. 8 agosto 1985, n. 443.
2. L'esercizio delle attività di cui al comma 1 è subordinato al possesso dei requisiti tecnico-professionali, di cui all'art. 3, da parte dell'imprenditore, il quale, qualora non ne sia in possesso, prepone all'esercizio delle attività di cui al medesimo comma 1 un responsabile tecnico che abbia tali requisiti.

Art. 3 (Requisiti tecnico professionali)
1. I requisiti tecnico-professionali di cui all'art. 2, comma 2, sono i seguenti:
a) laurea in materia tecnica specifica conseguita presso una università statale o legalmente riconosciuta;
b) oppure diploma di scuola secondaria superiore conseguito, con specializzazione relativa al settore delle attività di cui all'art. 2, comma 1, presso un istituto statale o legalmente riconosciuto, previo un periodo di inserimento, di almeno un anno continuativo, alle dirette dipendenze di una impresa del settore;
c) oppure titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno due anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore (1);
d) oppure prestazione lavorativa svolta, alle dirette dipendenze di una impresa del settore, nel medesimo ramo di attività dell'impresa stessa, per un periodo non inferiore a tre anni, escluso quello computato ai fini dell'apprendistato, in qualità di operaio installatore con qualifica di specializzato nelle attività di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all'art. 1.
(1) Si veda l'art. 2 del D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447.

Art. 4 (Accertamento dei requisiti tecnico professionali)
1. L'accertamento dei requisiti tecnico-professionali è espletato per le imprese artigiane dalle commissioni provinciali per l'artigianato. Per tutte le altre imprese è espletato da una commissione nominata dalla giunta della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura e composta da un minimo di cinque ad un massimo di nove membri dei quali un membro in rappresentanza degli ordini professionali, un membro in rappresentanza dei collegi professionali, un membro in rappresentanza degli enti erogatori di energia elettrica e di gas ed i restanti membri designati dalle organizzazioni delle categorie più rappresentative a livello nazionale degli esercenti le attività disciplinate dalla presente legge; la commissione è presieduta da un docente universitario di ruolo di materia tecnica o da un docente di istituto tecnico industriale di ruolo di materia tecnica.
2. Le imprese, alle quali siano stati riconosciuti i requisiti tecnico-professionali, hanno diritto ad un certificato di riconoscimento, secondo i criteri stabiliti dal regolamento di attuazione di cui all'art. 15].
(1) Articolo abrogato dall'art. 7 del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 392, a decorrere dal 15 dicembre 1994, in attuazione dell'art. 2, commi 7 e 8 della L. 24 dicembre 1993, n. 537.

Art. 5 (Riconoscimento dei requisiti tecnico professionali)
1. Hanno diritto ad ottenere il riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali, previa domanda da presentare entro un anno (2) dalla data di entrata in vigore della presente legge, alla commissione provinciale per l'artigianato, coloro che dimostrino di essere iscritti, alla medesima data, da almeno un anno nell'albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla L. 8 agosto 1985, n. 443, come imprese installatrici o di manutenzione degli impianti di cui all'art. 1.
2. Hanno altresì diritto ad ottenere il riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali, previa domanda da presentare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, coloro che dimostrino di essere iscritti, alla medesima data, da almeno un anno nel registro delle ditte di cui al R.D. 20 settembre 1934, n. 2011, e successive modificazioni ed integrazioni, come imprese installatrici o di manutenzione degli impianti di cui all'art. 1.
(1) Articolo abrogato dall'art. 7 del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 392, a decorrere dal 15 dicembre 1994, in attuazione dell'art. 2, commi 7 e 8 della L. 24 dicembre 1993, n. 537.

Art. 6 (Progettazione degli impianti)
1. Per l'installazione, la trasformazione e l'ampliamento degli impianti di cui ai commi 1, lett. a), b), c), e) e g), e 2 dell'art. 1 è obbligatoria la redazione del progetto da parte di professionisti, iscritti negli albi professionali, nell'ambito delle rispettive competenze.
2. La redazione del progetto per l'installazione, la trasformazione e l'ampliamento degli impianti di cui al comma 1 è obbligatoria al di sopra dei limiti dimensionali indicati nel regolamento di attuazione di cui all'art. 15.
3. Il progetto di cui al comma 1 è depositato: a) presso gli organi competenti al rilascio di licenze di impianto o di autorizzazioni alla costruzione quando previsto dalle disposizioni legislative e regolamentari vigenti; b) presso gli uffici comunali, contestualmente al progetto edilizio, per gli impianti il cui progetto non sia soggetto per legge ad approvazione.
(1) Si veda l'art. 4 del D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447.

Art. 7 (Installazione degli impianti)
1. Le imprese installatrici sono tenute ad eseguire gli impianti a regola d'arte utilizzando allo scopo materiali parimenti costruiti a regola d'arte. I materiali ed i componenti realizzati secondo le norme tecniche di sicurezza dell'Ente italiano di unificazione (UNI) e del Comitato elettrotecnico italiano (CEI), nonché nel rispetto di quanto prescritto dalla legislazione tecnica vigente in materia, si considerano costruiti a regola d'arte.
2. In particolare gli impianti elettrici devono essere dotati di impianti di messa a terra e di interruttori differenziali ad alta sensibilità o di altri sistemi di protezione equivalenti.
3. Tutti gli impianti realizzati alla data di entrata in vigore della presente legge devono essere adeguati, entro tre anni da tale data (2), a quanto previsto dal presente articolo.
(1) Si veda l'art. 5 del D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447. (2) In virtù di quanto disposto dal secondo comma dell'art. 4 della L. 25/96, tale termine è stato differito al 31 dicembre 1996. Il mancato rispetto del termine suindicato comporta l'applicazione, nei confronti del proprietario dell'immobile, dell'amministratore di condominio per le utenze di uso comune o comunque del soggetto incaricato della gestione degli impianti, di una sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire cinque milioni, secondo le modalità che saranno determinate con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 8 (Finanziamento dell'attivita' di normazione tecnica)
1. Il 3 per cento del contributo dovuto annualmente dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) per l'attività di ricerca di cui all'art. 3, terzo comma, del D.L. 30 giugno 1982, n. 390, convertito, con modificazioni, dalla L. 12 agosto 1982, n. 597, è destinato all'attività di normazione tecnica, di cui all'art. 7 della presente legge, svolta dall'UNI e dal CEI.
2. La somma di cui al comma 1, calcolata sull'ammontare del contributo versato dall'Inail nel corso dell'anno precedente, è iscritta a carico del capitolo 3030 dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato per il 1990 e a carico delle proiezioni del corrispondente capitolo per gli anni seguenti.
(1) Si veda il D.M. 23 dicembre 1992, n. 578 (Regolamento recante criteri di erogazione di contributi all'Ente nazionale italiano di unificazione e al Comitato elettrotecnico italiano in relazione ai versamenti INAIL di cui all'art. 8 della L. 5 marzo 1990, n. 46).

Art. 9 (Dichiarazione di conformita')
1. Al termine dei lavori l'impresa installatrice è tenuta a rilasciare al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati nel rispetto delle norme di cui all'art. 7. Di tale dichiarazione, sottoscritta dal titolare dell'impresa installatrice e recante i numeri di partita Iva e di iscrizione alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, faranno parte integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati nonché, ove previsto, il progetto di cui all'art. 6.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 483 del 27 dicembre 1991, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo questo articolo nella parte in cui, includendo le province autonome di Trento e di Bolzano nella delega relativa alla concessione di contributi di spettanza provinciale, non prevede per queste le modalità di finanziamento secondo le norme statutarie. (2) Si vedano l'art. 7 del D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447, il D.M. 20 febbraio 1992 (Approvazione del modello di dichiarazione di conformità dell'impianto alla regola d'arte di cui all'art. 7 del regolamento di attuazione della L. 5 marzo 1990, n. 46, recante norme per la sicurezza degli impianti) e l'art. 5 del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 392.

Art. 10 (Responsabilita' del Committente o del proprietario)
1. Il committente o il proprietario è tenuto ad affidare i lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all'art. 1 ad imprese abilitate ai sensi dell'art. 2.

Art. 11 (Certificato di abitabilita' e di agibilita')
1. Il sindaco rilascia il certificato di abitabilità o di agibilità dopo aver acquisito anche la dichiarazione di conformità o il certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto, salvo quanto disposto dalle leggi vigenti.

Art. 12 (Ordinaria manutenzione degli impianti e cantieri)
1. Sono esclusi dagli obblighi della redazione del progetto e del rilascio del certificato di collaudo, nonché dall'obbligo di cui all'art. 10, i lavori concernenti l'ordinaria manutenzione degli impianti di cui all'art. 1.
2. Sono altresì esclusi dagli obblighi della redazione del progetto e del rilascio del certificato di collaudo le installazioni per apparecchi per usi domestici e la fornitura provvisoria di energia elettrica per gli impianti di cantiere e similari, fermo restando l'obbligo del rilascio della dichiarazione di conformità di cui all'art. 9.
(1) Si veda l'art. 8 del D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447.

Art. 13 (Deposito presso il comune del progetto, della dichiarazione di conformità o del certificato di collaudo).
1. Qualora nuovi impianti tra quelli di cui ai commi 1, lett. a, b, c, e e g, e 2 dell'art. 1 vengano installati in edifici per i quali è già stato rilasciato il certificato di abitabilità, l'impresa installatrice deposita presso il comune, entro trenta giorni dalla conclusione dei lavori, il progetto di rifacimento dell'impianto e la dichiarazione di conformità o il certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto da altre norme o dal regolamento di attuazione di cui all'art. 15.
2. In caso di rifacimento parziale di impianti, il progetto e la dichiarazione di conformità o il certificato di collaudo, ove previsto, si riferiscono alla sola parte degli impianti oggetto dell'opera di rifacimento. Nella relazione di cui all'art. 9 dovrà essere espressamente indicata la compatibilità con gli impianti preesistenti.

Art. 14 (Verifiche).
1. Per eseguire i collaudi, ove previsti, e per accertare la conformità degli impianti alle disposizioni della presente legge e della normativa vigente, i comuni, le unità sanitarie locali, i comandi provinciali dei vigili del fuoco e l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) hanno facoltà di avvalersi della collaborazione dei liberi professionisti, nell'ambito delle rispettive competenze, di cui all'art. 6, comma 1, secondo le modalità stabilite dal regolamento di attuazione di cui all'art. 15.
2. Il certificato di collaudo deve essere rilasciato entro tre mesi dalla presentazione della relativa richiesta.
(1) Si vedano l'art. 8 del D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447 e l'art. 4 del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 392.

Art. 15 (Regolamento di attuazione).
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge è emanato, con le procedure di cui all'art. 17 della L. 23 agosto 1988, n. 400, il regolamento di attuazione (2). Nel regolamento di attuazione sono precisati i limiti per i quali risulti obbligatoria la redazione del progetto di cui all'art. 6 e sono definiti i criteri e le modalità di redazione del progetto stesso in relazione al grado di complessità tecnica dell'installazione degli impianti, tenuto conto dell'evoluzione tecnologica, per fini di prevenzione e di sicurezza.
2. Presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato è istituita una commissione permanente, presieduta dal direttore generale della competente Direzione generale del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, o da un suo delegato, e composta da sei rappresentanti designati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative delle categorie imprenditoriali e artigiane interessate, da sei rappresentanti delle professioni designati pariteticamente dai rispettivi consigli nazionali e da due rappresentanti degli enti erogatori di energia elettrica e di gas] (1).
[3. La commissione permanente di cui al comma 2 collabora ad indagini e studi sull'evoluzione tecnologica del comparto] (1). (1) Comma abrogato dall'art. 7 del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 392, a decorrere dal 15 dicembre 1994, in attuazione dell'art. 2, commi 7 e 8 della L. 24 dicembre 1993, n. 537. (2) Si veda il D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447.

Art. 16 (Sanzioni).
1. Alla violazione di quanto previsto dall'art. 10 consegue, a carico del committente o del proprietario, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione di cui all'art. 15, una sanzione amministrativa da lire centomila a lire cinquecentomila. Alla violazione delle altre norme della presente legge consegue, secondo le modalità previste dal medesimo regolamento di attuazione, una sanzione amministrativa da lire un milione a lire dieci milioni.
2. Il regolamento di attuazione di cui all'art. 15 determina le modalità della sospensione delle imprese dal registro o dall'albo di cui all'art. 2, comma 1, e dei provvedimenti disciplinari a carico dei professionisti iscritti nei rispettivi albi, dopo la terza violazione delle norme relative alla sicurezza degli impianti, nonché gli aggiornamenti dell'entità delle sanzioni amministrative di cui al comma 1.
(1) Si veda l'art. 8 del D.P.R. 6 dicembre 1991, n. 447.

Art. 17 (Abrogazione e adeguamento dei regolamenti comunali e regionali).
1. I comuni e le regioni sono tenuti ad adeguare i propri regolamenti, qualora siano in contrasto con la presente legge.

Art. 18 (Disposizioni transitorie).
1. Fino all'emanazione del regolamento di attuazione di cui all'art. 15 sono autorizzate ad eseguire opere di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti di cui all'art. 1 le imprese di cui all'art. 2, comma 1, le quali sono tenute ad eseguire gli impianti secondo quanto prescritto dall'art. 7 ed a rilasciare al committente o al proprietario la dichiarazione di conformità recante i numeri di partita Iva e gli estremi dell'iscrizione alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
2. La dichiarazione di cui al comma 1 sostituisce a tutti gli effetti la dichiarazione di conformità di cui all'art. 9.

Art. 19 (Entrata in vigore).
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.



Regolamento piano energetico Nazionale

Decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412

Regolamento recante norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell'art. 4, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10.

Art. 1. Definizioni.
1. Ai fini dell'applicazione del presente regolamento si intende:
a) per "edificio", un sistema costituito dalle strutture edilizie esterne che delimitano uno spazio di volume definito, dalle strutture interne che ripartiscono detto volume e da tutti gli impianti, dispositivi tecnologici ed arredi che si trovano al suo interno; la superficie esterna che delimita un edificio pu˜ confinare con tutti o alcuni di questi elementi: l'ambiente esterno, il terreno, altri edifici;
b) per "edificio di proprieta' pubblica", un edificio di proprieta' dello Stato, delle regioni, degli Enti locali, nonche' di altri Enti pubblici, anche economici, destinato sia allo svolgimento delle attivita' dell'Ente, sia ad altre attivita' o usi, compreso quello di abitazione privata;
c) per "edificio adibito ad uso pubblico", un edificio nel quale si svolge, in tutto o in parte, l'attivita' istituzionale di Enti pubblici;
d) per "edificio di nuova costruzione", salvo quanto previsto dall'art. 7, comma 3, un edificio per il quale la richiesta di concessione edilizia sia stata presentata successivamente alla data di entrata in vigore del regolamento stesso;
e) per "climatizzazione invernale", l'insieme di funzioni atte ad assicurare, durante il periodo di esercizio dell'impianto termico consentito dalle disposizioni del presente regolamento, il benessere degli occupanti mediante il controllo, all'interno degli ambienti, della temperatura e, ove presenti dispositivi idonei, della umidita', della portata di rinnovo e della purezza dell'aria;
f) per "impianto termico", un impianto tecnologico destinato alla climatizzazione degli ambienti con o senza produzione di acqua calda per usi igienici e sanitari o alla sola produzione centralizzata di acqua calda per gli stessi usi, comprendente i sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore nonche' gli organi di regolazione e di controllo; sono quindi compresi negli impianti termici gli impianti individuali di riscaldamento, mentre non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, radiatori individuali, scaldacqua unifamiliari;
g) per "impianto termico di nuova istallazione", un impianto termico installato in un edificio di nuova costruzione o in un edificio o porzione di edificio antecedentemente privo di impianto termico;
h) per "manutenzione ordinaria dell'impianto termico", le operazioni specificamente previste nei libretti d'uso e manutenzione degli apparecchi e componenti che possono essere effettuate in luogo con strumenti ed attrezzature di corredo agli apparecchi e componenti stessi e che comportino l'impiego di attrezzature e di materiali di consumo d'uso corrente;
i) per "manutenzione straordinaria dell'impianto termico", gli interventi atti a ricondurre il funzionamento dell'impianto a quello previsto dal progetto e/o dalla normativa vigente mediante il ricorso, in tutto o in parte, a mezzi, attrezzature, strumentazioni, riparazioni, ricambi di parti, ripristini, revisione o sostituzione di apparecchi o componenti dell'impianto termico;
j) per "proprietario dell'impianto termico", chi e' proprietario, in tutto o in parte, dell'impianto termico; nel caso di edifici dotati di impianti termici centralizzati amministrati in condominio e nel caso di soggetti diversi dalle persone fisiche gli obblighi e le responsabilita' posti a carico del proprietario dal presente regolamento sono da intendersi riferiti agli Amministratori;
l) per "ristrutturazione di un impianto termico", gli interventi rivolti a trasformare l'impianto termico mediante un insieme sistematico di opere che comportino la modifica sostanziale sia dei sistemi di produzione che di distribuzione del calore; rientrano in questa categoria anche la trasformazione di un impianto termico centralizzato in impianti termici individuali nonche' la risistemazione impiantistica nelle singole unita' immobiliari o parti di edificio in caso di installazione di un impianto termico individuale previo distacco dall'impianto termico centralizzato;
m) per "sostituzione di un generatore di calore", la rimozione di un vecchio generatore e l'installazione di un altro nuovo destinato ad erogare energia termica alle medesime utenze;
n) per "esercizio e manutenzione di un impianto termico", il complesso di operazioni che comporta l'assunzione di responsabilita' finalizzata alla gestione degli impianti includente: conduzione, manutenzione ordinaria e straordinaria e controllo, nel rispetto delle norme in materia di sicurezza, di contenimento dei consumi energetici e di salvaguardia ambientale;
o) per "terzo responsabile dell'esercizio e della manutenzione dell'impianto termico", la persona fisica o giuridica che, essendo in possesso dei requisiti previsti dalle normative vigenti e comunque di idonea capacita' tecnica, economica, organizzativa, e' delegata dal proprietario ad assumere la responsabilita' dell'esercizio, della manutenzione e dell'adozione delle misure necessarie al contenimento dei consumi energetici;
p) per "contratto servizio energia", l'atto contrattuale che disciplina l'erogazione dei beni e servizi necessari a mantenere le condizioni di comfort negli edifici nel rispetto delle vigenti leggi in materia di uso razionale dell'energia, di sicurezza e di salvaguardia dell'ambiente, provvedendo nel contempo al miglioramento del processo di trasformazione e di utilizzo dell'energia;
q) per "valori nominali" delle potenze e dei rendimenti di cui ai punti successivi, quelli dichiarati e garantiti dal costruttore per il regime di funzionamento continuo;
r) per "potenza termica del focolare" di un generatore di calore, il prodotto del potere calorifico inferiore del combustibile impiegato e della portata di combustibile bruciato; l'unita' di misura utilizzata e' il kW; s) per "potenza termica convenzionale" di un generatore di calore, la potenza termica del focolare diminuita della potenza termica persa al camino; l'unita' di misura utilizzata e' il kW;
t) per "potenza termica utile" di un generatore di calore, la quantita' di calore trasferita nell'unita' di tempo al fluido termovettore, corrispondente alla potenza termica del focolare diminuita della potenza termica scambiata dall'involucro del generatore con l'ambiente e della potenza termica persa al camino; l'unita' di misura utilizzata e' il kW; u) per "rendimento di combustione", sinonimo di "rendimento termico convenzionale" di un generatore di calore, il rapporto tra la potenza termica convenzionale e la potenza termica del focolare;
v) per "rendimento termico utile" di un generatore di calore, il rapporto tra la potenza termica utile e la potenza termica del focolare;
w) per "temperatura dell'aria in un ambiente", la temperatura dell'aria misurata secondo le modalita' prescritte dalla norma tecnica UNI 5364;
z) per "gradi giorno" di una localita', la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell'ambiente, convenzionalmente fissata a 20 gradi centigradi, e la temperatura media esterna giornaliera; l'unita' di misura utilizzata e' il grado giorno (GG). C


1. Il territorio nazionale e' suddiviso nelle seguenti sei zone climatiche in funzione dei gradi- giorno, indipendentemente dalla ubicazione geografica: Zona A: comuni che presentano un numero di gradi-giorno non superiore a 600; Zona B: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 600 e non superiore a 900; Zona C: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 900 e non superiore a 1.400; Zona D: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 1.400 e non superiore a 2.100; Zona E: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 2.100 e non superiore a 3.000; Zona F: comuni che presentano un numero di gradi-giorno maggiore di 3.000. 2. La tabella in allegato A, ordinata per regioni e province, riporta per ciascun comune l'altitudine della casa comunale, i gradi-giorno e la zona climatica di appartenenza. Detta tabella puo' essere modificata ed integrata, con decreto del Ministro dell'industria del commercio e dell'artigianato, anche in relazione all'istituzione di nuovi comuni o alle modificazioni dei territori comunali, avvalendosi delle competenze tecniche dell'ENEA ed in conformita' ad eventuali metodologie che verranno fissate dall'UNI. 3. I comuni comunque non indicati nell'allegato A o nelle sue successive modificazioni ed integrazioni adottano, con provvedimento del Sindaco, i gradi-giorno riportati nella tabella suddetta per il comune piu' vicino in linea d'aria, sullo stesso versante, rettificati, in aumento o in diminuzione, di una quantita' pari ad un centesimo del numero di giorni di durata convenzionale del periodo di riscaldamento di cui all'art. 9, comma 2 per ogni metro di quota sul livello del mare in piu' o in meno rispetto al comune di riferimento. Il provvedimento e' reso noto dal Sindaco agli abitanti del comune con pubblici avvisi entro 5 giorni dall'adozione del provvedimento stesso e deve essere comunicato al Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato ed all'ENEA ai fini delle successive modifiche dell'allegato A. 4. I comuni aventi porzioni edificate del proprio territorio a quota superiore rispetto alla quota della casa comunale, quota indicata nell'allegato A, qualora detta circostanza, per effetto della rettifica dei gradi-giorno calcolata secondo le indicazioni di cui al comma 3, comporti variazioni della zona climatica, possono, mediante provvedimento del Sindaco, attribuire esclusivamente a dette porzioni del territorio una zona climatica differente da quella indicata in allegato A. Il provvedimento deve essere notificato al Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e all'ENEA e diventa operativo qualora entro 90 giorni dalla notifica di cui sopra non pervenga un provvedimento di diniego ovvero un provvedimento interruttivo del decorso del termine da parte del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato. Una volta operativo il provvedimento viene reso noto dal Sindaco agli abitanti mediante pubblici avvisi e comunicato per conoscenza alla regione ed alla provincia di appartenenza.

Art. 3. Classificazione generale degli edifici per categorie.
1. Gli edifici sono classificati in base alla loro destinazione d'uso nelle seguenti categorie: E.1 Edifici adibiti a residenza e assimilabili: E.1 (1) abitazioni adibite a residenza con carattere continuativo, quali abitazioni civili e rurali, collegi, conventi, case di pena, caserme; E.1 (2) abitazioni adibite a residenza con occupazione saltuaria, quali case per vacanze, fine settimana e simili; E.1 (3) edifici adibiti ad albergo, pensione ed attivita' similiari; E.2 Edifici adibiti a uffici e assimilabili: pubblici o privati, indipendenti o contigui a costruzioni adibite anche ad attivita' industriali o artigianali, purche' siano da tali costruzioni scorporabili agli effetti dell'isolamento termico; E.3 Edifici adibiti a ospedali, cliniche o case di cura e assimilabili: ivi compresi quelli adibiti a ricovero o cura di minori o anziani nonche' le strutture protette per l'assistenza ed il recupero dei tossico-dipendenti e di altri soggetti affidati a servizi sociali pubblici; E.4 Edifici adibiti ad attivita' ricreative, associative o di culto e assimilabili: E.4 (1) quali cinema e teatri, sale di riunione per congressi; E.4 (2) quali mostre, musei e biblioteche, luoghi di culto; E.4 (3) quali bar, ristoranti, sale da ballo; E.5 Edifici adibiti ad attivita' commerciali e assimilabili: quali negozi, magazzini di vendita all'ingrosso o al minuto, supermercati, esposizioni; E.6 Edifici adibiti ad attivita' sportive: E.6 (1) piscine, saune e assimilabili; E.6 (2) palestre e assimilabili; E.6 (3) servizi di supporto alle attivita' sportive; E.7 Edifici adibiti ad attivita' scolastiche a tutti i livelli e assimilabili; E.8 Edifici adibiti ad attivita' industriali ed artigianali e assimilabili. 2. Qualora un edificio sia costituito da parti individuabili come appartenenti a categorie diverse, le stesse devono essere considerate separatamente e cioe' ciascuna nella categoria che le compete.

Art. 4. Valori massimi della temperatura ambiente.
1. Durante il periodo in cui e' in funzione l'impianto di climatizzazione invernale, la media aritmetica delle temperature dell'aria dei singoli ambienti degli edifici, definite e misurate come indicato al comma 1, lettera w) dell'art. 1, non deve superare i seguenti valori con le tolleranze a fianco indicate: a) 18 ¡C + 2 ¡C di tolleranza per gli edifici rientranti nella categoria E.8; b) 20 ¡C + 2 ¡C di tolleranza per gli edifici rientranti nelle categorie diverse da E.8. 2. Il mantenimento della temperatura dell'aria negli ambienti entro i limiti fissati al comma 1 deve essere ottenuto con accorgimenti che non comportino spreco di energia. 3. Per gli edifici classificati E.3, ed E.6 (1), le autorita' comunali, con le procedure di cui al comma 5, possono concedere deroghe motivate al limite massimo del valore della temperatura dell'aria negli ambienti durante il periodo in cui e' in funzione l'impianto di climatizzazione invernale, qualora elementi oggettivi legati alla destinazione d'uso giustifichino temperature piu' elevate di detti valori. 4. Per gli edifici classificati come E.8 sono concesse deroghe al limite massimo della temperatura dell'aria negli ambienti, durante il periodo in cui e' in funzione l'impianto di climatizzazione invernale, qualora si verifichi almeno una delle seguenti condizioni: a) le esigenze tecnologiche o di produzione richiedano temperature superiori al valore limite; b) l'energia termica per il riscaldamento ambiente derivi da sorgente non convenientemente utilizzabile in altro modo. 5. Ferme restando le deroghe gia' concesse per gli edifici esistenti in base alle normative all'epoca vigenti, i valori di temperatura fissati in deroga ai sensi dei commi 3 e 4 devono essere riportati nella relazione tecnica di cui all'art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10 assieme agli elementi tecnici di carattere oggettivo che li giustificano. Prima dell'inizio lavori le autorita' comunali devono fornire il benestare per l'adozione di tali valori di temperatura; qualora il consenso non pervenga entro 60 giorni dalla presentazione della suddetta relazione tecnica, questo si intende accordato, salvo che non sia stato notificato prima della scadenza un provvedimento interruttivo o di diniego riguardante le risultanze della relazione tecnica.

Art. 5. Requisiti e dimensionamento degli impianti termici.
1. Gli impianti termici di nuova installazione nonche' quelli sottoposti a ristrutturazione devono essere dimensionati in modo da assicurare, in relazione a: -- il valore massimo della temperatura interna previsto dall'art. 4, -- le caratteristiche climatiche della zona, -- le caratteristiche termofisiche dell'involucro edilizio, -- il regime di conduzione dell'impianto in base agli obblighi di intermittenza- attenuazione previsti dall'art. 9 del presente decreto, un "rendimento globale medio stagionale", definito al successivo comma 2, non inferiore al seguente valore: eta g = (65 + 3 log P n)% dove log Pn e' il logaritmo in base 10 della potenza utile nominale del generatore o del complesso dei generatori di calore al servizio del singolo impianto termico, espressa in kW. 2. Il "rendimento globale medio stagionale" dell'impianto termico e' definito come rapporto tra il fabbisogno di energia termica utile per la climatizzazione invernale e l'energia primaria delle fonti energetiche, ivi compresa l'energia elettrica ed e' calcolato con riferimento al periodo annuale di esercizio di cui all'art. 9. Ai fini della conversione dell'energia elettrica in energia primaria si considera l'equivalenza: 10 MJ = 1kWh. Il rendimento globale medio stagionale risulta dal prodotto dei seguenti rendimenti medi stagionali: -- rendimento di produzione, -- rendimento di regolazione, -- rendimento di distribuzione, rendimento di emissione, e deve essere calcolato secondo le metodologie e le indicazioni riportate nelle norme tecniche UNI che verranno pubblicate entro il 31 ottobre 1993 e recepite dal Ministero dell'industria del commercio e dell'artigianato entro i successivi trenta giorni. 3. Nella sostituzione dei generatori di calore il dimensionamento del o dei generatori stessi deve essere effettuato in modo tale che il "rendimento di produzione medio stagionale" definito come il rapporto tra l'energia termica utile generata ed immessa nella rete di distribuzione e l'energia primaria delle fonti energetiche, compresa l'energia elettrica, calcolato con riferimento al periodo annuale di esercizio di cui all'art. 9, risulti non inferiore al seguente valore: eta g = (77 + 3 log P n)% per il significato di log Pn e per il fattore di conversione dell'energia elettrica in energia primaria vale quanto specificato ai commi 1 e 2. 4. Il "rendimento di produzione medio stagionale" deve essere calcolato secondo le metodologie e le indicazioni riportate nelle norme tecniche UNI di cui al comma 2. 5. Negli impianti termici ad acqua calda per la climatizzazione invernale con potenza nominale superiore a 350 kW, la potenza deve essere ripartita almeno su due generatori di calore. Alla ripartizione di cui sopra e' ammessa deroga nel caso di sostituzione di generatore di calore gia' esistente, qualora ostino obiettivi impedimenti di natura tecnica o economica quali ad esempio la limitata disponibilita' di spazio nella centrale termica. 6. Negli impianti termici di nuova installazione, nonche' in quelli sottoposti a ristrutturazione, la produzione centralizzata dell'energia termica necessaria alla climatizzazione invernale degli ambienti ed alla produzione di acqua calda per usi igienici e sanitari per una pluralita' di utenze, deve essere effettuata con generatori di calore separati, fatte salve eventuali situazioni per le quali si possa dimostrare che l'adozione di un unico generatore di calore non determini maggiori consumi di energia o comporti impedimenti di natura tecnica o economica. Gli elementi tecnico-economici che giustificano la scelta di un unico generatore vanno riportati nella relazione tecnica di cui all'art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10. L'applicazione della norma tecnica UNI 8065, relativa ai sistemi di trattamento dell'acqua, e' prescritta, nei limiti e con le specifiche indicate nella norma stessa, per gli impianti termici di nuova installazione con potenza complessiva superiore o uguale a 350 kW. 7. Negli impianti termici di nuova installazione e in quelli sottoposti a ristrutturazione, i generatori di calore destinati alla produzione centralizzata di acqua calda per usi igienici e sanitari per una pluralita' di utenze di tipo abitativo devono essere dimensionati secondo le norme tecniche UNI 9182, devono disporre di un sistema di accumulo dell'acqua calda di capacita' adeguata, coibentato in funzione del diametro dei serbatoi secondo le indicazioni valide per tubazioni di cui all'ultima colonna dell'allegato B e devono essere progettati e condotti in modo che la temperatura dell'acqua, misurata nel punto di immissione della rete di distribuzione, non superi i 48 gradi centigradi, + 5 gradi centigradi di tolleranza. 8. Negli impianti termici di nuova installazione, nella ristrutturazione degli impianti termici nonche' nella sostituzione di generatori di calore destinati alla produzione di energia per la climatizzazione invernale o per la produzione di acqua calda sanitaria, per ciascun generatore di calore deve essere realizzato almeno un punto di prelievo dei prodotti della combustione sul condotto tra la cassa dei fumi del generatore stesso ed il camino allo scopo di consentire l'inserzione di sonde per la determinazione del rendimento di combustione e della composizione dei gas di scarico ai fini del rispetto delle vigenti disposizioni. 9. Gli edifici multipiano costituiti da piu' unita' immobiliari devono essere dotati di appositi condotti di evacuazione dei prodotti di combustione, con sbocco sopra il tetto dell'edificio alla quota prescritta dalle norme tecniche UNI 7129, nei seguenti casi: -- nuove installazioni di impianti termici, anche se al servizio delle singole unitˆ immobiliari, -- ristrutturazioni di impianti termici centralizzati, -- ristrutturazioni della totalita' degli impianti termici individuali appartenenti ad uno stesso edificio, trasformazioni da impianto termico centralizzato a impianti individuali, impianti termici individuali realizzati dai singoli previo distacco dall'impianto centralizzato. Fatte salve diverse disposizioni normative, ivi comprese quelle contenute nei regolamenti edilizi locali e loro successive modificazioni, le disposizioni del presente comma possono non essere applicate nei seguenti casi: mera sostituzione di generatori di calore individuali, singole ristrutturazioni degli impianti termici individuali gia' esistenti, siti in stabili plurifamiliari, qualora nella versione iniziale non dispongano gia' di sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione con sbocco sopra il tetto dell'edificio. Resta ferma anche per le disposizioni del presente articolo l'inapplicabilita' agli apparecchi non considerati impianti termici in base all'art. 1, comma 1, lettera f), quali: stufe, caminetti, radiatori individuali, scaldacqua unifamiliari. 10. In tutti i casi di nuova installazione o di ristrutturazione dell'impianto termico che comportino l'installazione di generatori di calore individuali, esclusi i casi di mera sostituzione di questi ultimi, e' prescritto l'impiego di generatori isolati rispetto all'ambiente abitato, da realizzare ad esempio mediante apparecchi di tipo C (secondo classificazione delle norme tecniche UNI 7129) oppure apparecchi di qualsiasi tipo se installati all'esterno o in locali tecnici adeguati. Le disposizioni del presente comma non si applicano nei casi di incompatibilita' con il sistema di evacuazione dei prodotti della combustione gia' esistente. In ogni caso i generatori di calore ti tipo B1 (secondo classificazione della suddetta normativa UNI 7129) devono essere muniti all'origine di un dispositivo di controllo dell'evacuazione dei prodotti della combustione, secondo quanto indicato nel foglio aggiornamento UNI 7271 FA-2 del dicembre 1991. 11. Negli impianti termici di nuova installazione e nelle opere di ristrutturazione degli impianti termici, la rete di distribuzione deve essere progettata in modo da assicurare un valore del rendimento medio stagionale di distribuzione compatibile con le disposizioni di cui al comma 1 relative al rendimento globale medio stagionale. In ogni caso, come prescrizione minimale, tutte le tubazioni di distribuzione del calore, comprese quelle montanti in traccia o situate nelle intercapedini delle tamponature a cassetta, anche quando queste ultime siano isolate termicamente, devono essere installate e coibentate, secondo le modalita' riportate nell'allegato B al presente decreto. La messa in opera della coibentazione deve essere effettuata in modo da garantire il mantenimento delle caratteristiche fisiche e funzionali dei materiali coibenti e di quelli da costruzione. Tubazioni portanti fluidi a temperature diverse, quali ad esempio le tubazioni di mandata e ritorno dell'impianto termico, devono essere coibentate separatamente. 12. Negli impianti termici di nuova installazione e in quelli sottoposti a ristrutturazione, qualora siano circoscrivibili zone di edificio a diverso fattore di occupazione (ad esempio singoli appartamenti ed uffici, zone di guardiania, uffici amministrativi nelle scuole), e' prescritto che l'impianto termico per la climatizzazione invernale sia dotato di un sistema di distribuzione a zone che consenta la parzializzazione di detta climatizzazione in relazione alle condizioni di occupazione dei locali. 13. Negli impianti termici di nuova installazione e nei casi di ristrutturazione dell'impianto termico, qualora per il rinnovo dell'aria nei locali siano adottati sistemi a ventilazione meccanica controllata, e' prescritta l'adozione di apparecchiature per il recupero del calore disperso per rinnovo dell'aria ogni qual volta la portata totale dell'aria di ricambio G ed il numero di ore annue di funzionamento M dei sistemi di ventilazione siano superiori ai valori limite riportati nell'allegato C del presente decreto. 14. L'installazione nonche' la ristrutturazione degli impianti termici deve essere effettuata da un soggetto in possesso dei requisiti di cui agli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1990, n. 46, attenendosi alle prescrizioni contenute nella relazione tecnica di cui all'art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10. 15. Per gli edifici di proprieta' pubbica o adibiti ad uso pubblico e' fatto obbligo, ai sensi del comma 7 dell'art. 26 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, di soddisfare il fabbisogno energetico favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia o assimilate ai sensi dell'art. 1 comma 3 della legge 10 stessa, salvo impedimenti di natura tecnica od economica. Per quanto riguarda gli impianti termici, tale obbligo si determina in caso di nuova installazione o di ristrutturazione. Gli eventuali impedimenti di natura tecnica od economica devono essere evidenziati nel progetto e nella relazione tecnica di cui al comma 1 dell'art. 28 della legge stessa relativi all'impianto termico, riportando le specifiche valutazioni che hanno determinato la non applicabilita' del ricorso alle fonti rinnovabili o assimilate. 16. Ai fini di cui al comma 15 il limite di convenienza economica, per gli impianti di produzione di energia di nuova installazione o da ristrutturare, che determina l'obbligo del ricorso alle fonti rinnovabili di energia o assimilate
 determinato dal recupero entro un periodo di otto anni degli extracosti dell'impianto che utilizza le fonti rinnovabili o assimilate rispetto ad un impianto convenzionale; il recupero, calcolato come tempo di ritorno semplice, e' determinato dalle minori spese per l'acquisto del combustibile, o di alti vettori energetici, valutate ai costi di fornitura all'atto della compilazione del progetto, e dagli eventuali introiti determinati dalla vendita della sovrapproduzione di energia elettrica o termica a terzi. Il tempo di ritorno semplice e' elevato da otto a dieci anni per edifici siti nei centri urbani dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, al fine di tener conto della maggiore importanza dell'impatto ambientale. 17. Nel caso l'impianto per produzione di energia venga utilizzato oltre che per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda per usi igienici e sanitari anche per altri usi, compreso l'utilizzo di energia meccanica e l'utilizzo o la vendita a terzi di energia elettrica, le valutazioni comparative tecniche ed economiche di cui ai commi 15 e 16 vanno effettuate globalmente tenendo conto anche dei suddetti utilizzi e vendite. 18. L'allegato D al presente decreto individua alcune tecnologie di utilizzo delle fonti rinnovabili di energia o assimilate elettivamente indicate per la produzione di energia per specifiche categorie di edifici. L'adozione di dette tecnologie per dette categorie di edifici deve essere specificatamente valutata in sede di progetto e di relazione tecnica di cui all'art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10 senza che tale adempimento esoneri il progettista dal valutare la possibilitˆ al ricorso ad altre tecnologie d'utilizzo di fonti rinnovabili di energia o assimilate, da lui ritenute valide.6

Art .6. Rendimento minimo dei generatori di calore.
1. Negli impianti termici di nuova installazione, nella ristrutturazione degli impianti termici nonche' nella sostituzione di generatori di calore, i generatori di calore ad acqua calda devono avere un "rendimento termico utile" ed i generatori di calore ad aria calda devono avere un "rendimento di combustione" non inferiore ai rispettivi valori riportati nell'allegato E al presente decreto. 2. Alle disposizioni di cui al comma 1 non sono soggetti: a) i generatori di calore alimentati a combustibili solidi; b) i generatori di calore appositamente concepiti per essere alimentati con combustibili le cui caratteristiche si discostano sensibilmente da quelle dei combustibili liquidi o gassosi comunemente commercializzati, quali ad esempio gas residui di lavorazioni, biogas; c) i generatori di calore policombustibili limitatamente alle condizioni di funzionamento con combustibili di cui alla lettera b).

Art. 7. Termoregolazione e contabilizzazione.
1. Fermo restando che gli edifici la cui concessione edilizia sia stata rilasciata antecedentemente all'entrata in vigore del presente decreto devono disporre dei sistemi di regolazione e controllo previsti dalle precedenti normative, le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano agli impianti termici di nuova installazione e nei casi di ristrutturazione degli impianti termici. 2. Negli impianti termici centralizzati adibiti al riscaldamento ambientale per una pluralita' di utenze, qualora la potenza nominale del generatore di calore o quella complessiva dei generatori di calore sia uguale o superiore a 35 kW, e' prescritta l'adozione di un gruppo termoregolatore dotato di programmatore che consenta la regolazione della temperatura ambiente almeno su due livelli a valori sigillabili nell'arco delle 24 ore. Il gruppo termoregolatore deve essere pilotato da una sonda termometrica di rilevamento della tempertura esterna. La temperatura esterna e le temperature di mandata e di ritorno del fluido termovettore devono essere misurate con una incertezza non superiore a 2 gradi centigradi. 3. Ai sensi del comma 6 dell'art. 26 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, gli impianti di riscaldamento al servizio di edifici di nuova costruzione, la cui concessione edilizia sia stata rilasciata dopo il 18 luglio 1991, data di entrata in vigore di detto art. 26, devono essere progettati e realizzati in modo tale da consentire l'adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per ogni singola unita' immobiliare. 4. Il sistema di termoregolazione di cui al comma 2 del presente articolo pu˜ essere dotato di un programmatore che consenta la regolazione su un solo livello di temperatura ambiente qualora in ogni singola unita' immobiliare sia effettivamente installato e funzionante un sistema di contabilizzazione del calore e un sistema di termoregolazione pilotato da una o piu' sonde di misura della temperatura ambiente dell'unita' immobiliare e dotato di programmatore che consenta la regolazione di questa temperatura almeno su due livelli nell'arco delle 24 ore. 5. Gli edifici o le porzioni di edificio che in relazione alla loro destinazione d'uso sono normalmente soggetti ad una occupazione discontinua nel corso della settimana o del mese devono inoltre disporre di un programmatore settimanale o mensile che consenta lo spegnimento del generatore di calore o l'intercettazione o il funzionamento in regime di attenuazione del sistema di riscaldamento nei periodi di non occupazione. 6. Gli impianti termici per singole unita' immobiliari destinati, anche se non esclusivamente, alla climatizzazione invernale devono essere parimenti dotati di un sistema di termoregolazione pilotato da una o piu' sonde di misura della temperatura ambiente con programmatore che consenta la regolazione di questa temperatura su almeno due livelli di temperatura nell'arco delle 24 ore. 7. Al fine di non determinare sovrariscaldamento nei singoli locali di una unita' immobiliare per effetto degli apporti solari e degli apporti gratuiti interni e' opportuna l'installazione di dispositivi per la regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali o nelle singole zone aventi caratteristiche di uso ed esposizioni uniformi. L'installazione di detti dispositivi e' aggiuntiva rispetto ai sistemi di regolazione di cui ai precedenti commi 2, 4, 5 e 6, ove tecnicamente compatibile con l'eventuale sistema di contabilizzazione, ed e' prescritta nei casi in cui la somma dell'apporto termico solare mensile, calcolato nel mese a maggiore insolazione tra quelli interamente compresi nell'arco del periodo annuale di esercizio dell'impianto termico, e degli apporti gratuiti interni convenzionali sia superiore al 20% del fabbisogno energetico complessivo calcolato nello stesso mese. 8. L'eventuale non adozione dei sistemi di cui al comma 7 deve essere giustificata in sede di relazione tecnica di cui al comma 1 dell'art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10; in particolare la valutazione degli apporti solari e degli apporti gratuiti interni deve essere effettuata utilizzando la metodologia indicata dalle norme tecniche UNI di cui al comma 3 dell'art. 8. 9. Nel caso di installazione in centrale termica di piu' generatori di calore, il loro funzionamento deve essere attivato in maniera automatica in base al carico termico dell'utenza.

Art. 8. Valori limite del fabbisogno energetico normalizzato per la climatizzazione invernale.
1. Ai fini dell'applicazione del presente decreto il fabbisogno energetico convenzionale per la climatizzazione invernale e' la quantita' di energia primaria globalmente richiesta, nel corso di un anno, per mantenere negli ambienti riscaldati la temperatura al valore costante di 20 gradi centigradi con un adeguato ricambio d'aria durante una stagione di riscaldamento il cui periodo e' convenzionalmente fissato; a) per le zone climatiche A, B, C, D, E dal comma 2 dell'art. 9 del presente decreto; b) per la zona climatica F in 200 giorni a partire dal 5 di ottobre, senza che cio' determini alcuna limitazione dell'effettivo periodo annuale di esercizio. 2. Il fabbisogno energetico normalizzato per la climatizzazione invernale (FEN) e' il fabbisogno energetico convenzionale di cui al precedente comma 1 diviso per il volume riscaldato e i gradi-giorno della localita'. L'unita' di misura utilizzata e' il kJ/m3 GG. 3. Il calcolo del fabbisogno energetico convenzionale per la climatizzazione invernale definito al comma 1 ed il calcolo del fabbisogno energetico normalizzato per la climatizzazione invernale definito al comma 2 devono essere effettuati con la metodologia indicata dalle norme tecniche UNI che verranno pubblicate entro il 31 ottobre 1993 e recepite dal Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato entro i successivi trenta giorni; tale calcolo deve essere riportato nella relazione tecnica di cui al comma 1 dell'art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10. 4. La metodologia UNI di cui al comma 3 esprime il bilancio energetico del sistema edificio-impianto termico e tiene conto, in termini di apporti: -- dell'energia primaria immessa nella centrale termica attraverso i vettori energetici, -- dell'energia solare fornita all'edificio, degli apporti gratuiti interni quali, ad esempio, quelli dovuti al metabolismo degli abitanti, all'uso della cucina, agli elettrodomestici, all'illuminazione, in termini di perdite: -- dell'energia persa per trasmissione e per ventilazione attraverso l'involucro edilizio, comprendente quest'ultima anche l'energia associata all'umidita', -- dell'energia persa dall'impianto termico nelle fasi di produzione, regolazione, distribuzione ed emissione del calore. 5. Per edifici con volumetria totale lorda climatizzata inferiore a 10.000 m3 e' ammesso un calcolo semplificato del fabbisogno energetico convenzionale e del fabbisogno energetico normalizzato, basato su un bilancio energetico del sistema edificio-impianto che tiene conto, in termini di apporti: -- dell'energia primaria immessa nella centrale termica attraverso i vettori energetici, in termini di perdite: -- dell'energia persa per trasmissione e per ventilazione attraverso l'involucro edilizio, comprendente quest'ultima anche l'energia associata all'umidita', -- dell'energia persa dall'impianto termico nelle fasi di produzione, regolazione, distribuzione ed emissione del calore. 6. Il calcolo del coefficiente di dispersione volumica per trasmissione dell'involucro edilizio deve essere effettuato utilizzando le norme UNI 7357 e non deve superare i valori che saranno fissati dai regolamenti di cui ai commi 1 e 2 dell'art. 4 della legge 9 gennaio 1991, n. 10. In attesa della emanazione di detti regolamenti, i valori limite di tale coefficiente restano fissati in conformita' di quanto disposto dal decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro dei lavori pubblici del 30 luglio 1986 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 ottobre 1986, n. 244. 7. Il valore del fabbisogno energetico normalizzato per la climatizzazione invernale di cui al comma 2, calcolato con le metodologie di cui ai commi 3, 4, 5, 6, deve risultare inferiore al seguente valore limite: FEN(lim)=[(Cd+0.34 n)-K u * (0,01I/dTm+a/dTm)] * 86,4/eta*g. La predetta formula non e' utilizzabile per il calcolo del fabbisogno energetico normalizzato per la climatizzazione invernale; essa serve esclusivamente per la determinazione di un valore limite superiore di detto fabbisogno; il valore dei simboli e delle costanti viene di seguito elencato: Cd = coefficiente di dispersione volumica per trasmissione dell'involucro edilizio, espresso in W/m3 gradi centigradi, calcolato secondo le indicazioni dell'art. 8, comma 6; n = numero dei volumi d'aria ricambiati in un'ora (valore medio nelle 24 ore), espresso in h(-1); 0.34 = costante, dimensionata in W h/m3 gradi centigradi, che esprime il prodotto del calore specifico dell'aria per la sua densita'; I = media aritmetica dei valori dell'irradianza solare media mensile sul piano orizzontale espressa in W/m2, la media e' estesa a tutti i mesi dell'anno interamente compresi nel periodo di riscaldamento di cui al comma 1 del presente articolo; i valori saranno forniti dalle norme tecniche UNI di cui al comma 3; dTm = differenza di temperatura media stagionale espressa in gradi centigradi; i valori saranno forniti dalle norme tecniche UNI di cui al comma 3; 0.01 = valore convenzionale, espresso in m(-1), della superficie ad assorbimento totale dell'energia solare per unita' di volume riscaldato; a = valore degli apporti gratuiti interni, espresso in W/m3, fissati in conformita' a quanto indicato nelle norme tecniche UNI di cui al comma 3; ku = coefficiente adimensionato di utilizzazione degli apporti solari e degli apporti gratuiti interni, calcolato in conformita' a quanto indicato nelle norme tecniche UNI di cui al comma 3; 86.4 = migliaia di secondi in un giorno; rappresenta la costante di conversione da W/m3 gradi centigradi (dimensioni della espressione tra parentesi nella formula) a kJ m3 GG (dimensione del FEN); eta g = valore del rendimento globale medio stagionale definito all'art. 5, comma 1. 8. Il valore n, indica la media giornaliera nelle 24 ore del numero dei volumi d'aria ricambiati in un'ora ed e' convenzionalmente fissato in 0.5 per l'edilizia abitativa nel caso non sussistano ricambi meccanici controllati. 9. Nei casi in cui sussistano valori minimi di ricambio d'aria imposti da norme igieniche o sanitarie (in relazione ad esempio: alla destinazione d'uso dell'edificio, all'eventuale presenza nei locali di apparecchi di riscaldamento a focolare aperto); o comunque regolamentati da normative tecniche, il valore di n e' convenzionalmente fissato pari ad 1.1 volte i valori succitati, che devono comunque essere espressi in termini di valori medi giornalieri nelle 24 ore. 10. Per edifici con volumetria totale lorda climatizzata inferiore a 10.000 m3, nel caso sia stato utilizzato il calcolo semplificato di cui al punto 5, il valore limite del fabbisogno energetico normalizzato per climatizzazione invernale, dovra' essere calcolato mediante la formula di cui al comma 7 ponendo I = 0, a = 0. 11. La formulazione del valore limite del fabbisogno energetico normalizzato di cui al comma 7 potra' essere variata, anche in relazione all'evoluzione della normativa nazionale o comunitaria, mediante decreto del Ministro dell'industria del commercio e dell'artigianato.

Art. 9. Limiti di esercizio degli impianti termici.
1. Gli impianti termici destinati alla climatizzazione invernale degli ambienti devono essere condotti in modo che, durante il loro funzionamento, non vengano superati i valori massimi di temperatura fissati dall'art. 4 del presente decreto. 2. L'esercizio degli impianti termici e' consentito con i seguenti limiti massimi relativi al periodo annuale di esercizio dell'impianto termico ed alla durata giornaliera di attivazione: Zona A: ore 6 giornaliere dal I dicembre al 15 marzo; Zona B: ore 8 giornaliere dal I dicembre al 31 marzo; Zona C: ore 10 giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo; Zona D: ore 12 giornaliere dal I novembre al 15 aprile; Zona E: ore 14 giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile; Zona F: nessuna limitazione.
Al di fuori di tali periodi gli impianti termici possono essere attivati solo in presenza di situazioni climatiche che ne giustifichino l'esercizio e comunque con una durata giornaliera non superiore alla meta' di quella consentita a pieno regime. 3. E' consentito il frazionamento dell'orario giornaliero di riscaldamento in due o pi
 sezioni. 4. La durata di attivazione degli impianti non ubicati nella zona F deve essere comunque compresa tra le ore 5 e le ore 23 di ciascun giorno. 5. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 4, relative alla limitazione del periodo annuale di esercizio ed alla durata giornaliera di attivazione non si applicano: a) agli edifici rientranti nella categoria E.3; b) alle sedi delle rappresentanze diplomatiche e di organizzazioni internazionali, che non siano ubicate in stabili condominiali; c) agli edifici rientranti nella categoria E.7, solo se adibiti a scuole materne e asili nido; d) agli edifici rientranti nella categoria E.1 (3), adibiti ad alberghi, pensioni ed attivita' assimilabili; e) agli edifici rientranti nella categoria E.6 (1), adibiti a piscine saune e assimilabili; f) agli edifici rientranti nella categoria E.8, nei casi in cui ostino esigenze tecnologiche o di produzione. 6. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 4 non si applicano, limitatamente alla sola durata giornaliera di attivazione degli impianti termici per il riscaldamento degli edifici, nei seguenti casi: a) edifici rientranti nella categoria E.2 ed E.5, limitatamente alle parti adibite a servizi senza interruzione giornaliera delle attivita'; b) impianti termici che utilizzano calore proveniente da centrali di cogenerazione con produzione combinata di elettricitˆ e calore; c) impianti termici che utilizzano sistemi di riscaldamento di tipo a pannelli radianti incassati nell'opera muraria; d) impianti termici al servizio di uno o pi edifici dotati di circuito primario, al solo fine di alimentare gli edifici di cui alle deroghe previste al comma 5, di produrre acqua calda per usi igienici e sanitari, nonche' al fine di mantenere la temperatura dell'acqua nel circuito primario al valore necessario a garantire il funzionamento dei circuiti secondari nei tempi previsti; e) impianti termici centralizzati di qualsivoglia potenza, dotati di apparecchi per la produzione di calore aventi valori minimi di rendimento non inferiori a quelli richiesti per i generatori di calore installati dopo l'entrata in vigore del presente regolamento e dotati di gruppo termoregolatore pilotato da una sonda di rilevamento della temperatura esterna con programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli della temperatura ambiente nell'arco delle 24 ore; questi impianti possono essere condotto in esercizio continuo purche' il programmatore giornaliero venga tarato e sigillato per il raggiungimento di una temperatura degli ambienti pari a 16 gradi centigradi + 2 gradi centigradi di tolleranza nelle ore al di fuori della durata giornaliera di attivazione di cui al comma 2 del presente articolo; f) impianti termici centralizzati di qualsivoglia potenza, dotati di apparecchi per la produzione di calore aventi valori minimi di rendimento non inferiori a quelli richiesti per i generatori di calore installati dopo l'entrata in vigore del presente regolamento e nei quali sia installato e funzionante, in ogni singola unita' immobiliare, un sistema di contabilizzazione del calore ed un sistema di termoregolazione della temperatura ambiente dell'unita' immobiliare stessa dotato di un programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli di detta temperatura nell'arco delle 24 ore; g) impianti termici per singole unita' immobiliari dotati di apparecchi per la produzione di calore aventi valori minimi di rendimento non inferiori a quelli richiesti per i generatori di calore installati dopo l'entrata in vigore del presente regolamento e dotati di un sistema di termoregolazione della temperatura ambiente con programmatore giornaliero che consenta la regolazione di detta temperatura almeno su due livelli nell'arco delle 24 ore nonch lo spegnimento del generatore di calore sulla base delle necessita' dell'utente; h) impianti termici condotti mediante "contratti di servizio energia" i cui corrispettivi siano essenzialmente correlati al raggiungimento del comfort ambientale nei limiti consentiti dal presente regolamento, purche' si provveda, durante le ore al di fuori della durata di attivazione degli impianti consentita dal comma 2 ad attenuare la potenza erogata dall'impianto nei limiti indicati alla lettera e). 7. In caso di fabbricato in condominio ciascun condomino o locatario puo' richiedere che, a cura delle Autorita' competenti di cui all'art. 31, comma 3 della legge 9 gennaio 1991, n. 10 e a proprie spese, venga verificata l'osservanza delle disposizioni del presente regolamento. 8. In tutti gli edifici di cui all'art. 3 l'amministratore e, dove questo manchi, il proprietario o i proprietari sono tenuti ad esporre, presso ogni impianto termico centralizzato al servizio di una pluralita' di utenti, una tabella concernente: a) l'indicazione del periodo annuale di esercizio dell'impianto termico e dell'orario di attivazione giornaliera prescelto nei limiti di quanto disposto dal presente articolo; b) le generalita' e il domicilio del soggetto responsabile dell'esercizio e della manutezione dell'impianto termico.

Art. 10. Facolta' delle Amministrazioni comunali in merito ai limiti di esercizio degli impianti termici.
1. In deroga a quanto previsto dall'art. 9, i sindaci, su conforme delibera immediatamente esecutiva della Giunta comunale, possono ampliare, a fronte di comprovate esigenze, i periodi annuali di esercizio e la durata giornaliera di attivazione degli impianti termici, sia per i centri abitati, sia per singoli immobili. 2. I sindaci assicurano l'immediata informazione della polazione relativamente ai provvedimenti adottati ai sensi del comma

Art. 11. Esercizio e manutenzione degli impianti termici e controlli relativi.
1. L'esercizio e la manutenzione degli impianti termici sono affidati al proprietario, definito come alla lettera j) dell'art. 1, comma 1, o per esso a un terzo, avente i requisiti definiti alla lettera o) dell'art. 1, comma 1, che se ne assume la responsabilita'. 2. Nel caso di unita' immobiliari dotate di impianti termici individuali la figura dell'occupante, a qualsiasi titolo, dell'unita' immobiliare stessa subentra, per la durata dell'occupazione, alla figura del proprietario, nell'onere di adempiere agli obblighi previsti dal presente regolamento e nelle connesse responsabilita' limitatamente all'esercizio, alla manutenzione dell'impianto termico ed alle verifiche periodiche di cui al comma 12. 3. Nel caso di impianti termici centralizzati con potenza nominale superiore a 350 kW ed in ogni caso qualora gli impianti termici siano destinati esclusivamente ad edifici di proprieta' pubblica od esclusivamente ad edifici adibiti ad uso pubblico, il possesso dei requisiti richiesti al "terzo responsabile dell'esercizio e della manutenzione dell'impianto termico" e' dimostrato mediante l'iscrizione ad albi nazionali tenuti dalla pubblica amministrazione e pertinenti per categoria quali, ad esempio, l'albo nazionale dei costruttori - categoria gestione e manutenzione degli impianti termici di ventilazione e di condizionamento, oppure mediante l'iscrizione ad elenchi equivalenti delle Comunita' Europee, oppure mediante accreditamento del soggetto ai sensi delle norme UNI EN 29.000. 4. Le operazioni di manutenzione dell'impianto termico devono essere eseguite secondo le prescrizioni delle vigenti normative UNI e CEI e devono essere effettuate almeno una volta l'anno salvo indicazioni piu' restrittive delle suddette normative. 5. Il nominativo del responsabile dell'esercizio e della manutenzione degli impianti termici deve essere riportato in evidenza sul "libretto di centrale" o sul "libretto di impianto" prescritto dal comma 9. 6. Il responsabile dell'esercizio e della manutenzione dell'impianto termico appone la firma sul "libretto di centrale" o sul "libretto d'impianto" di cui al comma 9 per accettazione della funzione che lo impegna, tra l'altro, quale soggetto delle sanzioni amministrative previste dal comma 5 dell'art. 34 della legge 9 gennaio 1991, n. 10. 7. Il responsabile dell'esercizio e della manutenzione degli impianti termici e' tra l'altro tenuto: -- al rispetto del periodo annuale di esercizio; -- all'osservanza dell'orario prescelto, nei limiti della durata giornaliera di attivazione consentita dall'art. 9. -- al mantenimento della temperatura ambiente entro i limiti consentiti dalle disposizioni di cui all'art. 4. 8. Nel caso di impianti termici individuali e' fatto obbligo all'occupante l'unita' immobiliare di affidare la manutenzione dell'impianto a persona fisica o giuridica che risponda ai requisiti di cui alla lettera o) dell'art. 1, qualora non possegga esso stesso i requisiti ivi richiesti. Tali requisiti, nel caso specifico di impianti termici individuali, si intende sussistano, tra l'altro, per i soggetti abilitati alla manutenzione degli impianti di cui all'art. 1, comma 1, lettera c), della legge 5 marzo 1990, n. 46. La figura del responsabile dell'esercizio e della manutenzione si identifica con l'occupante o, su delega di questo, con il soggetto cui e' affidata la manutenzione dell'impianto, fermo restando che l'occupante stesso assume in maniera esclusiva le responsabilitˆ di cui al comma 7. Al termine dell'occupazione e' fatto obbligo all'occupante di consegnare al proprietario o al subentrante il "libretto di impianto" prescritto al comma 9. 9. Gli impianti termici con potenza nominale superiore o uguale a 35 kW devono essere muniti di un "libretto di centrale" conforme all'allegato F al presente regolamento; gli impianti termici con potenza nominale inferiore a 35 kW devono essere muniti di un "libretto di impianto" conforme all'allegato G al presente regolamento. 10. I modelli dei libretti di centrale e dei libretti d'impianto di cui al comma 9 possono essere aggiornati dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato con proprio decreto. 11. La compilazione iniziale del libretto nel caso di impianti termici di nuova installazione o da ristrutturare e, per impianti termici individuali anche in caso di sostituzione di generatori di calore, deve essere effettuata da un installatore che possegga i requisiti richiesti per l'installazione e manutenzione degli impianti di cui all'art. 1, comma 1, lettera c) della legge 5 marzo 1990, n. 46. La compilazione iniziale del libretto per impianti esistenti all'atto dell'entrata in vigore del presente regolamento nonche' la compilazione per le verifiche periodiche previste dal presente regolamento e' effettuata dal responsabile dell'esercizio e della manutenzione dell'impianto termico. 12. Gli elementi da sottoporre a verifica periodica sono quelli riportati sul "libretto di centrale" o sul "libretto di impianto" di cui al comma 9. Le suddette verifiche vanno effettuate almeno una volta l'anno, normalmente all'inizio del periodo di riscaldamento, per i generatori di calore con potenza nominale superiore uguale a 35 kW e almeno con periodicita' biennale per i generatori di calore con potenza nominale inferiore, ferma restando la periodicita' almeno annuale delle operazioni di manutenzione prescritte al comma 4. 13. Per le centrali termiche dotate di generatore di calore o di generatori di calore con potenza termica nominale complessiva maggiore o uguale a 350 kW e' inoltre prescritta una seconda determinazione del solo rendimento di combustione da effettuare normalmente alla metˆ del periodo di riscaldamento. 14. Il rendimento di combustione, rilevato nel corso delle verifiche di cui ai commi 12 e 13, misurato al valore nominale della potenza termica del focolare, in conformita' a norme tecniche UNI che verranno pubblicate entro il 31 ottobre 1993 e recepite dal Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato entro i successivi trenta giorni, deve risultare: a) per i generatori di calore ad acqua calda installati antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente regolamento: non inferiore a quattro punti percentuali rispetto al valore minimo del rendimento termico utile alla potenza nominale indicato al punto 1 dell'allegato E; b) per i generatori di calore ad acqua calda installati dopo l'entrata in vigore del presente regolamento: non inferiore a un punto percentuale rispetto al valore minimo del rendimento termico utile alla potenza nominale indicato al punto 1 dell'allegato E; c) per generatori di calore ad aria calda installati antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente regolamento: non inferiore a sei punti percentuali rispetto al valore minimo del rendimento di combustione alla potenza nominale indicato al punto 2 dell'allegato E; d) per generatori di calore ad aria calda installati dopo l'entrata in vigore del presente regolamento: non inferiore a tre punti percentuali rispetto al valore minimo del rendimento di combustione alla potenza nominale indicato al punto 2 dell'allegato E. 15. Qualora i generatori di calore installati antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente regolamento non possano essere ricondotti mediante operazioni di manutenzione ai valori di rendimento di combustione indicati alle lettere a) e c) del comma 14 e' prescritta la loro sostituzione entro i termini appresso indicati: potenza nominale termini 350 kW e oltre entro il 30 settembre 1994 inferiore a 350 kW per zone climatiche E, F entro il 30 settembre 1995 inferiore a 350 kW per le restanti zone climatiche entro il 30 settembre 1996 I generatori di calore installati successivamente alla data di entrata in vigore del presente regolamento per i quali, durante le operazioni di verifica in esercizio, siano stati rilevati rendimenti di combustione inferiori a quelli indicati alle lettere b) e d) del comma 14, non riconducibili a tali valori mediante operazioni di manutenzione, devono essere sostituiti entro 300 giorni solari a partire dalla data della verifica. 16. I generatori di calore per i quali, durante le operazioni di verifica in esercizio, siano stati rilevati rendimenti di combustione inferiori a quelli indicati alle lettere b) e d) del comma 14, sono comunque esclusi dalla conduzione in esercizio continuo prevista alle lettere e), f), g) e h) del comma 6 dell'art. 9. 17. Gli impianti termici che provvedono alla climatizzazione invernale degli ambienti in tutto o in parte mediante l'adozione di macchine e sistemi diversi dai generatori di calore, macchine e sistemi quali ad esempio le pompe di calore, le centrali di cogenerazione al servizio degli edifici, gli scambiatori di calore al servizio delle utenze degli impianti di teleriscaldamento, gli impianti di climatizzazione invernale mediante sistemi solari attivi, devono essere muniti di "libretto di centrale" predisposto, secondo la specificita' del caso, dall'installatore dell'impianto ovvero, per gli impianti esistenti, dal responsabile dell'esercizio e della manutenzione; detto libretto dovra' contenere oltre alla descrizione dell'impianto stesso, l'elenco degli elementi da sottoporre a verifica, i limiti di accettabilita' di detti elementi in conformita' alle leggi vigenti, la periodicita' prevista per le verifiche; un apposito spazio dovra' inoltre essere riservato all'annotazione degli interventi di manutenzione straordinaria. Per la parte ad eventuali generatori di calore il libretto di centrale si atterra' alle relative disposizioni giˆ previste nel presente regolamento. 18. Ai sensi dell'art. 31, comma 3 della legge 10/1991, i comuni con piu' di quarantamila abitanti e le province per la restante parte del territorio effettuano, con cadenza almeno biennale e con onere a carico degli utenti ed anche avvalendosi di organismi esterni aventi specifica competenza tecnica, i controlli necessari ad accertare l'effettivo stato di manutenzione e di esercizio dell'impianto termico. I risultati dei controlli eseguiti sugli impianti termici con potenza superiore o uguale a 35 kW devono essere segnati nel libretto di centrale utilizzando gli spazi appositamente previsti. 19. In caso di affidamento ad organismi esterni dei controlli di cui al comma 18, i comuni e le province competenti dovranno stipulare con detti organismi apposite convenzioni, previo accertamento che gli stessi non svolgano nel contempo funzione di responsabile dell'esercizio e della manutenzione degli impianti termici sottoposti a controllo. L'ENEA, nell'ambito dell'accordo di programma con il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, fornisce agli Enti locali che ne facciano richiesta assistenza per l'accertamento dell'idoneitˆ tecnica dei predetti organismi. 20. In una prima fase transitoria di applicazione del presente regolamento, in alternativa alle procedure di controllo di cui ai commi 18 e 19, gli Enti di cui al comma 18 possono, con proprio provvedimento, reso noto alle popolazioni interessate, al Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e all'ENEA, stabilire che i controlli ordinari biennali si intendano effettuati nei casi in cui i proprietari degli impianti termici o i terzi responsabili dell'esercizio e manutenzione degli stessi trasmettano, entro termini stabiliti dal provvedimento medesimo, apposita dichiarazione, con firma autentica e con connessa assunzione di responsabilita', attestante il rispetto delle norme del presente regolamento, con particolare riferimento ai risultati dell'ultima delle verifiche periodiche di cui al comma 12. Gli Enti, qualora ricorrano a tale forma di controllo, devono comunque effettuare verifiche a campione ai fini del riscontro della veridicita' delle dichiarazioni pervenute, devono altres“ provvedere per tutti gli impianti termici per i quali risulti omessa la dichiarazione di cui sopra a controlli nei termini previsti dal comma 18. La fase transitoria di cui al presente comma non deve di norma superare i due anni per gli impianti termici con potenza superiore o uguale a 350 kW, i quattro anni per gli impianti termici centralizzati di potenza inferiore a 350 kW ed i sei anni per gli impianti termici per singole unitˆ immobiliari.

Art. 12. Entrata in vigore.
1. Il presente regolamento, salvo quanto disposto al comma 2, entra in vigore il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

2. Le disposizioni di cui agli articoli 5, 7, 8 e 11 hanno effetto dal novantesimo giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato di recepimento delle normative UNI previste dall'art. 5, comma 2, dell'art. 8, comma 3, dall'art. 11, comma 14, e dall'allegato B e, in ogni caso, a decorrere dal I agosto 1994

 



Derattizzazione igiene

Legge 25/01/94, n. 82

Disciplina delle attivita' di Pulizia, di disinfezione, di disinfestazione di derattizzazione e di sanificazione

Art. 1. Iscrizione delle imprese di pulizia nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle imprese artigiane
(1). Le imprese che svolgono attività di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione o di sanificazione, di seguito denominate «imprese di pulizia», sono iscritte nel registro delle ditte di cui al testo unico approvato con R.D. 20 settembre 1934, n. 2011, e successive modificazioni, o nell'albo provinciale delle imprese artigiane di cui all'art. 5 della L. 8 agosto 1985, n. 443, qualora presentino i requisiti previsti dalla presente legge.
(2). Con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, emanato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti, agli effetti della presente legge:
a) le attività di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione;
b) i requisiti di capacità economico-finanziaria, tecnica ed organizzativa delle imprese che svolgono le attività di cui alla lett. a), che devono essere certificati ai sensi della normativa in materia;
c) la misura del contributo per l'iscrizione nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle imprese artigiane di cui al comma 1, nonché le relative modalità di versamento;
d) le fasce nelle quali devono essere classificate, nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle imprese artigiane, le imprese di pulizia, tenuto conto del volume d'affari al netto dell'Iva, ai fini della partecipazione, secondo la normativa comunitaria, alle procedure di affidamento dei servizi di cui alla presente legge.
3. Le imprese di pulizia comunicano alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura o alla commissione provinciale per l'artigianato ogni variazione dei requisiti definiti ai sensi del comma 2, lett. b), nei termini stabiliti dal decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato di cui al medesimo comma 2.

Art. 2. Requisiti di onorabilita'
(1). Le imprese di pulizia possono richiedere l'iscrizione nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle imprese artigiane qualora nei confronti dei soggetti di cui al comma 2:
a) non sia stata pronunciata sentenza penale definitiva di condanna o non siano in corso procedimenti penali nei quali sia già stata pronunciata sentenza di condanna per reati non colposi a pena detentiva superiore a due anni o sentenza di condanna per reati contro la fede pubblica o il patrimonio, o alla pena accessoria dell'interdizione dall'esercizio di una professione o di un'arte o dell'interdizione dagli uffici direttivi delle imprese, salvo che sia intervenuta la riabilitazione;
b) non sia stata svolta o non sia in corso procedura fallimentare, salvo che sia intervenuta la riabilitazione ai sensi degli artt. 142, 143 e 144 delle disposizioni approvate con R.D. 16 marzo 1942, n. 267;
c) non siano state applicate misure di sicurezza o di prevenzione ai sensi delle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57, 31 maggio 1965, n. 575, e 13 settembre 1982, n. 646, e successive modificazioni, o non siano in corso procedimenti penali per reati di stampo mafioso;
d) non sia stata pronunciata sentenza penale definitiva di condanna per il reato di cui all'art. 513 bis del codice penale;
e) non siano state accertate contravvenzioni per violazioni di norme in materia di lavoro, di previdenza e di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, non conciliabili in via amministrativa.
(2). I requisiti di onorabilità di cui al comma 1 devono essere posseduti:
a) nel caso di impresa di pulizia individuale, dal titolare di essa e, quando questi abbia preposto all'esercizio dell'impresa, di un ramo di essa o di una sua sede un institore o un direttore, anche da questi ultimi;
b) nel caso di impresa di pulizia che abbia forma di società, da tutti i soci per le società in nome collettivo, dai soci accomandatari per le società in accomandita semplice o per azioni, dagli amministratori per ogni altro tipo di società, ivi comprese le cooperative.

Art. 3. Iscrizione delle imprese di pulizia di Stati non appartenenti alla Comunità europea.
(1). Le imprese di pulizia di uno Stato non appartenente alla Comunità europea possono essere iscritte nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle imprese artigiane ai sensi dell' art. 1, se hanno in Italia una sede legale anche secondaria e a condizione di reciprocità con lo Stato di appartenenza.

Art. 4. Sospensione, cancellazione e reiscrizione.
(1). Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato stabilisce con proprio decreto, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i casi e le relative modalità di sospensione, di cancellazione e di reiscrizione delle imprese di pulizia nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle imprese artigiane.
(2). Con il decreto di cui al comma 1 sono altresì stabiliti i casi in cui l'impresa di pulizia, la cui iscrizione sia stata sospesa, è autorizzata a proseguire l'esecuzione dei contratti.
(3). La sospensione, la cancellazione nonché l'applicazione delle sanzioni amministrative per le imprese di pulizia iscritte nel registro delle ditte sono decise dalla giunta della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
(4). Prima di decidere, la giunta comunica all'impresa di pulizia i fatti da valutare ai fini della decisione, assegnando un termine non inferiore a trenta giorni per la presentazione di memorie.
(5). L'impresa di pulizia deve essere sentita quando, nel termine di cui al comma 4, ne faccia richiesta. I provvedimenti di cui al comma 3 sono motivati e notificati all'impresa.
(6). Avverso le decisioni della giunta di cui al comma 3 può essere esperito ricorso al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato entro sessanta giorni dalla notifica della decisione.

Art. 5. Obblighi delle pubbliche amministrazioni.
(1). Negli appalti di servizi relativi alle attività di cui alla presente legge le pubbliche amministrazioni si conformano alle disposizioni della direttiva 92/50/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992.
(2). Le pubbliche amministrazioni procedono al pagamento del corrispettivo dovuto alle imprese di pulizia, previa esibizione da parte di queste ultime della documentazione attestante il versamento dei contributi previdenziali e dei contributi assicurativi obbligatori per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei dipendenti.

Art. 6. Sansioni.
(1). Al titolare di impresa di pulizia individuale, all'institore preposto ad essa o ad un suo ramo o ad una sua sede, e agli amministratori di impresa di pulizia che abbia forma di società, ivi comprese le cooperative, che non eseguono nei termini prescritti le comunicazioni previste dall' art. 1, comma 3, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire quattrocentomila a lire un milioneduecentomila.
(2). Qualora l'impresa di pulizia eserciti le attività di cui alla presente legge senza essere iscritta nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle imprese artigiane, o nonostante l'avvenuta sospensione, ovvero dopo la cancellazione, il titolare dell'impresa individuale, l'institore preposto ad essa o ad un suo ramo o ad una sua sede, tutti i soci in caso di società in nome collettivo, i soci accomandatari in caso di società in accomandita semplice o per azioni, ovvero gli amministratori in ogni altro tipo di società, ivi comprese le cooperative, sono puniti con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a lire un milione.
(3). Qualora l'impresa di pulizia affidi lo svolgimento delle attività di cui alla presente legge ad imprese che versino nelle situazioni sanzionabili di cui al comma 2, il titolare dell'impresa individuale, l'institore preposto ad essa o ad un suo ramo o ad una sua sede, tutti i soci in caso di società in nome collettivo, i soci accomandatari in caso di società in accomandita semplice o per azioni, ovvero gli amministratori in ogni altro tipo di società, ivi comprese le cooperative, sono puniti con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a lire un milione.
(4). A chiunque stipuli contratti per lo svolgimento di attività di cui alla presente legge, o comunque si avvalga di tali attività a titolo oneroso, con imprese di pulizia non iscritte o cancellate dal registro delle ditte o dall'albo provinciale delle imprese artigiane, o la cui iscrizione sia stata sospesa, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire un milione a lire due milioni. Qualora tali contratti siano stipulati da imprese o enti pubblici, ai medesimi si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire dieci milioni a lire cinquanta milioni.
(5). I contratti stipulati con imprese di pulizia non iscritte o cancellate dal registro delle ditte o dall'albo provinciale delle imprese artigiane, o la cui iscrizione sia stata sospesa, sono nulli.

Art. 7. Disposizioni Transitorie.
(1). Le imprese di pulizia che svolgono le attività di cui alla presente legge alla data della sua entrata in vigore possono continuare ad esercitarle, purché presentino domanda di iscrizione nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle imprese artigiane, corredata dalla certificazione di cui all' art. 1, comma 2, lett. b), entro novanta giorni dalla data di emanazione del decreto di cui al medesimo art. 1, comma 2, dimostrando di aver effettuato le attività di cui alla presente legge prima della data della sua entrata in vigore.
(2). Fino all'entrata in vigore del sistema nazionale di certificazione l'accertamento dei requisiti delle imprese di pulizia previsti dalla presente legge è effettuato dalla commissione provinciale per l'artigianato, per le imprese artigiane, e dalla giunta della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, per le altre imprese. Avverso le decisioni della giunta può essere esperito ricorso al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato entro sessanta giorni dalla notifica della decisione.

 



Manutenzione straordinaria

Legge 22/04/94, n. 368

Regolamento recante norme di semplificazione del procedimento di programmazione e di esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria su edifici di interesse storico-artistico

Art. 1. Ambito di applicazione e definizione
1. Il presente regolamento disciplina il procedimento relativo agli interventi di restauro e manutenzione straordinaria degli immobili appartenenti al patrimonio architettonico, archeologico, artistico e storico.
2. Gli interventi di restauro e manutenzione straordinari hanno ad oggetto beni statali e beni non statali, sottoposti alle disposizioni della legge 1° giugno 1939, n. 1089, di proprietà di enti pubblici o di privati.
3. Ai fini del presente regolamento il Ministero per i beni culturali e ambientali è denominato «Ministero».

Art. 2. Beni non statali
1. A decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento la individuazione dei beni non statali di cui all'art. 1, comma 2, che necessitano di restauro e di manutenzione straordinaria è operata dal competente soprintendente, anche dietro richiesta o segnalazione degli interessati. Il soprintendente redige una relazione tecnica contenente l'esatta individuazione del bene e dichiara la necessità di interventi volti a garantire la conservazione.
2. La relazione tecnica è immediatamente notificata in via amministrativa al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo del bene con l'ingiunzione a redigere e trasmettere al soprintendente stesso, entro trenta giorni dall'ingiunzione, un progetto esecutivo degli interventi conformemente alla relazione tecnica. Entro trenta giorni dalla trasmissione del progetto esecutivo, il soprintendente notifica al proprietario, possessore o detentore l'approvazione del progetto stesso, indicando le eventuali modifiche da apportare. Il soprintendente notifica altresì tale approvazione al sindaco del comune competente, che può esprimere parere motivato non vincolante nel termine di trenta giorni dalla notifica. Il proprietario, possessore o detentore deve iniziare i lavori di manutenzione straordinaria entro trenta giorni successivi alla comunicazione del parere del sindaco o al decorso del termine predetto.

Art. 3. Intervento sostitutivo.
1. Decorso inutilmente il termine di cui all'art. 2, comma 2, primo periodo, ovvero qualora il propriario, possessore o detentore, al quale è stata notificata l'ingiunzione, dichiari di non poter far fronte in tutto o in parte alle spese necessarie, il competente soprintendente predispone, entro il termine di trenta giorni, una perizia tecnica per l'assunzione dell'onere finanziario a carico del Ministero o, se richiesto dagli interessati, in misura concorrente tra lo Stato e il proprietario, possessore o detentore. Nel caso di assunzione dell'onere totale o parziale a carico dello Stato, l'immobile deve rimanere aperto al pubblico con modalità concordate con gli interessati.
2. La perizia è inviata al competente Ufficio centrale del Ministero per l'inserimento del piano di spesa dell'anno in corso, ai sensi dell'art. 5 della legge 10 febbraio 1992, n. 145, come da ultimo modificato dall'art. 7 del decreto legge 20 maggio 1993, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 237.

Art. 4. Beni statali.
1. Gli interventi di restauro e di manutenzione straordinaria da compiersi sui beni immobili di proprietà dello Stato, di interesse architettonico, archeologico, artistico e storico sono di competenza del Ministero.

Art. 5. Abrogazione di norme.
1. Ai sensi dell'art. 2, comma 8, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, dalla data di entrata in vigore del presente regolamento è abrogata la legge 14 marzo 1968, n. 292.

 



Regolamento pubblicità
D.P.R. del 16/01/95, n. 42

Regolamento di attuazione delle Legge 14/06/93, n. 235, recante norme sulla pubblicita' negli ascensori finalizzata al sostegno degli interventi a favore delle persone handicappate

Art. 1. Caratteristiche delle insegne e delle iscrizioni
(1). L'esposizione delle insegne e delle iscrizioni all'interno degli ascensori deve essere effettuata nel rispetto delle vigenti norme di accessibilità e di sicurezza di cui alla L. 24 ottobre 1942, n. 1415, e alle relative disposizioni attuative recate dal D.P.R. 24 dicembre 1951, n. 1767, nonché dal D.P.R. 29 maggio 1963, n. 1497, dal D.P.R. 27 aprile 1978, n. 384, dal decreto del Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie 9 dicembre 1987, n. 587, dal decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, e dal D.P.R. 28 marzo 1994, n. 268.
(2). Le insegne e le iscrizioni non possono limitare o ostacolare la manutenzione, la visibilità e l'uso dei comandi e dei dispositivi tecnologici, né possono comportare la riduzione delle prescritte dimensioni minime interne della cabina. Nel caso gli ascensori abbiano la dimensione minima prescritta, l'esposizione può avvenire su una sola parte dell'ascensore e ad una altezza superiore ad un metro.
(3). Per la realizzazione delle insegne o iscrizioni devono essere utilizzati materiali ignifughi e resistenti agli urti, aventi contorni che non devono presentare spigoli vivi. Lo spessore complessivo della bacheca e della pubblicità non deve superare i due centimetri.
(4). L'installazione delle bacheche deve avvenire senza manomettere stabilmente i pannelli costituenti le pareti dell'ascensore.

Art. 2. Procedure
(1). I comuni, con proprio provvedimento, individuano l'uffico al quale deve essere presentata la richiesta per installare l'impianto pubblicitario negli ascensori in servizio pubblico, nonché il responsabile del procedimento ai sensi del capo II della L. 7 agosto 1990, n. 241. Il provvedimento dispone altresì la documentazione da presentare in uno con la domanda e il termine entro il quale devono essere assunte le determinazioni da parte del comune, che non potrà in ogni caso essere superiore ai sessanta giorni.
(2). La documentazione deve essere comunque finalizzata a dimostrare il rispetto delle norme di cui all'art. 1.
(3). Trascorso il termine di cui al comma 1, la richiesta si intende accolta.

Art. 3. Istituzione capitolo nei bilanci comunali.
(1). I proventi dell'imposta sulla pubblicità riscossi dai comuni sono iscritti in apposito capitolo di bilancio del comune, con l'obbligo di evidenziare la destinazione dei suddetti proventi nella relazione illustrativa al conto consuntivo dell'ente locale, secondo le finalità stabilite dall' art. 3 della L. 14 luglio 1993, n. 235, e in relazione a programmi preventivi di intervento, definiti dallo stesso ente locale, ai sensi del citato art. 3.



Contratto Collettivo Portieri

Contratto Collettivo dei Portieri in vigore dal 1/1/97
Tabelle degli emolumenti


TABELLA "A"

PORTIERI ADDETTI ALLA VIGILANZA, CUSTODIA E PULIZIA

O SOLO VIGILANZA E PULIZIA (VALORI MENSILI)



Salario unico minimo nazionale conglobato (art. 60)



- in vigore dal 1 gennaio 97...................L. 515.000

- in vigore dal 1 gennaio 98...................L. 540.000

- in vigore dal 1 luglio 98....................L. 565.000



Indennita' di scala mobile (art. 63)...........L. 984.754



Indennita' supplementari (art. 61)



- per ogni 10 vani o frazione superiore a 5


(oltre i 50 vani)............................L. 1.300

- Per ogni ascensore o montacarichi............L. 3.420

- Per ogni scala oltre la prima................L. 4.360

- Per ogni citogono con centralino interfono...L. 2.950

- Appartamenti destinati esclusivamente a uso

d'ufficio, ambulatorio, pensione etc. che

aggravino notevolmente il lavoro del portiere:

per ogni appartamento........................L. 3.890

- Indennita' pulizia scale: per ogni piano a

partire dal 6 compreso.......................L. 5.350

- Per pulizia cortili e/o spazi anche a verde

e/o piani pilotys: per superfici superiori

a mq 300.000, ogni 50 mq o frazione superiore

a 25 mq......................................L. 1.300

- Per servizio di esazione (valore % sulle

somme riscosse)............................... 0,5 %

- Per la confuzione delle caldaie di riscaldamento

a carbone, limitatamente al periodo di

accensione...................................L. 65.000

- Per la conduzione di impianti di riscaldamento

e condizionamento a gasolio, limitatamente al

periodo di accensione........................L. 41.200

- Per la conduzione di impianti di riscaldamento

e condizionamento a gas con o senza orologio,

limitatamente al periodo di accensione.......L. 23.600



I VALORI CONVENZIONALI DI ALLOGGIO, ENERGIA, RISCALDAMENTO

E DELLE INDENNITA' DA CORRISPONDERE IN CASO DI MANCATO

GODIMENTO DEGLI STESSI ELEMENTI RIMANGONO INVARIATI PER

GLI ANNI 1997/1998



-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-



TABELLA "B"

PORTIERI ADDETTI ALLA VIGILANZA E CUSTODIA O SOLO

VIGILANZA (VALORI MENSILI)



Salario unico minimo nazionale conglobato (art. 60)



- in vigore dal 1 gennaio 97...................L. 460.000

- in vigore dal 1 gennaio 98...................L. 483.000

- in vigore dal 1 luglio 98....................L. 505.000



Indennita' di scala mobile (art. 63)...........L. 908.411



Indennita' supplementari (art. 61)



- per ogni 10 vani o frazione superiore a 5

(oltre i 50 vani)............................L. 1.180

- Per ogni ascensore o montacarichi............L. 3.110

- Per ogni scala oltre la prima................L. 3.960

- Per ogni citogono con centralino interfono...L. 2.680

- Appartamenti destinati esclusivamente a uso

d'ufficio, ambulatorio, pensione etc. che

aggravino notevolmente il lavoro del portiere:

per ogni appartamento........................L. 3.540

- Per servizio di esazione (valore % sulle

somme riscosse)............................... 0,5 %

- Per la confuzione delle caldaie di riscaldamento

a carbone, limitatamente al periodo di

accensione...................................L. 65.000

- Per la conduzione di impianti di riscaldamento

e condizionamento a gasolio, limitatamente al

periodo di accensione........................L. 41.200

- Per la conduzione di impianti di riscaldamento

e condizionamento a gas con o senza orologio,

limitatamente al periodo di accensione.......L. 23.600



I VALORI CONVENZIONALI DI ALLOGGIO, ENERGIA, RISCALDAMENTO

E DELLE INDENNITA' DA CORRISPONDERE IN CASO DI MANCATO

GODIMENTO DEGLI STESSI ELEMENTI RIMANGONO INVARIATI PER

GLI ANNI 1997/1998



-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-O-



TABELLA "C

LAVORATORI ADDETTI ALLE PULIZIE



Paga oraria unica minima nazionale conglobata (art. 67)



- in vigore dal 1 gennaio 97...................L. 3.270

- in vigore dal 1 gennaio 98...................L. 3.405

- in vigore dal 1 luglio 98....................L. 3.540



Indennita' oraria di scala mobile (art. 63)....L. 4.783



Indennita' accessorie (giornaliere) (art. 68)



- Accensione e spegnimento delle luci..........L. 490

- Apertura e chiusura del portone..............L. 490

- Distribuzione della posta....................L. 490
 
Il segretario Nazionale ALAC
Aldo Postani


Ripartizione spese Inquilini / Proprietario



Sgravi fiscali

Ministero delle Finanze Ministero Lavori Pubblici
Circolare n. 121/E

Oggetto: Articoli 1 (commi 1, 2, 3, 6 e 7) e 13 (comma 3) della legge 27 dicembre 1997, n. 449.- Interventi di recupero del patrimonio edilizio e di ripristino delle unità immobiliari dichiarate o considerate inagibili in seguito agli eventi sismici verificatisi nelle regioni Emilia Romagna e Calabria. Ulteriori chiarimenti.

1. Premessa
Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 60 del 13 marzo 1998 sono stati pubblicati i decreti 18 febbraio 1998, n. 41 (concernente il regolamento recante norme di attuazione e procedure di controllo di cui all’articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, in materia di detrazioni per le spese di ristrutturazione edilizia) e 6 marzo 1998 (di approvazione, con le relative istruzioni, del modulo da utilizzare per trasmettere al Centro di Servizio delle imposte dirette e delle imposte indirette la comunicazione concernente la data di inizio lavori) nonché la circolare 24 febbraio 1998, n. 57/E, del Ministero delle finanze e del Ministero dei lavori pubblici, illustrativa delle disposizioni riguardanti la detrazione del 41% spettante per le spese sostenute per taluni interventi di recupero del patrimonio edilizio e di ripristino delle unità immobiliari dichiarate o considerate inagibili in seguito agli eventi sismici verificatisi nelle regioni Emilia Romagna e Calabria.
Considerato che, successivamente alla pubblicazione dei citati atti amministrativi, sono pervenuti alcuni quesiti in merito ad aspetti particolari che interessano la materia di cui trattasi, con la presente circolare vengono forniti ulteriori chiarimenti per consentire una uniforme applicazione delle disposizioni in commento.

2. Soggetti ammessi ad usufruire della detrazione
Con la richiamata circolare n. 57/E è stato precisato che la detrazione ai fini dell’Irpef compete, se hanno sostenuto le spese e queste sono rimaste effettivamente a loro carico, al possessore o al detentore dell’immobile sul quale sono eseguiti i lavori e cioè, al proprietario o al nudo proprietario, al titolare di un diritto reale sullo stesso (uso, usufrutto, abitazione), nonché all’inquilino o al comodatario. E’ stato, inoltre, specificato che tra i possessori dell’immobile sono compresi i soci di cooperative non a proprietà indivisa, assegnatari di alloggi anche se non ancora titolari di mutuo individuale, mentre i soci di cooperative a proprietà indivisa, assegnatari di alloggi, sono compresi, tra i detentori dell’immobile. Nella numerata circolare è stato inoltre chiarito che il possessore o detentore dell’unità immobiliare residenziale può anche assumere la qualifica di imprenditore individuale, anche agricolo, se l’immobile relativo all’impresa sul quale vengono realizzati gli interventi non costituisce bene strumentale per l’esercizio dell’impresa né bene alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa medesima.
La stessa circolare ha precisato che la detrazione trova, altresì, applicazione nei confronti dei soggetti di cui all’articolo 5 del Tuir, che producono redditi in forma associata (cioè le società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e dei soggetti a questi equiparati, nonché delle imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali con l’ulteriore precisazione che per l’individuazione dei soggetti che hanno diritto alla detrazione e dell’importo spettante, determinato sulla base delle quote di partecipazione, si osservano le previsioni contenute nello stesso articolo 5 del Tuir.
Ciò premesso vengono ora forniti i seguenti ulteriori chiarimenti.

2.1. Familiari conviventi
La detrazione compete anche al familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile sul quale vengono effettuati i lavori, purché ne sostenga le spese (i bonifici di pagamento devono, quindi, essere da lui eseguiti e le fatture devono essere a lui intestate). A tale riguardo è opportuno precisare che per familiari, ai fini delle imposte sui redditi, s’intendono, a norma dell’articolo 5, comma 5, del Tuir, il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. Va, inoltre, chiarito che, in questa ipotesi, il titolo che legittima è costituito dall’essere "un familiare", nel senso sopra chiarito, convivente con il possessore intestatario dell’immobile. Non è richiesta l’esistenza di un sottostante contratto di comodato e, pertanto, nessun estremo di registrazione va indicato nell’apposito spazio del modulo di comunicazione dell’inizio dei lavori che il soggetto che intende fruire della detrazione deve presentare al centro di servizio competente, né al predetto modulo va allegata alcuna altra documentazione atta a comprovare tale situazione si fa tuttavia presente che la predetta documentazione (consistente eventualmente anche in una dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante i fatti in questione) dovrà invece essere esibita o trasmessa in caso di richiesta da parte dell’amministrazione finanziaria. Si precisa, infine, che nella indicata ipotesi la detrazione compete, ferme restando le altre condizioni, anche se le abilitazioni comunali risultano intestate al proprietario dell’immobile e non al familiare convivente che fruire della detrazione.

2.2 Futuro acquirente
La detrazione compete, nel rispetto di tutte le altre condizioni previste, anche al promissario acquirente dell’immobile, immesso nel possesso dell’immobile stesso, qualora esegua, a proprio carico, le spese per gli interventi agevolabili.
In tale ipotesi, per avere diritto alla detrazione, è necessario: che sia stato regolarmente a) effettuato un compromesso di vendita dell’unità immobiliare; b) che per detto compromesso sia effettuata la registrazione presso l’Ufficio del registro competente; c) gli estremi di registrazione siano indicati nell’apposito spazio del modulo di comunicazione dell’inizio dei lavori; che il promissario acquirente deve presentare al centro di servizio competente. Non è richiesta l’autorizzazione ad eseguire i lavori da parte del promittente venditore ciò in quanto l’autorizzazione stessa può ritenersi implicita mentre accordata in conseguenza dell’anticipata immissione nel possesso del futuro acquirente. E’ appena il caso di precisare che la detrazione compete soltanto per le spese relative agli interventi di recupero e di ristrutturazione effettuati sull’unità immobiliare e che, pertanto, tali spese devono essere contabilizzate distintamente da quelle relative all’acquisto dell’unità immobiliare.

2.3 Opere eseguite da un imprenditore edile su una propria abitazione
L’imprenditore edile che esegue dei lavori agevolabili su una unità immobiliare tenuta a propria disposizione ha diritto alla detrazione del 41% delle spese sostenute. Al riguardo si precisa che l’articolo 3, comma 3, del DPR n. 633 del 1972, prevede che costituiscono prestazioni di servizio verso corrispettivo anche quelle effettuate per uso personale o familiare dell’imprenditore e, pertanto, nella predetta ipotesi l’imprenditore edile è tenuto, ai fini dell’Iva, a quantificare l’importo dei lavori eseguiti secondo il valore normale e ad emettere la relativa fattura.
Analoga previsione non si rinviene ai fini della determinazione del reddito d’impresa infatti l’articolo 53, comma 2, del citato Tuir stabilisce che tra i ricavi si comprende il valore normale dei beni indicati nel comma 1 dello stesso articolo 53, destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore, assegnati ai soci o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, mentre su detto articolo non sono menzionate le prestazioni di servizio rese per le stesse finalità. Pertanto, considerato che le predette prestazioni di servizio non rilevano nella determinazione del reddito d’impresa ne deriva, che le stesse sono indeducibili ai fini del particolare reddito in quanto non inerenti all’attività svolta.
Tanto premesso si ritiene che l’imprenditore in questione ha diritto alla detrazione del 41% sia relativamente all’acquisto dei materiali utilizzati per l’esecuzione dei suddetti lavori, sia per le spese sostenute per il personale impiegato nonché, ovviamente, per le spese di interventi realizzati da altre imprese.
Per quanto riguarda l’utilizzo di personale della propria impresa, non è necessario che le relative spese siano comprovate da un pagamento con bonifico poiché l’utilizzo risulterà comunque dalla contabilità tenuta dall’imprenditore e dall’emissione della fattura prevista dalla legislazione Iva.

2.4 Lavori eseguiti in proprio
Il contribuente che esegue in proprio i lavori ha comunque diritto alla detrazione del 41%, sia pure limitatamente alle spese sostenute per l’acquisto dei materiali utilizzati.

2.5 Soci di cooperative a proprietà divisa e a proprietà indivisa
Come già detto, hanno diritto alla detrazione del 41% anche i soci di cooperative, sia a proprietà divisa, in quanto possessori dell’immobile, che a proprietà indivisa, in quanto detentori dell’immobile. Ciò premesso vengono di seguito forniti ulteriori chiarimenti.

2.5.1 Soci di cooperativa a proprietà divisa
I soci di cooperative a proprietà divisa per gli interventi relativi alle singole unità immobiliari possedute devono attenersi alle istruzioni impartite per i possessori e, quindi, non devono allegare al modulo per la comunicazione all’Amministrazione finanziaria della data di inizio dei lavori, la dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori rilasciata dalla cooperativa.
Per le spese effettuate sulle parti comuni dell’edificio, comprese quelle di manutenzione ordinaria, il suddetto modulo può essere inviato al Centro di servizio da uno qualunque dei soci ovvero dalla cooperativa. In quest’ultimo caso, nello spazio del citato modulo riservato all’indicazione del codice fiscale del condominio deve essere indicato il codice fiscale della cooperativa. Devono inoltre essere osservate le istruzioni e i chiarimenti forniti per la realizzazione di opere sulle parti condominiali, essendo irrilevante la circostanza che non sia formalmente costituito un condominio e non sia stato nominato un amministratore.
Qualora invece i lavori siano eseguiti direttamente dalla cooperativa, i pagamenti da parte dei soci alla cooperativa devono avvenire tramite bonifico; per i lavori relativi alle parti comuni degli edifici, i pagamenti possono essere effettuati tramite bonifico oltre che dai singoli soci, direttamente dalla cooperativa se commissionati a terzi e in questo caso i relativi bonifici possono essere emessi a nome della cooperativa.
Il possesso dell’unità immobiliare da parte del singolo socio deve almeno risultare da uno specifico verbale di assegnazione dell’unità immobiliare da parte della cooperativa. Per avere diritto alla detrazione, è necessario richiedere la registrazione del suddetto verbale della cooperativa ed indicare i relativi estremi nell’apposito spazio del modulo di comunicazione all’amministrazione finanziaria dell’inizio dei lavori.

2.5.2 Soci di cooperative a proprietà indivisa
Per gli interventi relativi alle singole unità immobiliari detenute, i soci di cooperative a proprietà indivisa devono osservare le istruzioni impartite per i detentori pertanto tali soggetti devono allegare al modulo per la comunicazione all’Amministrazione finanziaria della data di inizio dei lavori, anche la dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori rilasciata dalla cooperativa.
Per le spese effettuate sulle parti comuni dell’edificio, comprese quelle di manutenzione ordinaria, il suddetto modulo può essere inviato al Centro di servizio da uno qualunque dei soci ovvero dalla cooperativa. In quest’ultimo caso, nello spazio riservato all’indicazione del codice fiscale del condominio deve essere indicato il codice fiscale della cooperativa. Devono inoltre essere osservate tutte le istruzioni e i chiarimenti forniti per la realizzazione di opere sulle parti condominiali, essendo irrilevante la circostanza che non sia formalmente costituito un condominio e non sia stato nominato un amministratore.
Qualora invece i lavori siano eseguiti direttamente dalla cooperativa, i pagamenti da parte dei soci alla cooperativa devono avvenire tramite bonifico; per i lavori relativi alle parti comuni degli edifici i pagamenti possono essere effettuati tramite bonifico oltre che dai singoli soci, direttamente dalla cooperativa, se commissionati a terzi, e in questo caso i relativi bonifici possono essere emessi a nome della cooperativa.
La detenzione dell’unità immobiliare da parte del singolo socio deve almeno risultare a da uno specifico verbale della cooperativa. Per avere diritto alla detrazione, è necessario richiedere la registrazione del suddetto verbale della cooperativa ed indicare i relativi estremi nell’apposito spazio del modulo di comunicazione dell’inizio dei lavori, che il soggetto che intende fruire della detrazione deve presentare al centro di servizio competente.

2.6. Unico proprietario di un intero edificio
Qualora un intero edificio sia posseduto da un unico proprietario e siano comunque in esso rinvenibili parti comuni a due o più unità immobiliari distintamente accatastate, detto soggetto ha diritto alla detrazione per le spese relative agli interventi realizzati sulle suddette parti comuni anche se in questo caso, dal punto di vista giuridico, non si configura la comunione prevista dal codice civile. Infatti, tenuto conto, che la detrazione, per espressa previsione legislativa, compete sia al possessore che al detentore dell’immobile, si ritiene che la locuzione utilizzata dal legislatore, "parti comuni di edificio residenziale di cui all’articolo 1117" del codice civile, va concordata in senso oggettivo riferibile pertanto alle parti comuni a più unità immobiliari e non alle parti comuni a più possessori.

3 Limite di spesa su cui calcolare la detrazione
E’ stato già chiarito che il limite di spesa su cui applicare la percentuale del 41%, al fine di determinare la detrazione in esame, va riferito alla persona fisica e alla singola unità immobiliare sulla quale sono stati effettuati gli interventi di recupero. Pertanto, se i lavori sono eseguiti sia sull’abitazione che sulla pertinenza dell’abitazione, il contribuente può calcolare la detrazione su un importo massimo di 300 milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999 qualora si tratti di unità immobiliari distintamente accatastate. Se, invece, la pertinenza è accatastata unitamente all’abitazione e, quindi, è priva di rendita catastale propria, trattandosi di una sola unità immobiliare il contribuente può calcolare la detrazione d’imposta su un importo massimo di 150 milioni per ciascun anno.
Va peraltro ribadito che la detrazione spetta anche nell’ipotesi in cui i lavori sono eseguiti soltanto su una pertinenza di una abitazione, autonomamente accatastata, senza che sull’abitazione stessa venga eseguita alcuna opera. In tale ipotesi la detrazione può essere calcolata su un importo massimo, per ciascun anno, di 150 milioni.
Va, inoltre, chiarito che, ai fini dell’individuazione del limite di spesa su cui calcolare la detrazione, è necessario tener conto del numero iniziale di unità immobiliari sul quale si eseguono i lavori. Pertanto, qualora vengono eseguiti interventi su una unità immobiliare la detrazione spetta su un importo massimo di 150 milioni per ciascun periodo d’imposta, anche se al termine dei lavori saranno state realizzate due o più unità immobiliari autonome.

4. Interventi che danno diritto alla detrazione
Nella circolare 57/E è stato chiarito che danno diritto alla detrazione le spese sostenute per:
a) interventi di manutenzione ordinaria, e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo nonché, di ristrutturazione edilizia realizzate sulle "parti comuni di edificio, cosi come definite all’art.1117 C.C., "residenziale";
b) interventi di cui alla precedente lettera a) - con l’esclusione della sola manutenzione ordinaria - realizzate sulle "singole unità immobiliari residenziali".
E’ stato precisato, inoltre, che si tratta, degli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente di cui all’art.31 della legge 5 agosto 1978, n.457, con esclusione, pertanto, degli interventi di nuova costruzione, salvo il caso di parcheggi pertinenziali e che gli interventi in questione devono riguardare edifici destinati alla residenza o singole unità immobiliari residenziali siti nel territorio dello Stato, rimanendo esclusi gli edifici a destinazione produttiva, commerciale e direzionale. Per espressa previsione normativa, è necessario, inoltre, che gli edifici sui quali vengono realizzati gli interventi siano "censiti dall’ufficio del catasto", oppure sia stato chiesto l’accatastamento; e che sia stata pagata l'ICI per l’anno 1997, ove dovuta.
Va ribadito che danno diritto alla detrazione gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente con esclusione degli interventi di nuova costruzione. In tale condizione ed in via generale si ritiene che possono essere computati nella base di calcolo della detrazione fiscale, nella misura prevista dalla legge, i costi degli interventi di fedele ricostruzione degli edifici demoliti, ferma restando, nel titolo abilitativo, la corrispondenza di detti interventi alla categoria della ristrutturazione edilizia. Si ritiene, inoltre, che possono essere ammessi alla detrazione fiscale i costi degli interventi di ampliamento degli edifici esistenti, purché con tale ampliamento non si realizzino unità immobiliari utilizzabili autonomamente: a titolo esemplificativo, è ammesso alla detrazione fiscale il costo sostenuto per rendere abitabile un sottotetto esistente, purché ciò avvenga senza aumento della volumetria originariamente assentita.
Occorre, inoltre, precisare che le categorie individuate dall’art. 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (finalizzate al contenimento acustico, messa a norma degli edifici, ecc.), sono da intendersi aggiuntive a quelle di cui all’art. 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457 e, pertanto, ai fini della detrazione fiscale, costituiscono fattispecie autonome e indipendenti dalla corrispondenza alle categorie di cui al citato art.31. Ne deriva, a titolo esemplificativo, che i costi delle opere finalizzate al contenimento acustico, secondo i parametri previsti dalla legge n. 447 del 1995, pur corrispondendo ad interventi di manutenzione ordinaria, sono ammissibili alla detrazione fiscale, a condizione che la scheda prodotto del costruttore certifichi l’ottenimento dei parametri fissati dalla predetta legge n. 447 del 1995; nell’ambito di tali norme specifiche è ammissibile, sempre a titolo esemplificativo, la detrazione fiscale per la realizzazione di un’antenna comune, in sostituzione delle antenne private, in quanto si ritiene che tale opera possa rientrare nella finalità di "cablaggio" degli edifici.
In particolare, nelle ipotesi di interventi di adeguamento degli impianti alla legge n. 46 del 1990, non è compresa la sostituzione integrale dell’impianto ascensore, ma solamente le parti elettriche e le apparecchiature soggette all’adeguamento predetto, mentre invece tale sostituzione è ammissibile allo sgravio fiscale se realizza un adeguamento alle normative sul superamento delle barriere architettoniche.
Per quanto riguarda la categoria dei parcheggi pertinenziali, il richiamo alla legge n. 122 del 1989 deve intendersi nel senso che la realizzazione di nuove superfici di parcheggio, ai fini dell’applicazione dello sgravio fiscale, deve essere sempre accompagnata dall’asservimento pertinenziale ad una unità immobiliare esistente.

5. Spese che danno diritto alla detrazione e detrazione d’imposta
Si è già detto che le spese sostenute, rispettivamente, nei periodi di imposta 1998 e 1999 per la realizzazione degli interventi elencati nella circolare 57/E e ulteriormente chiarite nel paragrafo precedente, se rimaste effettivamente a carico, danno diritto ad una detrazione del 41 per cento dall’Irpef dovuta per gli stessi anni e che l’importo massimo delle suddette spese, sul quale è possibile calcolare la detrazione, non può superare, per ciascun avente diritto, il limite complessivo di 150 milioni per ogni unità immobiliare sulla quale sono realizzati gli interventi. E’ stato, inoltre, chiarito, che la disposizione fa riferimento alle spese sostenute e, quindi la detrazione è effettuata al criterio di cassa. Pertanto le spese devono intendersi sostenute allorquando viene eseguito il pagamento e il momento del pagamento può anche cadere in un periodo d’imposta diverso, antecedente o successivo, a quello in cui sono completati i lavori o è emessa la fattura delle spese.
In merito agli interventi eseguiti sulle parti comuni di edifici residenziali, ovvero su unità immobiliari residenziali di proprietà di uno dei soggetti di cui all’articolo 5 del Tuir, è stato precisato che rileva, ai fini dell’imputazione al periodo d’imposta, il momento in cui l’amministratore o altro soggetto incaricato procede al pagamento delle spese e che ciascun condomino deve calcolare la detrazione tenendo conto delle sole quote effettivamente saldate al condominio entro la fine del periodo d’imposta. Così, ad esempio, se il pagamento delle spese da parte dell’amministratore è avvenuto nel 1998, ciascun condomino può calcolare la detrazione su tutte le quote di spese che, in base alla ripartizione millesimale e alla delibera assembleare ha versato a tale titolo. In tal modo rilevano i versamenti eventualmente anticipati nel 1997 o in anni precedenti per consentire all’amministratore di procedere nel 1998 al pagamento degli interventi, mentre restano escluse le quote non saldate dal condomino entro il 31 dicembre 1998, anche se l’amministratore ha provveduto al pagamento. E’, pertanto, esclusa la possibilità di calcolare la detrazione relativamente ad opere eseguite negli anni considerati dal legislatore, ma, per effetto di rateazioni concordate, pagate dopo il 1999.
Nell’ambito delle spese che danno diritto alla detrazione, nel limite già esposto, sono state evidenziate le spese per:

  • progettazione dei lavori;
  • acquisto di materiali;
  • esecuzione dei lavori;
  • altre prestazioni professionali richieste dal tipo di intervento;
  • relazione di conformità degli stessi alle leggi vigenti;
  • perizie e sopralluoghi;
  • imposta sul valore aggiunto, imposta di bollo e diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni, le denunzie di inizio lavori;
  • oneri di urbanizzazione;
  • altri eventuali costi strettamente inerenti la realizzazione degli interventi e gli adempimenti posti dal regolamento di attuazione delle disposizioni in esame.

E’ stato, inoltre, chiarito che la detrazione spettante va ripartita in quote costanti nell’anno in cui sono sostenute le spese e nei quattro periodi d’imposta successivi. In alternativa, il contribuente può scegliere di ripartire la detrazione spettante in dieci quote annuali di pari importo.
L’opzione, in base all’articolo 2 del regolamento di attuazione, è effettuata irrevocabilmente nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui sono sostenute le spese. L’importo della quota di detrazione spettante per ciascun periodo d’imposta, non fruita in uno degli anni perché superiore all’imposta dovuta per lo stesso anno, non può essere cumulata alla quota spettante per un altro periodo d’imposta, non può essere richiesta in diminuzione dalle imposte dovute per l’anno successivo e non può essere richiesta a rimborso, né utilizzata in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997. Va ora chiarito che in casi di spese sostenute sia nell’anno 1998 che nel 1999, l’opzione effettuata in un anno per la ripartizione in 5 o 10 anni non vincola la scelta per la suddivisione delle spese nel secondo anno; e pertanto, è possibile ripartire, ad esempio, in 5 anni le spese sostenute nel 1998 e in 10 anni quelle sostenute nel 1999.

6. Cumulabilità con altre agevolazioni
E’ stato precisato che, in caso di erogazione di contributi, sovvenzioni, etc. per l’esecuzione degli interventi agevolabili (diversi dal contributo, corrispondente all’Iva pagata a titolo di rivalsa, concesso ai soggetti danneggiati a seguito degli eventi sismici verificatisi nelle regioni Umbria e Marche a norma dell’articolo 12, comma 1, della legge n. 449 del 1997), tali contributi devono essere sottratti interamente dalle spese sostenute prima di effettuare il calcolo della detrazione. Detta riduzione è connessa alla circostanza che per fruire della detrazione è necessario che le spese siano rimaste effettivamente a carico; ribadisce che qualora i contributi in questione siano erogati in un periodo d’imposta successivo a quello in cui il contribuente fruisce della detrazione, si applica la disposizione di cui all’articolo 16, comma 1, lettera n-bis), del Tuir, che prevede l’assoggettamento a tassazione separata delle somme conseguite a titolo di rimborso di oneri per i quali si è fruito della detrazione in periodi d’imposta precedenti.
Va ora ribadito che i contributi in questione vanno sottratti dalle spese sostenute e quelle eventualmente che residuano danno diritto alla detrazione fino al predetto limite di 150 milioni per ogni unità immobiliare sulla quale sono eseguiti i lavori. Pertanto dal congruo, in presenza di quattro unità sulle quali sono eseguiti i lavori per un importo complessivo di 800 milioni e per le quali è stato erogato un contributo di 300 milioni, la detrazione può essere calcolata sui 500 milioni che residuano dopo aver sottratto il contributo.

7. Adempimenti richiesti dal regolamento di attuazione per fruire della detrazione
Come già precisato con decreto n. 41 del 1998, del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro dei lavori pubblici, sono state dettate le modalità di attuazione delle disposizioni in rassegna. Dette modalità di attuazione contengono, altresì, le procedure di controllo, da effettuare anche mediante l’intervento delle banche, in funzione del contenimento del fenomeno dell’evasione fiscale e contributiva, ovvero mediante l’intervento delle aziende unità sanitarie locali, in funzione dell’osservanza delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro e nei cantieri, previste dai decreti legislativi 19 settembre 1994, n. 626 e 14 agosto 1996, n. 494, e successive modificazioni e integrazioni; inoltre negli emendamenti precedenti vengono fissate alcune cause di decadenza dal diritto alla detrazione d’imposta.
Come precisato nella circolare n. 57/E, l’articolo 1, comma 1, lettera a), del regolamento di attuazione stabilisce che per fruire della detrazione i contribuenti devono trasmettere, mediante raccomandata, al Centro di servizio delle imposte dirette e indirette, una comunicazione concernente la data in cui avranno inizio i lavori, redatta su apposito modulo approvato con il decreto dirigenziale 6 marzo 1998. Tale decreto, che contiene anche l’individuazione dei centri di servizio competenti, è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale n. 60 del 13 marzo 1998, unitamente al regolamento stesso. A norma dello stesso comma 1, per i lavori iniziati (ed anche se già terminati) prima dell’entrata in vigore del regolamento, (cioè che si verifica decorsi 15 giorni dalla data della sua pubblicazione), la comunicazione va effettuata entro 40 giorni dall’entrata in vigore del regolamento stesso e cioè entro il 7 maggio 1998.Al modulo, che deve recare i dati catastali dell’immobile sul quale sono eseguiti i lavori (rilevabili dai certificati catastali o dagli atti di acquisto) o gli estremi della domanda di accatastamento, vanno obbligatoriamente allegati in fotocopia:

  • le abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia per l’esecuzione dei lavori e cioè, a seconda della tipologia di lavori, la concessione, la autorizzazione o la comunicazione di inizio lavori. Nel caso della manutenzione ordinaria, non essendo previsto alcun titolo abilitativo e trattandosi solo del caso di intervento sulle parti comuni, è sufficiente inoltrare la delibera assembleare di cui più avanti;
  • in mancanza dei dati catastali, copia della domanda di accatastamento. Per i fabbricati rurali che hanno perso i requisiti di ruralità e non sono stati ancora accatastati in forza dell’articolo 14, comma 13, della legge n. 449 del 1997, che ha differito il termine originariamente previsto per l’accatastamento al 31 dicembre 1998, la copia della domanda di accatastamento deve essere trasmessa non appena presentata, ciò anche nell’ipotesi che il suddetto accatastamento venga richiesto dopo la scadenza del termine previsto nell’articolo in questione in quanto i lavori non siano ultimati a detta data. In quest’ultimo caso, cioè per l’accatastamento oltre il termine previsto, si perdono i benefici previsti dalle disposizioni specifiche in materia di accatastamento di fabbricati che hanno perso i requisiti di ruralità;
  • fotocopia delle ricevute di pagamento dell'ICI relativa all’anno 1997, se dovuta. Non va allegata la copia, ad esempio, se la comunicazione è trasmessa dall’inquilino o dal possessore che nel 1997 non era tenuto al pagamento dell'ICI in quanto non possedeva l’immobile. Per semplificare gli adempimenti dei contribuenti, si ritiene opportuno precisare che in caso di effettuazione di lavori sulle parti comuni, nessuna fotocopia delle ricevute di pagamento dell'ICI eventualmente dovuta sulle parti comuni deve essere allegata. Resta fermo che tale documentazione dovrà essere esibita o trasmessa a richiesta degli uffici finanziari;
  • fotocopia della delibera assembleare che ha approvato l’esecuzione dei lavori (se si tratta di interventi che richiedono la preventiva delibera assembleare) e della tabella millesimale relativa alla ripartizione delle spese in caso di interventi di recupero effettuati su parti comuni di edifici residenziali. Qualora successivamente alla trasmissione della tabella millesimale di ripartizione delle spese l’importo preventivato venga superato, è necessario spedire la nuova tabella di ripartizione delle spese. all’ufficio che ha ricevuto la comunicazione e non va trasmesso nuovamente il modulo relativo alla comunicazione di inizio lavori già presentato preventivamente;
  • dichiarazione del possessore di consenso all’esecuzione dei lavori, in caso di lavori eseguiti dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile sul quale sono eseguiti i lavori.
  • Conformemente alle disposizioni recate dall’articolo 4 della legge n. 15 del 1968, il contribuente può allegare, in luogo della suindicata documentazione, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio nella quale attesti di essere in possesso di tutta la suddetta documentazione e di essere pronto ad esibirla o trasmetterla a richiesta degli uffici finanziari. Tale dichiarazione, con firma autenticata, è esente da imposta di bollo in applicazione dell’art. 5, comma 1, della Tabella allegato B, annessa al DPR 26.10.1972, n. 642. In questo caso devono comunque essere barrate le specifiche caselle del modulo anche se l’unica documentazione allegata è la dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Va precisato che vanno trasmesse al Centro di servizio tante comunicazioni quante sono le unità immobiliari sulle quali sono eseguiti i lavori e per ogni abilitazione amministrativa. Inoltre è opportuno chiarire che, poiché la comunicazione al Centro di servizio va fatta prima dell’inizio dei lavori (ovvero entro il 7 maggio per quelli già iniziati, anche se terminati), nessuna ulteriore comunicazione va trasmessa se cambia la ditta che esegue i lavori o se questi si protraggono per più anni.
Qualora siano eseguiti congiuntamente lavori su parti comuni e lavori su parti di singole proprietà ma che generalmente sono effettuati insieme a quelli delle parti comuni, (ad esempio i "frontalini" dei balconi, può essere trasmesso all’Amministrazione finanziaria un solo modulo per la comunicazione della data di inizio lavori da parte di uno dei condomini o dall’amministratore del condominio.
La lettera b) dell’articolo 1, comma 1, del regolamento prevede l’attivazione della vigilanza in materia di sicurezza dei cantieri. Detta previsione normativa stabilisce, infatti, che per poter fruire della detrazione è necessario inoltrare preventivamente alla ASL, competente nel territorio in cui si svolgono i lavori, una comunicazione con raccomandata A.R., nella quale sono riportate le seguenti informazioni:

  • ubicazione dei lavori da effettuare e committente;
  • natura delle opere da realizzare;
  • impresa esecutrice delle opere e assunzione di responsabilità, da parte dell’impresa, di aver adempiuto a tutti gli obblighi imposti dalla normativa vigente in materia di sicurezza del lavoro e in materia di contribuzione del lavoro;
  • data di inizio dei lavori.

La comunicazione alla ASL effettuata a norma dei decreti legislativi 19 settembre 1994, n. 626 e 14 agosto 1996, n. 494 libera il contribuente dall’obbligo dell’invio di questa ulteriore raccomandata. Va, inoltre, precisato che la comunicazione in questione non va effettuata nelle ipotesi in cui i decreti legislativi richiamati non prevedono l’obbligo della notifica preliminare alla ASL. Per i lavori già iniziati o terminati prima dell’entrata in vigore del regolamento n. 41 del 1998 la comunicazione mediante lettera raccomandata può non essere effettuata, si ricorda, tuttavia, che, come precisato al paragrafo 8, il contribuente decade dal diritto alla detrazione qualora risultino violate le disposizioni di cui ai citati decreti legislativi n. 626 del 1994 e n. 494 del 1996.
In base all’articolo 1, comma 1, lettera d), del regolamento, in caso di lavori il cui importo complessivo supera la somma di lire 100 milioni, va trasmessa, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta in cui sono eseguiti i lavori il cui importo supera il predetto limite, anche una dichiarazione di esecuzione dei lavori sottoscritta da un soggetto iscritto negli albi degli ingegneri, architetti e geometri ovvero da altro soggetto abilitato all’esecuzione degli stessi. Tale dichiarazione va comunque indirizzata all’ufficio che ha ricevuto la comunicazione e non è necessario trasmettere nuovamente il modulo relativo alla comunicazione di inizio lavori già presentato preventivamente. Al riguardo si precisa che il limite di cento milioni va visto complessivamente in relazione all’intervento di recupero del patrimonio edilizio che s’intende realizzare.
L’articolo 1, comma 3, del regolamento stabilisce che per poter fruire della detrazione è necessario che le spese siano pagate esclusivamente mediante bonifico bancario dal quale risulti:

  • la causale del versamento (lavori di ristrutturazione o articolo 1, comma 3, Decreto n. 41 del 1998);
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione;
  • il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.
  • Si ritiene, inoltre, necessario consentire la detrazione delle spese indipendentemente dall’effettuazione del bonifico bancario, per tutte le spese pagate entro la data di entrata in vigore del regolamento in questione e cioè il 28 marzo 1998, 15 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

8. Decadenza dai benefici
L’articolo 4 del regolamento di attuazione stabilisce che la detrazione non viene riconosciuta e, quindi, l’importo eventualmente fruito dal contribuente è recuperato dagli uffici finanziari nelle ipotesi elencate nella circolare n. 57/E del 1998. A tale riguardo vengono forniti i seguenti ulteriori chiarimenti:

  • non è prevista la decadenza nell’ipotesi che l'ICI risulti pagata tardivamente;
  • non è richiesta la dichiarazione del possessore di consenso all’esecuzione dei lavori, in caso di lavori eseguiti dal detentore dell’immobile qualora questi sia un familiare convivente;
  • l’omissione della preventiva comunicazione alla ASL, al fine di attivare la vigilanza in materia di sicurezza dei cantieri, della data di inizio lavori provoca la decadenza dalla detrazione solo qualora risulti che per la tipologia di lavori eseguiti o per le modalità di svolgimento degli stessi il contribuente vi era tenuto sulla base della legislazione extra-fiscale vigente;
  • il pagamento non effettuato mediante bonifico bancario provoca la decadenza della detrazione solo fuori dei casi di esonero dello stesso previsti nella circolare n. 57/E e nella presente circolare;
  • qualora nell’esecuzione dello specifico intervento presso l’unità immobiliare siano violate le norme in materia di tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro e nei cantieri, nonché, con riferimento agli operai utilizzati dalla ditta durante l’esecuzione dei lavori nella unità immobiliare, vengano violate le obbligazioni contributive accertate dagli organi competenti e comunicate alla Direzione Regionale delle entrate territorialmente competente, il contribuente perde il diritto alla detrazione. La detrazione comunque non si perde se il contribuente è in possesso di una dichiarazione della ditta esecutrice dei lavori, resa ai sensi dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, attestante l’osservanza delle suddette disposizioni.

 



Decreto 12 Novembre 98 ...anagrafe tributaria

Decreto del 12 Novembre 1998

Pubblicato sulla G.U. n. 284 del 04/12/1998

Comunicazioni degli amministratori di condominio all'anagrafe tributaria
Il Direttore Generale del Dipartimento delle Entrate.

Visto l'art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, come modificato dalI'art. 21, comma 14, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, che dispone che gli amministratori di condominio negli edifici devono comunicare annualmente all'anagrafe tributaria l'ammontare dei beni e servizi acquistati dal condominio e i dati identificativi dei relativi fornitori e che con decreto del Ministro delle finanze sono stabiliti il contenuto, le modalità e i termini delle comunicazioni;
Visto l'art. 16 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, nel testo sostituito dall'art. 11 del decreto legislativo del 31 marzo 1998, n. 80, concernente nuove disposizioni in materia, fra l'altro, di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche;
Visto l'art. 13 della legge 8 maggio 1998, n. 146, in base al quale devono essere adottati dal Ministro delle finanze esclusivamente i provvedimenti che sono espressione del potere di indirizzo politico-amministrativo, di cui
agli articoli 3, comma 1, e 14 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.29;
Considerato che occorre dare attuazione alle disposizioni contenute nel citato art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605;
Decreta:

Articolo 1
1. L'amministratore del condominio negli edifici deve comunicare annualmente, oltre al proprio codice fiscale e ai propri dati anagrafici (cognome, nome, luogo e data di nascita):
a) relativamente a ciascun condominio, il codice fiscale, la denominazione, l'indirizzo completo e lo specifico codice di natura giuridica;
b) relativamente a ciascun fornitore, il cognome e il nome, la data e il luogo di nascita se persona fisica, ovvero la ragione o denominazione sociale se altro soggetto, il codice fiscale, il domicilio fiscale, nonché l'importo complessivo degli acquisti di beni e servizi effettuati nell'anno solare. Ai fini della determinazione del momento di effettuazione degli acquisti si applicano le disposizioni dell'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. *
2. Non devono essere comunicati:
a) i dati relativi alle forniture di acqua, energia elettrica e gas;
b) i dati relativi alle forniture di servizi che hanno comportato il pagamento di compensi soggetti alle ritenute alla fonte;
c) con riferimento al singolo fornitore, i dati elencati alla lettera b) del comma precedente qualora l'importo complessivo degli acquisti effettuati nell'anno solare non sia superiore a lire cinquecentomila.

Articolo 2

1) Le modalità e i termini di effettuazione delle comunicazioni di cui all'articolo precedente sono individuati con i decreti di approvazione dei modelli di dichiarazione dei redditi e dei sostituti di imposta.

Il presente decreto sarà pubblicato nella gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana.
Roma, 12 Novembre 1998.
Il Direttore Generale: ROMANO

 















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