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Associazione Proprietari Case Ge.C.N.

 Manifesto di Genova Casa Nostra
 
La storia della casa, dal dopoguerra ad oggi, ha attraversato molte vicissitudini ma mai, come oggi, pare sia arrivata a livelli così bassi e, soprattutto, senza la possibilità di un cambiamento di tendenza; se è vero, infatti, che la casa è sempre stata il bersaglio del fisco, in quanto “non si possa nascondere”, e che è stata, in altri tempi, sacrificata a favore della grande industria, affinché gli operai comprassero le auto Fiat anziché pagare l'affitto,  si è sempre assistito ad un aumento di valore del bene immobile, a volte minimo, a volte più consistente ma, in ogni caso, fino al 2012, non si sono avvertite scosse in controtendenza, tanto che la casa ha sempre rappresentato il simbolo del risparmio. Oggi non è più così, specialmente in certi quartieri il valore degli immobili è crollato in maniera disastrosa; quali sono i motivi e quali potranno essere i rimedi?
 
            Le vicissitudini della casa iniziano nel dopoguerra, quando il blocco dei fitti non permetteva di liberare l'immobile se non per necessità; successivamente,  c'è stato l'equo canone, che non consentiva un'adeguata redditività ma, comunque, a quei tempi, si diceva “la casa non mangia” in quanto, anche se poco redditizio, l'immobile costituiva  il bene rifugio per eccellenza, a “capitale garantito” e privo di  costi.
 
            Fu dal 1992, con i patti in deroga e con l'I.S.I (imposta straordinaria sugli immobili) che la casa è diventata la gallina dalle uova d'oro per le finanze pubbliche; lo Stato Sociale che aveva introdotto l'equo canone, per consentire la casa a tutti a prezzo ragionevole, stava per essere sostituito dallo Stato Fiscale; così lo Stato si ritrova con una nuova consapevolezza: perché lasciare i soldi agli inquilini? Non è meglio liberalizzare gli affitti ed intascare più tasse in modo da gestire, così, i soldi che dovrebbero andare ai meno abbienti e, magari, inverstirli in attività clientelari? La casa, da bene rifugio, diventa bersaglio fiscale, ma la liberalizzazione degli affitti aveva determinato, almeno, un aumento dei valori venali dei beni che, rimaste quasi invariate le rendite catastali, poteva considerarsi, in ogni caso, un buon investimento, per lo meno fino al 2012.
 
            L'anno 2012 è stato l'epilogo drammatico dell'imperativo morale  che pareva, prima di allora, innocente del “ce lo chiede l'Europa”; ebbene, quella stessa Europa che, ancora, consente alle grandi multinazionali di vendere in Italia senza sborsare nulla o quasi di imposte, ci accusava di avere fatto le cicale e, pertanto, ci chiedeva di rendere il conto.
La casa viene tassata con l'IMU (anche la prima casa) ma la tragedia dei sub-prime ci porta a svegliarci dal sogno che ci ha portato a credere che gli immobili valessero così tanto; le banche non fanno più credito, falliscono le imprese, i proprietari non riescono a pagare le spese di amministrazione ed i lavori si bloccano, così va in crisi il settore edile, l'unica industria che a Genova aveva un qualche significato.
I quartieri si sono degradati, non più centri di incontro sociale e di sviluppo commerciale ma capitali del gioco d'azzardo, centri sociali dell'alcol libero e tutto nella più completa indifferenza delle istituzioni.
 
            Una cosa è stata chiara dal 2012 in poi;  il potere economico mondiale e la finanza internazionale ci hanno reso sudditi; i nostri governi sono dei vicerè dei poteri economici; il ceto medio sta diventando povero perché la ricchezza si concentra nei grandi “hub” della finanza.
 
            Se prima la proprietà della casa significava ricchezza, costituiva il massimo emblema del risparmio, oggi rappresenta un peso del quale disfarsi al più presto, senza rimetterci troppo; oggi la casa è un bene da rottamare prima che perda ancora valore; se prima la proprietà faceva del cittadino il  padrone del suo quartiere, della sua città e della sua nazione, ora, uno Stato senza governanti fa del proprietario un suddito della finanza mondiale e la sua casa è sottoposta alle stesse fluttuazioni perverse degli investimenti errati operati chissà dove.
 
Il bene immobile, oggi, presenta tutti i rischi del bene mobile e nessuno dei suoi pregi.
 
Questa associazione vuole fare tornare i proprietari di casa padroni dei loro quartieri, della loro città e della loro nazione.  
Questa è un'associazione che deve nascere dalla base, un'associazione apartitica che ha, come sua centralità, la proprietà della casa quale simbolo di risparmio, di realizzazione dell'uomo e della sua famiglia, per una migliore qualità della vita, per un futuro migliore per i figli.
 
Ogni condominio, ogni strada, ogni quartiere della nostra città, si deve unire per costituire  un'associazione di proprietari che riaccenda una nuova speranza; usciamo di casa e riprendiamoci quello che è nostro!
 
 
Siamo cittadini, non sudditi, siamo proprietari di casa e siamo proprietari della nazione, riprendiamoci l'Italia, riprendiamoci Genova!



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